#letterealdirettore. Per chi votare?

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Ciao Claudio,

mi permetto di darti del tu perché seguo i tuoi articoli sul giornale dal tempo in cui usciva il mensile “Eco delle Valli” e ti seguo ora online e sui social.

Siamo in prossimità delle elezioni politiche e ne sentiamo di tutti i colori, da questi politici.

Cosa ne pensi? E, se posso, per chi voterai?

Armando M.

Risponde il direttore.

Caro Armando  che domande fai? No scherzo, ovviamente. Io penso di questa classe politica tutto il peggio possibile. Non hanno il coraggio di innovare. Promettono in continuazione ciò che faranno se fossero eletti, e mentono sapendo di mentire. Nessuno dice chiaramente dove andranno a reperire le risorse per coprire le nuova uscite necessarie a mantenere quanto promesso. Tutti si arrabattano farfugliando improbabili entrate o dalla lotta all’evasione o, come Berlusconi,  da nuove mirabolanti entrate dovute ad un abbassamento delle tasse che spingerebbe tutti a pagare il dovuto. Ci credo poco, agli uni e agli altri.

E nessuno vuole affrontare il vero nodo del nostro paese: il debito pubblico.

Un fantasma che aleggia sulle nostre spalle e di cui nessuno, se non pochi avveduti, tenta di far emergere.

E’ un debito colossale: 2,28 bilioni di euro più o meno, quello certificato verso fine 2017.  Ad oggi più di 55mila euro a testa (uomini, donne, bambini, anziani).

Come posso definire il debito pubblico per spaventarti a sufficienza?

Sono i soldi che i governi spendono: ma è denaro che viene dato loro in prestito, per sostenere tutte quelle spese che preferiscono non ridurre e non coprire con l’aumento delle tasse.

Era il primo secolo avanti Cristo quando Publilio Sirio, drammaturgo romano, scriveva: “I debiti sono la schiavitù degli uomini liberi“. E’ chiaro ora il concetto?

Il debito pubblico italiano è finanziato con le tasse che tutti noi paghiamo e con le vendite dei titoli di stato.

Per non aumentare le tasse il governo deve emettere sempre più titoli, sui quali paga interessi colossali.

Con il rischio che, se i cittadini italiani non ne comprano, a farlo siano investitori stranieri che avrebbero in mano le sorti economiche del paese. Un po’ come sta succedendo negli Usa in rapporto con la Cina. Sto semplificando molto, ma è per capire.

Il giorno che il paese andasse in default finanziario, la prima cosa che penserebbero di fare, sarebbe congelare la restituzione del denaro agli investitori, alla naturale scadenza dei titoli.

Con buona pace per le famiglie e per le aziende che ne avessero acquistati.

Ho reso bene l’immagine della situazione reale del debito pubblico e delle sue implicazioni?

Di fronte a questo scenario, il grano che gli investitori hanno lasciato sul terreno a causa dei disastri bancari in Veneto, sarebbe come il montepremi del gioco dell’oca.

Detto questo, per chi voto?

Non andrò a votare, come faccio da tanti, troppi anni. Sono liberale in economia e libertario nei valori.

Nessuno schieramento mi rappresenta.

E di questo sono molto dispiaciuto

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