Bovegno, a processo per stalking: 36enne si toglie la vita

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Avrebbe dovuto presentarsi in tribunale per stalking, ma un 36enne di Bovegno si è tolto la vita, impiccandosi in casa. A trovarlo, ieri mattina, venerdì 7 dicembre, la sorella. Ne dà notizia il Giornale di Brescia. L‘accusa nel suoi confronti era partita dalla dentista di cui si era innamorato. Contro di lui, agli atti, gravavano un inseguimento in auto, una lettera piena di insulti sessisti, sms carichi di passione e rabbia e un’aggressione fisica contro i genitori della ragazza.

Così, l’estate scorsa, la dentista ha fatto partire la denuncia e il magistrato aveva disposto il divieto di avvicinamento alla vittima e alla famiglia. Poi, mercoledì c’è stata la prima udienza del processo, aperto e subito rinviato al prossimo 6 febbraio. Per il 36enne sarebbe stato il primo duro colpo, dato che sperava in una risoluzione rapida: “Mi prenderei anche le colpe per chiudere subito tutto”, aveva detto nei giorni scorsi a chi gli stava vicino.

Infine, è arrivato un secondo colpo: i carabinieri di Collio gli notificano la convocazione per la prossimo udienza, comunicandogli che saranno loro ad accompagnarlo in tribunale; “scortato ed ammanettato” come lui stesso confida ai parenti. Peccato che questa circostanza sia dovuto ad un errore. Infatti, la cancelleria del giudice ha disposto l’ordine di traduzione dell’imputato, ma che però è indagato a piede libero e che quindi, come fatto mettere per iscritto dal giudice mercoledì, poteva e doveva andarci da solo e libero.