#letterealdirettore, le distanze tra ricchi e poveri sono aumentate o diminuite?

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Caro direttore,

leggo da più parti che la disparità tra ricchezza e povertà è andata aumentando anche a causa della crisi innescata nel 2008.

Hai qualche dato certo? Grazie per la risposta.

Lucia M.

Risponde il direttore.

Cara Lucia, francamente non ho dati certi sull’argomento e dubito che ne esistano corretti. Ogni indagine di mercato è influenzata dall’impostazione di chi la svolge e dagli interessi di chi la commissiona, rispetto ad un target di pubblico, che sia commerciale o politico.

Ma a questo proposito ho scovato un editoriale dell’Istituto Bruno Leoni, che non fa mistero di essere schierato a favore del libero mercato, cosa che condivido, che mi pare interessante.

Ti propongo di dargli una lettura attenta, considerando le convinzioni di chi la scrive, che andrebbero sempre dichiarate da parte del giornalista e valutate attentamente dal lettore.

Buona lettura.

“I ricchi sono sempre di più: una simile osservazione dovrebbe far piacere a tutti quelli che hanno a cuore una più orizzontale distribuzione della ricchezza: sottintende che la vetta della piramide sociale, anziché farsi più appuntita, si arrotonda sempre più; che si crea ricchezza e la ricchezza così creata più facilmente passa di mano.

E invece, nel suo rapporto annuale sulla disuguaglianza, Oxfam denuncia con vigore il fatto che il 2017 sia stato un anno record per il numero di nuovi ricchi e si indigna che l’1% della popolazione mondiale possieda di più  del restante 99%. 

Il paradosso di Oxfam è che, tutta presa com’e dall’alimentare l’invidia sociale verso chi si trova in cima, perde di vista lo straordinario cambiamento che sta attraversando il fondo: cioè la più grande storia di miglioramento, crescita, progresso e speranza che sia possibile raccontare. 

Al di là della metodologia utilizzata da Oxfam, da più parti criticata per il modo disinvolto con cui tratta i dati e mischia informazioni provenienti da fonti diverse e non sempre comparabili, la questione è il messaggio alla base dell’intera operazione: che il capitalismo alimenta le differenze e che queste ultime sono necessariamente una manifestazione di ingiustizia. Ne siamo sicuri? E, soprattutto, siamo certi che il bilancio degli ultimi (inserite un numero a piacere) anni sia così negativo? 

Basta navigare sul sito www.ourworldindata.org per capire quanto incredibile sia il miglioramento che ha sconvolto, in positivo, le sorti di miliardi di esseri umani. E non ci sono dubbi che il sistema capitalistico, lo sviluppo tecnologico, la progressiva apertura dei mercati e la globalizzazione abbiano tutti contribuito a questi giganteschi passi avanti. Certo, la disuguaglianza può essere un problema molto sentito a livello sociale e politico; ma spesso nasce dall’opposto della globalizzazione e del mercato, ovvero da tutte quelle norme e da quei privilegi che impediscono la concorrenza e la mobilità sociale. C’e quindi molto da fare, ci sono tante ingiustizie da denunciare e tante cose da migliorare. Ma negare il trend in atto è troppo cinico persino per chi sia mosso dai più sedimentati pregiudizi.”