Bovegno, tesi di laurea ricorda il giornalista antifascista Vecchi

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Con una tesi all’Università cattolica di Brescia, dopo aver scavato nel proprio passato, ha riportato alla memoria un suo antenato: è il caso della giovane bresciana Susanna Danna. Riposta la notizia il Giornale di Brescia. Laureatasi lo scorso settembre in Lingue, ha scritto la tesi dal titolo “Luigi Vecchi (zio Bigì), un piccolo grande uomo nel movimento culturale bresciano tra le due guerre”. Il protagonista del suo lavoro è lo zio di suo nonno. Sul tema, oggi, sabato 27 ottobre, è in programma un appuntamento alle 16 presso l’auditorium di Paolo VI a Bovegno. Il luogo dell’incontro non è un caso: infatti, Luigi Vecchi, regista e giornalista antifascista, trascorreva le sue estati in villeggiatura nel paese valtrumplino.

Nato nel 1896, bresciano, Luigi Vecchi aveva frequentato la scuola fino alla quarta elementare. Piccolo di statura (circa un metro e cinquanta) e un po’ gobbo, in lui era nato il desiderio di emergere e così studiò moltissimo da autodidatta (la dizione e anche l’aspetto esteriore). Molto simpatico e brillante, dopo una breve carriera da attore, si dedica al giornalismo. Fu notato da “La Sentinelle Bresciana” e da “Il Popolo di Brescia”. Ciò nonostante, Luigi non divenne mai un giornalista a tutti gli effetti, in quanto si rifiutò di sottoscrivere il tesserino del Partito nazionale fascista. 

Si dedicava al giornalismo sportivo e alla promozione turistica del Garda e della Valtrompia, fondando poi anche il settimanale satirico “Il Rompiscatole”, a causa del quale venne citato in giudizio con l’accusa di aver calunniato alcune personalità politiche. Venne ucciso nel terribile eccidio nazifascista del 15 agosto 1944. In molti dicevano che Luigi, in quanto collaboratore de “Il Popolo di Brescia”, era fascista e che quindi i nazifascisti di Sorlini lo avrebbero risparmiato se si fosse fatto riconoscere. La verità è che si era sempre rifiutato di farne parte, facendo parte addirittura della Resistenza. Semplicemente, Sorlini e i suoi uomini avevano sparato indistintamente, senza lasciare scampo a nessuno.