Valsabbina, comitato soci risponde al presidente Barbieri

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“Abbiamo letto con interesse, e con amarezza, gli articoli apparsi sulla stampa bresciana ieri e dobbiamo constatare che, contrariamente a quanto riferito dal presidente della Banca Valsabbina Renato Barbieri, le cose non stanno proprio così – si legge in una nota del comitato dei soci dell’istituto di credito.- Il presidente ha attaccato duramente il comitato soci ritenendo che l’azione intrapresa, dal settembre 2016, stia causando un danno di reputazione alla banca.

Gli articoli contengono alcune affermazioni che non rappresentano fedelmente i fatti, al solo fine di sottolineare la pretesa strumentalità dell’intervento del comitato, ritenuto denigratorio e populista, con lo scopo di conquistare posti in consiglio. Che la banca abbia una situazione patrimoniale solida è stato pubblicamente affermato dal comitato dei soci, facendo riferimento ai dati di bilancio che vedono la banca avere un patrimonio netto attorno ai 380 milioni di euro. Pertanto non v’è mai stato da parte del comitato alcun intervento che abbia enunciato dubbi sulla solidità della banca.

Ma è vero che il comitato ha sollevato osservazioni su alcune operazioni che la banca ha posto in essere in questi anni. La questione dell’acquisizione di sette sportelli di Hypo Alpe Adria Bank (vedremo in assemblea cosa risponderanno gli amministratori sul punto) fa sorgere il dubbio al solo pensare che Banca Valsabbina sia stata pagata per acquisire gli sportelli. Se è pur vero che l’operazione può avere diverse chiavi di lettura (inclusa l’acquisizione a sconto di circa 120 ml di mutui in zone territoriali dove la banca non era operativa), non si comprende come la somma di 17,5 ml di euro ricevuta da Banca Valsabbina sia stata contabilmente utilizzata come ricavo nell’anno 2016, con indiscutibile effetto sull’utile realizzato e proposto con il bilancio che verrà sottoposto al giudizio dei soci all’assemblea del 6 maggio.

Ed ancora – continua la nota – sempre in ragione dell’espansione della banca in altre aree lombardo–venete (sia con acquisizioni di sportelli che con apertura di nuovi), cosa questa che fa notizia in quanto in controtendenza assoluta. Per quanto riguarda l’indagine Carife, ben lieti che la posizione sia stata archiviata per la maggior parte degli indagati e rimasta aperta nei confronti di chi non fa più parte della governance della banca, il comitato dei soci si è limitato a riferire i fatti. Vi sono state operazioni finanziarie incrociate, che hanno portato nel 2011 alla chiusura dell’aumento di capitale di Banca Valsabbina, anche tramite la sottoscrizione di Carife, di oltre 500 mila azioni (per un controvalore di circa 10 milioni), mentre Banca Valsabbina acquistava a propria volta azioni Carife.

L’effetto, oggi, è quello di un valore della partecipazione di Carife azzerata, un socio (Banca Popolare dell’Emilia Romagna) che in barba ai limiti statutari possiede l’1,44% del capitale sociale della banca e lo possiede in forza dell’acquisizione che ha fatto di Nuova Carife, per la bella somma di 1 euro. Certo, BPER avrà assunto oneri e onori dall’acquisizione, ma ciò non toglie il fatto che abbiamo un nuovo socio e non di scarso rilievo. Sui vari temi, e qui intendiamo smentire il presidente della Banca, il comitato dei soci, appunto un nome di costoro e che non sono certo l’esiguo numero citato dalla banca, ha chiesto di incontrare gli amministratori nella sede istituzionale a ciò preposta. L’assemblea!

Un’assemblea che però non sia la solita assemblea annuale in cui si debbono prendere le decisioni dovute per legge e statuto. Ma un’assemblea specifica in cui gli amministratori, di fronte ad eventi rilevanti accaduti nel recente passato, affrontassero le questioni poste dal comitato in nome di tanti soci. E non diciamo che le dimissioni di un presidente di una banca, sostituito dal direttore generale non componente del cda e cooptato, non sia un evento su cui discutere immediatamente in assemblea posto che spetta all’assemblea il voto sulla composizione del consiglio d’amministrazione, di cui il presidente deve essere membro. Ed ancora gli eventi successivi alla quotazione del titolo, crollato per questioni evidentemente fisiologiche prima dell’estate del 2016 (e le prime uscite pubbliche dei componenti del comitato sono del settembre successivo), non sia un argomento da discutere pubblicamente, proprio per rassicurare l’azionariato?

E qui è sotto gli occhi di tutti come non vi sia correlazione alcuna tra i valori di borsa del titolo e l’iniziativa del comitato che solo dopo mesi di agonia delle quotazioni ha reputato necessario intervenire per stimolare il confronto. E sul punto della quotazione del titolo, per obbligo di legge o di una normativa che la imponeva, occorre fare chiarezza. Nessun obbligo di legge o normativa, ma una serie di raccomandazioni Consob, l’ultima del 18 ottobre 2016 e quindi post quotazione di Banca Valsabbina, in cui si promuoveva l’alternativa tra la quotazione, oppure condizioni di trasparenza ed efficienza nell’ambito delle procedure di distribuzione, emissione, liquidazione di strumenti finanziari emessi dalla banca. Infine, la curiosa vicenda delle richieste economiche relativa alla copia del libro soci.

Il libro soci è composto da circa 4 mila pagine, questa non è una presunzione, e per nulla intellegibile. Pur riportando per parte i dati minimi previsti per legge (nessuno può fugare il dubbio che non esista un file con l’elenco di tutti i soci, costantemente aggiornato e con i dati fondamentali per l’identificazione), attraverso lo stesso è di fatto impossibile ricostruire l’azionariato, per chi lo volesse, fare, a una certa data. E comunque l’equazione è presto fatta. Poiché il file del libro soci integrale è stato più volte richiesto, senza ottenere risposta né la quotazione, l’equazione è giocoforza quella indicata dal comitato. Di questo e di altro ci auguriamo che si discuta in assemblea, alla quale invitiamo i soci, tutti, a partecipare.

Nei processi democratici – termina la nota del comitato – le occasioni di cambiamento sono rappresentate dai momenti in cui chi governa un’entità, sia essa una società o un ente, si presentano avanti gli elettori, nel nostro caso i soci, per il giudizio che necessariamente, ed anche nel caso dei candidati consiglieri di amministrazione Aurelio Bizioli, Alberto Campana e Francesca Uggeri, deve passare per l’assemblea”.