Concesio, alla Collezione Paolo VI incontri “Lògos” e mostra di Salvalai

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Unire l’arte contemporanea con la sfera della spiritualità. È la sfida che la Collezione Paolo VI di Concesio intende affrontare attraverso le due iniziative proposte per la primavera. Da un lato il ciclo di incontri “Lògos. Sguardi contemporanei” che chiama a raccolta studiosi ed esperti del mondo accademico ed ecclesiastico per stimolare la riflessione sul rapporto tra arte e spiritualità. Dall’altro “Daniele Salvalai. Kósmos”, la personale dell’artista contemporaneo vincitore del premio titolato a Paolo VI.

Il progetto “risulta particolarmente necessario per un museo di arte contemporanea che, per la sua stessa natura, non può esimersi dall’instaurare un rapporto privilegiato (empatico o critico, di condivisione o di contrapposizione) con la società di cui esso stesso è espressione” dice Giovannimaria Seccamani Mazzoli presidente dell’associazione “Arte e Spiritualità” che gestisce il museo. Entrambe le iniziative partiranno sabato 25 marzo nella Collezione per proseguire in aprile e maggio. “Lògos. Sguardi contemporanei” è un ciclo di conferenze che mette in dialogo importanti storici dell’arte, filosofi e religiosi per riflettere sul rapporto tra arte e spiritualità nel contemporaneo.

Tre appuntamenti durante i quali verranno presentati altrettanti volumi che indagano la sfera dei rapporti tra estetica e teologia. Al centro della riflessione del primo incontro, sabato 25 marzo alle 16,30, il ruolo dei musei ecclesiastici davanti alla sfida del contemporaneo. Ne discutono Domenica Primerano presidente dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e don Giuliano Zanchi segretario generale della Fondazione “Adriano Bernareggi” di Bergamo, direttore del Museo Bernareggi e del Museo e Tesoro della Cattedrale di Bergamo. Il tema del sacro contemporaneo verrà trattato, sabato 1 aprile, da Michela Beatrice Ferri, docente di Estetica all’americano Holy Apostles College and Seminary del Connecticut.

Sabato 8 aprile toccherà invece a Claudia Manenti direttore di Dies Domini, Centro Studi per l’architettura sacra e la città della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, con una riflessione sul ruolo della chiesa nella città a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II. La Collezione Paolo VI non è nuova a questo tipo di iniziative. Già nell’autunno del 2015, infatti, aveva promosso il ciclo di conferenze “Per un dialogo interreligioso attraverso l’arte” durante il quale diversi relatori avevano sintetizzato in brevi le loro riflessioni sui rapporti tra la produzione artistica e l’Ebraismo, l’Islam, il Cristianesimo e l’Induismo. “Daniele Salvalai. Kòsmos” è, invece, la mostra che si aprirà sabato 25 marzo alle 17,30 negli spazi espositivi della Collezione Paolo VI.

Protagoniste le opere di Daniele Salvalai, vincitore della prima edizione del “Premio Paolo VI per l’arte contemporanea”, il concorso promosso dall’associazione “Arte e Spiritualità” che premia le migliori proposte di artisti italiani o stranieri (con particolare attenzione ai talenti emergenti), sul tema della spiritualità. “Un’arte non necessariamente di tema o soggetto religioso – si legge nel testo del bando – ma aperta e attenta ai temi della spiritualità, alle domande sul senso, all’indagine sulla dimensione interiore dell’uomo e sugli interrogativi escatologici. Il percorso espositivo presenta una nuova e ancor più meditata evoluzione del progetto vincitore del Premio Paolo VI per l’arte contemporanea, in cui l’intensa cifra spirituale delle opere si condensa in un percorso di visita organico e articolato” dice Paolo Sacchini direttore della Collezione Paolo VI e curatore della mostra.

In esposizione anche opere di grandi dimensioni che “nascono da una necessità spirituale e rappresentano dei concetti che non possono prescindere dal tema del sacro” spiega l’artista. Sculture con le quali i visitatori potranno rapportarsi in maniera libera e spontanea, perché “la scultura bisogna viverla – dice Salvalai nell’intervista rilasciata a Valeria Magnoli per l’ebook che accompagna la mostra – per me è importante che ci sia un’interazione, un attraversamento da parte del pubblico”. Il percorso si apre con l’installazione “Squarto – carne da macello” composta dalla carcassa di un bue squartato appesa a una struttura metallica a forma di croce, rappresentazione di una crocifissione.

Nata da letture di carattere filosofico, “la riflessione sul sacro – spiega Salvalai – prende corpo in una fase successiva, quando ho concepito l’allestimento come intervento site specific per l’ex-chiesa di San Sisto a Milano, oggi Studio Museo Francesco Messina”. Passando attraverso l’Altare del sacrificio, un altare metallico dove l’artista espone carni da macello (grumi di terra cruda premuti contro lo scheletro metallico del bue in modo da riportarne l’impronta) e “Oltre la materia”, si giunge a tre opere degli anni 2011-2013 (Babel, Sepolcro e Osservatorio II), che definiscono un percorso meno tragico, dove l’avvicinamento alla spiritualità avviene attraverso la riconciliazione dell’uomo con il divino e con la natura.

A manifestare il senso ultimo della mostra è però Osservatorio II: un’opera in cui si legge tutta “la tensione umana a una riconciliazione con il cosmo” commenta Paolo Sacchini. Un percorso espositivo di intensa valenza simbolica che unisce arte e spiritualità. La mostra resterà aperta tutti i sabati dalle 14 alle 19 fino al 27 maggio. L’ingresso è di 2 euro. Ogni sabato alle 17,30, per tutta la durata della mostra, la Collezione Paolo VI propone visite guidate gratuite. Il 20 maggio alle 16, nell’ambito della mostra, si terrà il laboratorio per bambini “Le geometrie ad arte di Daniele Salvalai”.