Economia circolare, c’è l’Atlante italiano. Lombardia è prima

0

Cento storie di imprese virtuose rappresentano il nucleo di partenza del
primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare presentato oggi, mercoledì, a
Roma, che raccoglie esperienze basate sul riutilizzo, la riduzione degli sprechi, la diminuzione dei rifiuti, la reimmissione nel ciclo produttivo di materie prime recuperate (seconde). Il progetto è promosso da Ecodom, il principale consorzio italiano per il recupero dei Raee e da Cdca, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia. Si tratta di una piattaforma web geo-referenziata e interattiva, un archivio che censisce e racconta realtà economiche e associative capaci di applicare i principi dell’economia circolare.

Contestualmente è stato lanciato anche il concorso “Storie di economia circolare”, annuale a premi, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, rivolto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, storyteller per raccontare con quattro modalità espressive (video, foto, radio e scrittura) le storie di economia circolare, già presenti sull’Atlante o nuove. I quattro vincitori, uno per categoria, saranno scremati con un sistema di voto online e poi selezionati da una giuria formata da esperti del mondo dell’informazione e della cultura, come Andrea Segre regista di film e documentari (per la categoria video), Giulia Tornari dell’agenzia fotografica Contrasto (per la
categoria foto), Florinda Fiamma giornalista culturale (per la categoria radio) e Giuseppe Rizzo giornalista di Internazionale (per la categoria scrittura). La giuria sarà assistita nel suo lavoro da un rappresentante del Cdca e del comitato scientifico per certificare i requisiti di circolarità individuati.

Alla realizzazione del progetto hanno contribuito anche Poliedra, il consorzio del Politecnico di Milano che svolge attività di ricerca nei settori della valutazione ambientale e della sostenibilità, “A Sud” associazione indipendente impegnata nella tutela e nella giustizia ambientale, “Ecosistemi” fondazione specializzata in strategie per lo sviluppo sostenibile, Banca Popolare Etica istituto creditizio ispirato ai principi di trasparenza ed equità e “Zona”, associazione di reporter e photo editor di fama internazionale. Tra le esperienze mappate, la Lombardia è al primo posto con il 21% del totale, seguita da Lazio (15%), Toscana (12%), Emilia Romagna (7%) e Veneto (7%). Poi nell’ordine Liguria, Trentino Alto-Adige (4%), Puglia, Piemonte, Marche e Basilicata con il 3%. La provincia di Roma è in testa alla classifica con 15 esempi virtuosi, seconda Milano con 12.

Le esperienze appartengono ai settori più diversi, indice della capacità italiana di attingere risorse da ciò che viene dismesso e di riuscire a cambiare le abitudini di consumo: il 18% sono aziende che si occupano di servizi per il recupero dei rifiuti, come “Bimora” che ha realizzato la macchina dei vuoti a rendere per la raccolta differenziata, Junker un’app per smartphone che riconosce il rifiuto e indica in quali bidoni va gettato e Tyrebirth che ricicla in soli 30 minuti gli pneumatici fuori uso attraverso l’utilizzo delle microonde. Il 15% delle imprese segnalate nell’Atlante realizza prodotti di abbigliamento e accessori, come Carmina Campus che ha trasformato i fondi di lattine in una linea di design per creare bracciali, anelli, orecchini e collane. Il 14% delle realtà censite si occupa invece di arredo ed edilizia, come BAG studio di progettazione in bio architettura con materiali naturali, riciclati e a chilometro zero o “Lessmore” che realizza arredi e complementi in materiali riciclati. Del settore alimentare fanno parte il 10% delle imprese incluse nell’Atlante come il Centro di Lombicultura che gestisce la produzione e la vendita di humus di lombrico per rendere migliore la struttura del terreno, Funghi espresso che utilizza i fondi di caffè per coltivare i funghi, o Equoevento che recupera le eccedenze alimentari dei grandi eventi per distribuirle alle mense popolari e a famiglie in condizioni economiche precarie.

Secondo la Commissione Europea, grazie all’economia circolare si potranno creare nel vecchio continente 2 milioni di nuovi posti di lavoro e registrare un risparmio annuo di circa 72 miliardi di euro per le imprese europee. “L’economia circolare rappresenta un obiettivo importante e un cambio di approccio necessario visto che le risorse del pianeta sono sempre più scarse. In Italia i rifiuti valgono 10 miliardi l’anno, ma solo 1 entra nel circuito dell’economia circolare, secondo il Waste Strategy Annual Report 2017 – dice Giorgio Arienti direttore generale di Ecodom.- L’Atlante e le esperienze che
contiene stanno dimostrando che è possibile ipotizzare sistemi economici sostenibili, a basso impatto ambientale e ad alto valore sociale. Ecodom ha voluto promuovere questo progetto perché ogni giorno noi lavoriamo per rendere concreta l’economia circolare: su 250 mila tonnellate di Raee gestite annualmente in Italia dai Sistemi Collettivi che fanno parte del Centro di
Coordinamento Raee, circa 100 mila sono trattate da noi, con oltre 85 mila tonnellate di materie prime seconde riciclate. Un tasso di riciclo elevatissimo, una reale possibilità di chiudere il cerchio”.

“Il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali si occupa da sempre di mappare e denunciare gli impatti ambientali e sociali di un modello estrattivo e produttivo insostenibile. Oggi, a dieci anni esatti dalla sua nascita, presentiamo un progetto che disegna invece la mappa delle alternative in corso nel nostro paese. È ora di promuovere una cultura del consumo critico e sostenibile e di valorizzare le realtà economiche che tutelano l’ambiente, creano valore sociale e valorizzano le comunità territoriali” dice Marica Di Pierri presidente del Cdca copromotore del progetto. “Il pianeta è sotto pressione, sette miliardi e mezzo di umani trivellano, scavano, tagliano, pescano, raccolgono, sporcano, inquinano, bruciano, fumano, imbrattano, avvelenano la biosfera, estinguono specie, cambiano il clima, sconvolgono i cicli biogeochimici e mettono a rischio la loro stessa esistenza – sostiene Luca Mercalli climatologo e divulgatore scientifico.- Si chiama Antropocene. Se ne vogliamo uscire tocca al più presto passare da un’economia usa e getta, a un’economia usa, riusa e ricicla: l’economia circolare”.

Lascia un commento