Brescia, padre e figlia emigranti dall’Africa si ritrovano dopo anni

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Un padre e una figlia che si riabbracciano dopo anni e dopo aver trascorso parte del tempo a fuggire dal loro Paese in guerra e dalla fame. Lo scorso fine settimana i due si sono ritrovati alla questura di Brescia dove c’è stato il ricongiungimento. Lei ha 17 anni ed è fuggita dall’Eritrea, Paese natale anche del padre, quando ne aveva 15. Lui, il padre, era scappato diversi anni prima e ottenendo lo status di rifugiato in Svezia.

L’uomo, infatti, aveva lasciato lo Stato africano per raggiungere il nord Europa in cerca di un benessere economico per la famiglia rimasta in patria. Giunto in Svezia, aveva intrapreso il lungo iter di richiesta di asilo politico che le autorità svedesi gli avevano concesso. La minore, rimasta in Eritrea, non aveva atteso le procedure per il ricongiungimento e aveva iniziato a 15 anni il suo viaggio per arrivare dal padre, spostandosi in Etiopia nell’estate del 2015 e restando circa nove mesi.

In seguito, la ragazza si era spostata in Sudan, fermandosi per altri due mesi. Infine, a fatica, era riuscita a raggiungere la Libia dalle cui coste era partita con un barcone in direzione dell’Italia dove era sbarcata a Catania a fine 2016. La ragazza, nell’ambito della ripartizione dei richiedenti protezione internazionale giunti sulle coste siciliane, era stata mandata in un Centro Accoglienza Straordinaria a Brescia dove era stata affidata a un tutore nominato dal tribunale dei Minori.

Durante i vari colloqui effettuati per la ricollocazione, aveva dichiarato più volte di avere un padre regolarmente soggiornante in Svezia. L’ufficio Immigrazione della Questura di Brescia, accogliendo con sensibilità la problematica umana, aveva iniziato a muovere una serie di richieste al ministero dell’Interno e alle autorità svedesi per rintracciare il padre. Il genitore, contattato e convocato, è stato poi invitato a presentare documenti per attestare il suo rapporto di parentela con la minore.

L’uomo si è presentato all’ufficio Immigrazione con un certificato di battesimo a lui inviato dai parenti in Eritrea. I poliziotti hanno verificato la genitorialità, riscontrato in uno spontaneo ed emozionato abbraccio tra i due che si ritrovavano dopo tanti anni. La questura, con il ministero dell’Interno, ha quindi iniziato una collaborazione con le autorità svedesi perché venisse attuata per la ragazzina la procedura di ricongiungimento famigliare con il padre in Svezia.

Dopo gli accordi intercorsi tra i competenti ministeri, italiani e svedesi, in attuazione della Convenzione di Dublino che prevede attuazioni di facilitazioni per i ricongiungimenti dei richiedenti asilo, la giovane ha lasciato l’Italia accompagnata dal padre in Svezia dove l’esame della sua richiesta di protezione internazionale andrà avanti.