Brescia, giudice salva due pensionati. Bloccata asta di casa

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E’ salva una coppia di pensionati bresciani che nei giorni scorsi ha rischiato di finire in mezzo alla strada a causa delle garanzie concesse all’impresa dei figli. Il 23 marzo scorso, su richiesta degli avvocati degli studi Pagano e Riccio-Griffo di Brescia, il tribunale ha bloccato la vendita all’asta della loro abitazione richiamandosi alla cosiddetta “legge salva-suicidi”.

Nella sentenza, la prima di questo tipo che riguarda cittadini bresciani e di cui parlano gli stessi legali, il collegio giudicante afferma che “non possono essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori”. Quindi, la casa, la pensione e la macchina non si toccano perché i due coniugi si trovano in uno stato di “sovra-indebitamento”.

I due residenti a Brescia avrebbero dovuto pagare circa 400 mila euro di debiti contratti dai figli. Una cifra spropositata, secondo i legali bresciani, rispetto al fatto che la coppia percepisce oggi una modesta pensione con cui conduce una vita a livello di sussistenza e possiede come unico bene di valore una casa di residenza, la cui messa in vendita non basterebbe comunque a coprire il debito.

Da qui la causa promossa con gli avvocati Monica Pagano, Matteo Marini e Danilo Griffo che hanno deciso di richiamare la “salva-suicidi”. La normativa permette alle persone fisiche, ai professionisti e ai garanti di far fronte a situazioni debitorie apparentemente ingestibili arrivando anche alla cancellazione totale della situazione debitoria. Così è avvenuto nel bresciano.