Breno, al Museo Camuno una mostra sul Ceruti “bresciano”

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Oggi è stata presentata la mostra “La realtà dello sguardo. Ritratti di Giacomo Ceruti in Valle Camonica” che sarà inaugurata venerdì 15 settembre alle 18 e allestita al Museo Camuno Camus di Breno dal 16 fino al 7 gennaio 2018. A 250 anni dalla scomparsa di Giacomo Ceruti (Milano, 1698-1767) l’esposizione organizzata con l’associazione “Cieli Vibranti” intende presentare l’attività di ritrattista che il grande pittore svolse in Valcamonica. L’evento, sostenuto dal Distretto Culturale della valle e dal Comune di Breno con la Fondazione Comunità Bresciana, è curato da Filippo Piazza responsabile scientifico del museo e con un comitato scientifico che annovera i maggiori studiosi e specialisti del pittore.

La mostra è dedicata alla memoria di Oreste Marini (Castelgroffedo, 1909 – Castiglione delle Stiviere, 1992), professore, critico e pittore che fornì un importante contributo agli studi cerutiani. A venticinque anni della sua scomparsa è sembrato doveroso ricordarne l’impegno e la passione, oltre che il profondo legame con la Valcamonica. Per la prima volta sono presentati in mostra quasi tutti i ritratti eseguiti da Giacomo Ceruti per le famiglie della valle. “Il ritratto di Elisabetta Albrici” è stato scelto come immagine simbolo della mostra, anche perché apprezzato da Roberto Longhi, che lo vide,
insieme al suo pendant (il notaio Alessandro Bonometti, anch’esso in mostra), nella collezione Lechi di Brescia.

La serie di dipinti esposti, tredici in tutto, convocati sia da raccolte pubbliche (Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, Accademia Tadini di Lovere e Museo Lechi di Montichiari) sia da importanti collezioni private, consente di precisare il rapporto tutt’altro che episodico instaurato da Ceruti con la valle bresciana dal 1725 al 1740 circa. Le ricerche compiute da vari studiosi, compulsando gli archivi bresciani, hanno chiarito i dati biografici dei personaggi effigiati, permettendo in tal modo di approfondire le conoscenze sulle principali famiglie locali, come i Cattaneo di Breno, di cui Ceruti eseguì i ritratti ad almeno cinque componenti, tutti legati da parentela (fratelli, cugini e coniugi).

Emerge così l’importanza assegnata al ritratto quale strumento di promozione sociale, usato per favorire l’ascesa di questi personaggi, che per la maggior parte erano dottori in legge, avvocati, magistrati e notai, quindi non provenienti dalle schiere dell’antica nobiltà. Fa eccezione soltanto il “Ritratto di un Federici”, di recente identificato in un gentiluomo del più illustre casato aristocratico della Valcamonica. Si tratta di un dipinto che rivela un diverso approccio di Ceruti nei confronti del genere del ritratto, scaturito dopo che il pittore ebbe la possibilità di conoscere e apprezzare la tradizione figurativa veneta (dal 1736, infatti, Ceruti si trasferì a Padova e a Venezia per qualche anno). Nella posa disinvolta, oltre che nell’attenzione per il lusso e nella mise en page decisamente più scenografica dei dipinti del periodo precedente, il Federici dimostra di recepire i codici della ritrattistica internazionale, di cui Venezia era uno dei centri più aggiornati.

Per questo il dipinto rappresenta la testimonianza più tarda della produzione cerutiana in mostra. A differenza di quest’ultima opera, da collocare tra il 1735 e il 1740, gli altri dipinti convocati a questa rassegna sono databili tra il 1725 e il 1732: il loro stile è differente, visto che sono caratterizzati da una maggiore essenzialità descrittiva che appunta l’attenzione su pochi dettagli, sufficienti però a individuare la professione degli effigiati (per esempio, l’immagine del “Ritratto del sacerdote Giulio Cattaneo”). Ceruti intende prima di tutto approfondire l’indagine psicologica degli effigiati, senza cedere ad alcun compiacimento estetico, anzi, getta su questi uomini e donne il suo sguardo disincantato, che mette in evidenza le imperfezioni dei corpi, più che esaltarne la bellezza.

