Acquafredda, cinesi clandestini sfruttati per 15 euro al giorno

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Giovedì scorso i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Brescia con quelli di Carpenedolo hanno arrestato un cinese con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Risultava assunto in una ditta di confezionamento di calze da donna ad Acquafredda, nella bassa bresciana, ma di fatto era il co-gestore dell’attività intestata a un connazionale irreperibile.

Era lui che reclutava la mano d’opera, la stipendiava a 3 centesimi al pezzo per un massimo di 15 euro al giorno e per almeno dieci ore di lavoro alla giornata, soprattutto di sera e per sei giorni alla settimana. I militari hanno compiuto un blitz scoprendo intenti a lavorare nove addetti cinesi, di cui cinque senza contratto e clandestini. Avevano ricavato delle stanze adibite a dormitori al primo piano dello stabile dove, al piano terra, c’era il laboratorio. I carabinieri hanno anche riscontrato pessime condizioni igienico-sanitarie. Le stanze non erano riscaldate e non avevano nemmeno armadi.

I vestiti erano ammassati per terra con generi alimentari in cattivo stato di conservazione. I militari hanno quindi sequestrato il laboratorio. Al co-gestore cinese, padre di un bambino di 8 mesi che viveva con lui e la moglie in una delle stanze sopra l’attività, il pubblico ministero ha concesso gli arresti domiciliari e stamattina il giudice del tribunale di Brescia ha convalidato il fermo con obbligo di presentarsi ogni giorno in caserma.

Nei confronti della ditta e del rappresentante sono state emesse sanzioni per 56 mila euro per violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e lavoro “nero” ed è stata disposta la sospensione dell’attività. I cinesi clandestini sono stati accompagnati a Roma in un centro di prima accoglienza.