Terrorismo, Cassazione: basta un “like” per dare un indizio

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E’ sufficiente porre un “like” su un qualsiasi materiale inneggiante all’Isis e pubblicato sui social network per rischiare di finire in carcere per apologia del sedicente Stato islamico. Lo scrive la Cassazione parlando di “grave indizio di colpevolezza” in questo tipo di comportamento ed esprimendosi su un caso che arriva da Brescia.

La Suprema Corte, infatti, ha accolto il ricorso della procura bresciana sulla vicenda di Gaffur Dibrani, il kosovaro che è stato espulso proprio per terrorismo. L’uomo finì in carcere, poi il tribunale del Riesame lo aveva rimesso in libertà per mancanza di prove e la Cassazione aveva annullato questa sentenza. Nel frattempo l’uomo è stato costretto a lasciare il Paese, ma ancora la Suprema Corte dice che “il Riesame ha ridimensionato la portata apologetica di due video diffusi da Dibrani su Facebook sul rilievo della asserita breve durata, 11 giorni, della condivisione degli stessi”.

“Circostanza che uno dei due video sarebbe stato diffuso con la sola opzione del mi piace”. Ma “sono elementi non certo idonei a ridurre la portata offensiva della condotta per la immodificata funzione propalatrice dei social”. Ora il tribunale del Riesame di Brescia sarà chiamato di nuovo a pronunciarsi, anche se la persona in questione è già fuori dall’Italia.

1 Commento

  1. cioe legalmente si e più sicuri in Corea del Nord che in italia

    fosse per me basterebbe prendere gli ” ermellini ” e metterli in carcere a vita cosi che possano assaporare meglio il male che fanno ( divise comprese )

    combattere il terrorismo e una cosa , far finire in carcere una persona per un like e un altra , e se tanto mi da tanto scatta l’AUTODIFESA . . . . e adesso ?? finisco in galera perché ho OSATO avere un opinione contraria ?

    io sono armato !

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