Buoni postali 1986, Federconsumatori: “Occhio a rendimenti”

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Chi dopo l’1 luglio 1986, quindi trentuno anni fa, avesse acquistato buoni fruttiferi postali emessi dall’ex Ministero del Tesoro (oggi Economia) e delle Poste e Telecomunicazioni va incontro a una scadenza. Si tratta del termine trentennale, in corso in questi mesi, per i buoni della serie ordinaria “Q”. Ma visto che in passato si è registrato un contenzioso giudiziario, che ha visto le Poste Italiane finire nel mirino per aver liquidato i buoni con cifre inferiori rispetto al previsto, la Federconsumatori di Brescia lancia una comunicazione.

“Si invitano coloro che hanno acquistato i buoni postali fruttiferi successivamente al 1° luglio 1986 (serie Q/P) i quali recano sul retro, sovrapposta alla tabella di rendimento originariamente stampata, un timbro a secco con i nuovi rendimenti fino al 20° anno – si legge in una nota – a contattare Federconsumatori Brescia allo 030.3729251 o via mail al fine di verificare la correttezza degli importi che gli uffici postali competenti vorrebbero liquidare a rimborso.

Si segnala che il criterio di liquidazione seguito dagli uffici postali è stato oggetto di un contenzioso giudiziario nel corso del quale diversi giudici di merito (ex multis tribunale di Bergamo con la sentenza 1788 del 2016), l’Arbitro Bancario Finanziario, Collegi di Roma e Milano l’hanno dichiarato illegittimo. Priva i risparmiatori degli importi originariamente previsti per i quali avevano deciso di acquistare i buoni.

Nel contempo si invitano i risparmiatori, nel caso in cui ritenessero di dover comunque riscuotere gli importi erroneamente liquidati da Poste Italiane S.p.A., con una rilevante riduzione su quanto effettivamente dovuto – continua la nota – a non sottoscrivere dichiarazioni liberatorie nei confronti di Poste Italiane S.p.A. contestualmente al rimborso in quanto potrebbe precludere la possibilità di richiedere al giudice ordinario il pagamento di quanto effettivamente dovuto.

È espressamente richiesto ai risparmiatori che volessero in ogni caso riscuotere di apporre sulla dichiarazione liberatoria la precisazione che l’importo viene riscosso con l’espressa riserva di una verifica che lo stesso sia correttamente liquidato e, a titolo di acconto sulla maggior somma che si ritiene dovuta”.