Nave, grande successo al convegno sulla Pieve della Mitria

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E’ andata oltre le aspettative la partecipazione al Convegno sulla Pieve della Mitria organizzata dagli Amici della Mitria per la Festa dei Musei promossa dal Mibact e inserita nel caledario dal Sistema Museale della Valtrompia-Ecomuseo (Comunità Montana).

La sala “grande” del “rustico” della Pieve, ha esaurito tutti i posti per ospitare tutto il “pubblico” intervenuto: semplici appassionati d’arte, studiosi di storia, esperti e operatori in conservazione dei beni culturali. Apertosi con i saluti “istituzionali”, ma non convenzionali” di Tiziano Bertoli, sindaco di Nave, che ha ricordato l’impegno degli Amici della Mitria per la conservazione e la promozione del Monumento e il suo inserimento in un percorso “ecocompatibile”, il rappresentante della Sovrintendenza Mibact di Bergamo-Brescia, Angelo Loda, nel plaudere all’iniziativa, ha ricordato come la Valtrompia e la stessa Pieve siano state scandagliate ampiamente dalla ricerca storico-artistica.

Ma che presentano ancora aspetti da approfondire e “storie contrastate”, il tema proposto dal Mibact per la Festa dei Musei, fatta propria dall’Assessore alle Cultura e identità e autonomie della Regione Lombardia, Cristina Cappellini che ha inviato un’ampia considerazione sull’iniziativa sottolineando la valorizzazione delle risorse del patrimonio artistico diffuso sul territorio in cui, auspice la regione, si punta a “fare rete” tra le varie realtà museali; quindi il saluto fatto pervenire dal presidente della Fondazione Asm, che ha sostenuto l’iniziativa non solo con il patrocinio ma anche con un aiuto finanziario.

I lavori, presieduti dall’arch, Ruggero Boschi sono stati introdotti dallo storico “medievalista” prof. Gabriele Archetti, che ha ricordato i caratteri fondamentali delle pievi, istituzione “medioevale” che raccoglieva la comunità cristiana su un determinato territorio, con forti implicazione nella realtà sociale ed economica; nel caso di quella di Nave coincidente praticamente con la Valle del Garza, poco lontano dalla città su una importante via di comunicazione.

Il ruolo della Pieve di Nave, è venuto meno con la sostituzione dell’istituzione plebana da parte delle parrocchie, il che non ha impedito a quella di Nave di mantenere la sua rilevanza di monumento artistico e di realtà rilevante inserita nel territorio con il mantenimento degli abitato rustico e del terreno di pertinenza.

Remo Pareccini, della Sovrintendenza archeologica, ha ricostruito le fasi costruttive dell’intero complesso: dai reimpiego dei reperti romani nella primitiva costruzioni altomedievale (VIII secolo d. c) all’ampliamento romanico del XII secolo fino al definitivo assetto architettonico nel XV secolo, finendo per rammentare gli ultimi reperti recentemente rinvenuti.

Roberta Delmoro, ha riletto la decorazione freschiva medioevale, tra fine Duecento e metà Quattrocento, rilevando con opportuni e in parte molto nuovi accostamenti alle espressione coeve nel Bresciano e in Valtrompia (in particolare San Filastrio di Tavernole) e della Lombardia, con accostamenti al alcuni espressioni post-giottesche di ambito milanese e collegando vari affreschi alla presenza dei Bembo in Lombardia e particolarmente nel Bresciano.

Fiorella Frisoni ha esaminato il nucleo principale della decorazione tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento che occupa una buona metà delle pareti: in essa emerge la personalità del cosiddetto “Maestro di Nave” così chiamato per aver dipinto le Storie di San Francesco, che pur con alcuni sentori ancora tardogotici, risente della lezione rinascimentale del grande Vincenzo Foppa, tanto da essere identificato con Paolo da Caylina il Vecchio, cognato del Foppa: cosa che è da smentire, in quanto pur avendo punti contatto di cultura pittorica, manifesta anche alcune palesi differenze, e inoltre i dati biografici di Paolo non sono compatibili con una eventuale sua presenza a Nave, e anche in altra molte realtà del Bresciano (Valtrompia, Garda, Bassa. Franciacorta. E anche a Brescia in Santa Giulia) in cui vi sono maestri assai simili a lui, alcuni dei quali presenti, accanto a quello “di Nave” anche nella Pieve.

Alberto Zaina si è soffermato sulla identificazione dei committenti delle opere pittoriche della Pieve, dove in particolare prende ancor più la committenza di Giovanni de’ Stefanis (Stefana), non solo per la ricostruzione del primo Cinquecento, ma anche quella di altri arcipreti e, per i dipinti votivi, i altri componenti della famiglia de’ Stefani e dei maggiorenti delle famiglie di Nave. Particolare curioso, infine che i committenti di una singolare affresco ammonitorio per il rispetto del precetto festivo (il cosidetto Cristo della Domenica in veste femminile) i committenti siano individuabili negli “homines”, cioè la Vicinia di Nave.

Se alcuni dei “problemi” storiografico-intepretativi hanno fatto un ulteriore passo avanti, si avverte la necessità di ulteriori approfondimenti per alcuni dipinti, come quelli della Cappella del Sacramento, mentre il problema del famosissimo affresco della Pietà del 1512 e il dibattitto sulla “famosissima” presenza di Romanino e Altobello a Nave (e a Sant’Onofrio di Bovezzo, nella Valle del Garza), troverà un contributo di Barbara Maria Savy nella stampa degli Atti. In chiusura sono state delineate alcune proposte di visite guidate da parte di Sara Tonni, operatrice didattica del Museo Diocesano di Trento