Rapine ai bancomat tra Bassa e lago di Garda, otto arrestati

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I carabinieri di Brescia hanno messo le manette a otto persone, tutte accusate di far parte della banda che ha messo a segno numerosi colpi ai bancomat di vari istituti di credito in provincia. La tecnica era sempre la stessa, cioé usare un gancio per sradicare e trainare gli sportelli di prelievo per poi rubare il denaro. Così facendo hanno portato via circa 500 mila tra la fine del 2015 e la prima metà del 2016.

D’altro canto, hanno anche provocato danni per un milione di euro alle varie banche depredate. Gli otto arrestati sono tutti originari dell’Est Europa e a loro sono riconducibili i colpi commessi tra Pozzolengo, Isorella, Milzano, Offlaga, Pavone Mella, Mazzano, Calcinato, Maclodio e Puegnago. I dettagli sono emersi stamattina durante una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri per presentare un primo risultato delle indagini coordinate dalla procura di Brescia.

I militari, infatti, ritengono che ci siano altri malviventi che avrebbero fatto parte del gruppo criminale. Perché la banda ha colpito nel bresciano, quindi in Italia? “Perché le forze dell’ordine nel corso degli inseguimenti difficilmente usano le armi da fuoco e con la legge italiana si uscirebbe subito dal carcere”. Questa è una delle frasi emerse durante le intercettazioni telefoniche e ambientali presentate stamattina. Gli otto arrestati sono accusati di furto, danneggiamento e associazione per delinquere. Subito dopo la notizia dell’arresto si è espressa l’assessore lombardo Viviana Beccalossi.

Il tweet dell’assessore Beccalossi

“Un ringraziamento doveroso ai carabinieri di Brescia e al loro comandante, colonnello Luciano Magrini, per aver messo fine alle attività criminali dell’ennesima banda specializzata in furti e rapine. Un tipo di reato che, nella nostra provincia, ma più in generale in Italia, è ormai un settore specializzato per i criminali provenienti dall’est europeo che vedono l’Italia come il Bengodi.

Lo dimostrano, del resto, le intercettazioni degli inquirenti che colpiscono per la strafottenza e la sicurezza di questi malviventi – commenta la Beccalossi.- E’ davvero agghiacciante sentire queste persone dire di scegliere l’Italia perché certi di uscire subito dal carcere e deridere la polizia ‘che non può sparare’. Purtroppo questa è la realtà dei fatti, come sanno bene donne e uomini delle forze dell’ordine che dopo aver lavorato duramente e a loro rischio per assicurare un criminale alla giustizia lo rivedono in libertà con troppa facilità.

Mi auguro che nel caso di questa banda le pene siano rigorose ed esemplari, ma soprattutto che vengano applicate fino all’ultimo giorno di carcere e senza sconti. È l’unico modo per evitare il dilagare di una criminalità – conclude l’assessore – che ormai agisce con la certezza di non dover mai pagare dazio. Se l’Italia per loro è il Paese del Bengodi è perché la certezza della pena è purtroppo una chimera”.