La sfilata di personaggi in mostra è emblematica di quale fosse l’approccio del pittore di fronte alla “realtà”, che si evince nella gamma cromatica spenta e nei toni spesso limitati tra il bruno e il grigio (per esempio il “Ritratto del notaio Alessandro Bonometti”). Il titolo della mostra intende evocare non soltanto la straordinaria fedeltà al “vero” dei personaggi ritratti da Ceruti, descritti in modo da essere individualmente memorabili, ma anche l’attitudine del pittore, il cui sguardo sulla realtà è posto con un’onestà che si
vorrebbe far corrispondere alla sua indole. Da queste considerazioni è nata l’idea di proporre “la realtà dello sguardo” quale slogan di questa esposizione, che si presta a interpretazioni diverse, ma che, in qualche modo, ambisce a ricomprenderle tutte.

La mostra è divisa in quattro sezioni. La prima rappresenta un’introduzione, presentando tre dipinti databili nella seconda metà del Seicento, che dunque precedono l’attività di Ceruti nella valle bresciana. Tra queste si segnala il “Ritratto di Giulio Conti”, esposto per la prima volta in assoluto. La seconda sala è dedicata ai ritratti realizzati da Ceruti per la famiglia Cattaneo di Breno, nell’arco di un decennio. Sono qui presenti cinque dipinti, tutti di grande qualità, che consentono di verificare le parentele all’interno di questa famiglia. La terza sezione è dedicata ai coniugi Bonometti e al capolavoro “Uomo con boccale”, a metà strada tra il ritratto e la scena di genere. La presenza in mostra di quest’ultimo dipinto, prestato per l’occasione dall’Accademia Tadini di Lovere, è dovuta al fatto che, pur non essendo stato realizzato in valle, apparteneva alla famiglia Zitti che aveva stretti legami con questo territorio.

Infine, la rassegna chiude con lo scenografico “Ritratto Federici”, quasi si trattasse di un “coup de théâtre” che lascia intravvedere i futuri approdi della ritrattistica cerutiana, a partire dalla fine del quarto decennio del XVIII secolo. Il progetto dell’allestimento, curato dall’architetto Francesca Lonati di Brescia, intende favorire una partecipazione alla mostra quanto più diretta e coinvolgente, grazie all’interazione tra le opere e l’ambiente che le ospita. In particolare l’allestimento è guidato dal dialogo tra pieni e vuoti, che a sua volta riprende e articola il rapporto instaurato dai dipinti con le cornici, determinante per “leggere” e comprendere, nei loro corretti valori, le opere d’arte. Ciò è proposto anche per quanto riguarda gli apparati didattici in mostra, i cui testi introduttivi sono racchiusi da cornici e perciò diventano essi stessi parte integrante della visita. L’itinerario completo alla scoperta delle opere di Giacomo Ceruti in valle prevede, oltre alla mostra, la visita delle chiese che ospitano alcune importanti opere dell’artista.

In particolare, si tratta della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate di Rino di Sonico, che ospita tre importanti opere del pittore (Vergine con Bambino, Santissimo Sacramento e Madonna del Rosario) e la chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano di Artogne, in cui è custodita la Madonna del Rosario datata 1734. La tela, proveniente dalla chiesa di Santa Maria ed Elisabeth, rivela l’abilità di Ceruti nel rinnovare il linguaggio artistico locale e rappresenta l’ultima opera lasciata nel territorio camuno. Dopo questa data, infatti, Ceruti, attivo per un breve periodo anche nella bergamasca, avrebbe lasciato Brescia per recarsi a Padova e a Venezia. L’associazione “Cieli Vibranti” promuoverà un viaggio in pullman da Brescia il 29 ottobre per visitare la mostra e, approfondendo il tema della “pittura della realtà”, le chiese di Santa Maria della Neve a Pisogne e di Sant’Antonio a Breno, affrescate da Girolamo Romanino. Sono proposti anche vari eventi collaterali, tra conferenze e visite guidate ai luoghi cerutiani in valle.

La struttura del catalogo è nata seguendo il percorso della mostra: al saggio portante, che offre le ragioni dell’esposizione, segue la galleria di immagini, che ricostruisce la sequenza delle opere esposte. Dopo questa sezione esclusivamente visiva sono proposte le schede scientifiche, con testo a correre. Una seconda sezione è dedicata ai saggi di approfondimento e contestualizzazione. Dopo l’inaugurazione del 15 settembre, la mostra sarà aperta dal lunedì al venerdì per le prenotazioni e i gruppi scolastici e sabato e domenica dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 per tutti. L’ingresso libero. Previste anche aperture straordinarie l’1 novembre, l’8 e il 26 dicembre, l’1 e il 6 gennaio e ogni primo venerdì del mese dalle 19 alle 22. Per informazioni e visite guidate si può chiamare lo 030.395803 e visitare i siti internet e mail di Cieli Vibranti e Museo Camuno.

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