Darfo, riforma sanità, Cisl: “Ok solo sulla carta. Va ripensata”

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“Vogliamo farci promotori di risposte, per i lavoratori che rappresentiamo, per i cittadini che si affidano alla Cisl e alla sua rete di servizi nell’affrontare i problemi del quotidiano, per l’insieme del territorio in cui siamo chiamati a fare sindacato”. Francesco Diomaiuta, segretario provinciale della Cisl Brescia, ha spiegato così l’avvio di una serie di convocazioni decentrate sul territorio, individuando e approfondendo problemi specifici generali. La prima riunione del massimo organismo decisionale del sindacato si è svolta stamattina a Darfo Boario e dedicata a una verifica dell’attuazione della riforma sanitaria varata due anni fa dalla Regione Lombardia.

“Il presidente della giunta ama descrivere la riforma come un’evoluzione del sistema sanitario – ha detto Diomaiuta – ma a noi in realtà sembra più una involuzione. E la conferma è quanto avvenuto in Valcamonica dove si è cancellata una sperimentazione che tutti dicevano positiva (con un’unica Asl che gestiva territorio e ospedali) per portare a Sondrio la gestione e la programmazione dei servizi sul territorio mantenendo in valle quella per il servizio ospedaliero”.

Un pasticcio che ha moltiplicato le poltrone – scrive la Cisl – passando da 4 a 8 le funzioni dirigenziali, ha fatto aumentare i tempi di attesa in quasi tutte le specialità e trasformato l’ospedale di Edolo in un problematico centro di smistamento. Regge ancora l’ospedale di Esine “ma solo per la disponibilità e l’abnegazione dei lavoratori, nonostante siano in numero sempre minore e si faccia largo sfiducia e demotivazione”.

La Valcamonica è un caso a parte? Non è così. A Brescia come nel resto della Lombardia – continua la nota del sindacato – l’impatto negativo della riforma è meno evidente perché stemperato dalla sostanziale possibilità di scelta tra sanità pubblica e sanità privata, scelta che i cittadini camuni non hanno. Un invito a riflettere sui dati della sanità bresciana è venuto dal segretario provinciale della Fp Cisl Diego Zorzi. “Il principio della riforma è certamente condivisibile, ma rimane sulla carta perché la regia che sovrintende quattro grandi realtà ospedaliere pubbliche (Brescia, Desenzano, Chiari ed Esine, con i relativi presidi), dodici strutture private accreditate e un totale di 5.830 posti letto – ha detto – ha mostrato limiti di programmazione manageriale interna con la mancata assunzione delle decisioni necessarie, e di fronte ad un cambiamento radicale ha lasciato il sistema senza adeguate risorse, scaricando sui 12 mila lavoratori del comparto tutte le aspettative”.

“Per di più – ha sottolineato Franco Berardi, segretario della Fp Cisl Lombardia – senza preoccuparsi delle crisi aziendali nel socio sanitario che coinvolgono il Richiedei di Gussago, la Don Gnocchi di Rovato e la Maugeri di Lumezzane. Manca la visione d’insieme della complessità dei bisogni sanitari del nostro territorio, di come dovranno essere strutturate le risposte non nel breve, ma nel lungo periodo, di un passaggio dalla centralità dei processi organizzativi in funzione del profitto a una centralità dei servizi in funzione del malato, della persona, dei cittadini”. Sulla necessità che si torni a discutere delle tante ombre evidenziate ha insistito anche Pierluigi Rancati della segreteria regionale del sindacato.

“In Lombardia il sistema sanitario dimostra i limiti di un serio confronto tra istituzione e sindacato ed è per questo che abbiamo scritto al presidente Maroni chiedendo che la Regione si apra all’ascolto delle nostre proposte – ha aggiunto – e dia strutturazione a un calendario di incontri dedicati al check up della riforma”. Ai lavori ha presenziato anche il presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli. “L’esito del referendum dello scorso dicembre ha confermato le Province e i loro confini. Anche la riforma sanitaria regionale dovrebbe essere ripensata – ha detto Mottinelli – alla luce di questo dato di fatto, ripristinando una gestione e una programmazione della sanità a carattere provinciale”.