#letterealdirettore, le prossime elezioni in Confartigianato Brescia

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Caro direttore, so che sei stato per anni un iscritto a Confartigianato, come lo sono io da tanto tempo. Qualche giorno fa, leggendo Bresciaoggi, mi è capitato sott’occhio un’intervista a Rizzi, il vecchio presidente. Mi pare evidente la sua teoria: dopo due mandati si cambia aria. Facce nuove e energie fresche. Detto da lui che aveva preparato e favorito l’ascesa di Massetti, mi pare un sollecito da prendere in considerazione. Tra l’altro asserisce che siano state stravolte le regole del vecchio statuto per consentire una terza rielezione all’attuale presidente. Ma gli artigiani bresciani le sanno queste cose? Tu che ne pensi?

G.B.

Risponde il direttore

Caro amico, sono iscritto a Confartigianato dalla notte dei tempi. E ho condiviso un paio d’anni con Massetti l’esperienza di giunta come revisore dei conti aggiunto. Ho lasciato per “motivi personali” da un paio d’anni. Per me è difficile parlarne con il dovuto distacco. Ho lasciato perché ritenevo di poter essere più utile alla mia categoria facendo altro, utilizzando un formidabile strumento di comunicazione come i social e la stampa online. Strumenti che, a mio giudizio, dalle associazioni di categoria, sono visti più come un pericolo che non un’opportunità, essendo bidirezionali e non a senso unico, quindi molto più impegnativi da gestire perché corri il rischio di dover governare un contraddittorio.

Ma torniamo al contenuto della tua mail. Che due mandati siano sufficienti non c’è dubbio. Ricordo che il terzo era stato presentato al consiglio provinciale, per l’approvazione definitiva, come una procedura da utilizzare in caso di situazioni straordinarie. Senza – tuttavia – stabilire di quali straordinarietà si intendesse.

In questo momento non mi pare che siamo in situazioni di particolare emergenza. Personalmente non vedo ragione per ricorrere a quella opportunità.

Poi, si sa che, come dice il proverbio, “l’appetito vien mangiando”, laddove per appetito – in questo caso – si intende la passione per l’impegno sindacale e “politico”.

Avere le lucidità per capire quando è giunto il momento di lasciare non è una dote molto comune. Magari Massetti la possiede.