Lumezzane, Rezza e Mastrella surreali in “Fratto_X” all’Odeon

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Sarà lo spettacolo “Fratto_X” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella a chiudere mercoledì 6 dicembre la prima parte della stagione 2017/18 del teatro Odeon di Lumezzane. Antonio Rezza fa della fisicità il perno di una comicità caustica e surreale che si prende gioco dei tic della contemporaneità e descrive mondi vicini alle fantasie folli. Flavia Mastrella è l’artista che veste gli spazi come fossero muri, abiti, sculture, prigioni per consentire all’attore gli impeti corporei, le suggestioni plastiche, il dinamico guerreggiare scenico che non ha eguali nel teatro italiano.

Il palcoscenico diventa un habitat illuminato come un’immagine digitale, con lunghi lenzuoli che citano la “X” del titolo, dove il geniale performer inciampa, si muove, inventa, si trasforma. Lo affianca in scena Ivan Bellavista. Di Mattia Vigo è il disegno luci e Massimo Camilli è assistente alla creazione. La produzione RezzaMastrella è realizzata con la Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa e TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello. Lo spettacolo inizierà alle 20,45 e il teatro aprirà alle 20. Il telecomandato gira in cerchio: la spensieratezza non ha luogo. Entra la ferraglia con la pelle appesa. E con la voce forte. Si gira e se ne va. Urla da lontano parole piene d’eco.

Torna e se ne va. L’eco ammutolisce. Un taxi perduto è un lamento mancato, disperazione in cerchio con autocritica fasulla, vittimismo di regime, modestia tiranna e tirannia del consueto. Tutto ciò che si assomiglia va al potere. E Rocco e Rita a fare uno il verso non dell’altro, ma dell’uno. A imitar sé stessi c’è sempre da imparare. Ma chi imita se stesso è la cancrena nell’orecchio di chi ascolta. E marcisce l’ambizione. L’ansia non è uno stato d’animo, ma un errore posturale. Forma e demenza non viaggiano mai sole.

Tra le dune di un deserto, uccelli migratori volano felici sulla testa di due uomini sereni, lievemente turbati dall’arroganza del potente di turno, essere antropomorfo con le braccia malformate dal compromesso elettorale. La cultura è fatta a pezzi da chi ama sceneggiare. E poi la voce di uno fa parlare l’altro che muove la bocca per sentito dire. E si lamenta del suo poco parlare con la voce che lo fa parlare. Litiga con la voce che lo tiene al mondo. Applausi a chi ha ben poco da inchinare.

Rarefatta dalla santità, Rita da Cascia oltraggia la provenienza, si ama non per sentimento ma per residenza: si è sotto un fratto che uccide, si muore per eccessiva semplificazione. Il lottatore di sumo desume che dedurre è un eccesso. Sindoni a confronto con cartoni animati redentori. Guerrieri di ritorno da niente e specchi carnefici a mettere parole in bocca allo specchiato.

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