Lumezzane, “Bella tutta” all’Odeon. Elena Guerrini contro la bellezza dominante

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Sabato 11 marzo al teatro Odeon di Lumezzane sarà in scena Elena Guerrini con “Bella tutta! I miei grassi giorni felici” nell’ambito della stagione. Guerrini è autrice e interprete di un monologo divertente, feroce e commovente sulla schiavitù nei confronti del modello di bellezza dominante. Viaggia nel mondo delle diete per attraversare un’adolescenza comune a molti ragazzi e ragazze soggetti al Canone Unico di Bellezza Omologata, fino ad analizzare i canoni estetici e di comportamento indotti dal mondo della pubblicità e della televisione. La protagonista, alter ego della Winnie beckettiana di “Giorni felici”, parla, urla e canta sprofondata in un’enorme poltrona rosa. Autoironica e spiazzante, racconta la sua battaglia contro le diete: 68 diverse, tutte provate e tutte fallite.

“È vero che il nero sfina, il rosa ingrassa, e i tacchi slanciano?” si chiede Elena/Winnie nel suo tutù rosa fucsia, circondata da riviste femminili e palloncini, mentre estrae da una grande borsa una serie di oggetti tutti rigorosamente rosa: Barbie-feticcio, occhiali, spazzole, specchi, abat-jour, scarpe e bijoux, oggetti che più che posseduti da lei la possiedono, imprigionandone l’identità in una serie di cliché. Elena Guerrini alterna la battuta all’invettiva, dalla “Rosalina che piace grassottina” di Fabio Concato ai secchi e crudeli dati statistici sul business della bellezza, dalla chirurgia plastica alle diete-capestro. E dalla risata arriva al coinvolgimento emotivo, toccando i tasti segreti di ogni donna.

“Siamo descritte dai media come campionesse dell’incastro – dice – sempre di corsa dal lavoro alla palestra, su tacchi a spillo 12. Seguendo un modello unico di bellezza, siamo lanciate all’inseguimento della perfezione assoluta. Ma ci crediamo veramente?”. Lei, divertendo il pubblico, instilla il dubbio e lancia la parola d’ordine sovversiva: Bella tutta!. Compresi i difetti, che rendono uniche e irripetibili. Dopo aver condiviso a lungo il viaggio nel teatro con la compagnia della Valdoca prima e con Pippo Delbono poi, Elena Guerrini segue da più di un decennio una personale ricerca di scrittura e drammaturgia basata su progetti che si evolvono nella creazione di spettacoli originali, ospiti nelle principali stagioni di prosa e in numerosi festival in Italia e fuori.

“Bella tutta!”, premiato dal pubblico al festival “Voci dell’Anima 2013”, è un racconto autobiografico presentato sia in forma di spettacolo sia di libro, pubblicato da Garzanti nel 2012 e divenuto un successo editoriale. Altre sue creazioni sono “La cucina erotica”, la narrazione di teatro civile sulla civiltà contadina “Orti insorti” (oltre 500 rappresentazioni in Italia, Usa e Svizzera, replicato in radio e in tv a Sat2000) e “Alluvioni”, nato ad Albinia come originale esempio di drammaturgia sociale comunitaria insieme agli abitanti alluvionati. Lo spettacolo lumezzanese fa parte di “Giardini di marzo”. La mattina alle 10 è prevista una rappresentazione riservata agli studenti delle scuole superiori. La biglietteria del teatro apre la sera alle 20 e ci sono ancora posti disponibili. L’ingresso è di 10 euro, ma per tutte le donne “che orgogliosamente dichiarano una taglia dalla 46 in su” si applica la tariffa ridotta a 8 euro. Il ridotto vale anche per gli abbonati alla stagione e le categorie consuete.

A Brescia i biglietti si trovano alla libreria Punto Einaudi aperta fino a venerdì dalle 9,30 alle 12 e dalle 15,30 alle 19. Prevendita online anche su vivaticket.it solo a prezzo intero e con l’aggiunta del diritto di prevendita. Per quanto riguarda lo spettacolo, la scena che appare agli spettatori che entrano in sala per assistere allo spettacolo è quello di una donna che indossa un ampio vestito di velo dal colore rosa shocking mentre legge una rivista di moda femminile ed è avvolta da una sarabanda di oggetti che inneggiano alla femminilità. Il suo nome è Winnie Pliz, come la Winnie di “Giorni felici” di Beckett. Il richiamo alla Winnie, avvolta dalla sabbia e che, nel procedere della pièce, la ricopriva sempre di più fino a giungerle al collo, non è casuale: se Winnie, il cui corpo ogni giorno veniva sempre più immobilizzato dalla sabbia che continuava ad aumentare e che, si presume, l’avrebbe presto sepolta, riusciva a mantenere un’apparente condizione di felicità (e il titolo dato alla sua opera dal commediografo inglese è indicativo), così la Winnie Pliz interpretata dalla Guerrini parte da una condizione comunemente considerata non del tutto felice: appartenere cioè alla categoria delle donne “in carne” di cui si dice con tono consolatorio che sono “belle dentro”, dando per scontato che esteticamente non rappresentino il massimo della bellezza fisica così come viene questa considerata dalla società odierna.

Passati da tempo gli anni d’oro delle maggiorate, da diversi anni si è imposto il modello fisico di Barbie, tanto che per raggiungerlo le donne si vedono costrette a diete continue e massacranti. Ma se la Winnie beckettiana è rassegnata a soccombere, la Winnie Pliz intende rivendicare la sua bellezza fisica che esiste sia dentro che fuori e racconta delle varie diete cui si era sottoposta in passato per raggiungere il modello del Cubo, Canone Unico di Bellezza Omologata, per poi abbandonarle tutte e accettarsi pienamente per com’è. Assicura il pubblico di avere una splendida cistifellea e un ottimo e lungo intestino, per non parlare della bellezza della milza e degli altri organi interni. Per quanto riguarda invece la bellezza esteriore il pubblico la può apprezzare guardandola semplicemente e, per meglio mettere in evidenza tale beltà, la donna non esita a togliersi i panni rosa shocking ingombranti e restare in una leggera sottana grigia che mostra le sue cosce carnose e sexy e la sua pancia che può dirsi bella alla stessa maniera di come veniva considerata quando era incinta.

Nello spettacolo rappresentato la prima volta nel 2010 la Guerrini aveva usato il termine “curvy”, sostituente la parola “grassa”. A distanza di sei anni quel termine, racconta ancora l’attrice, è diventato talmente di moda che viene usato per indicare una taglia “morbida” e ora esiste persino un concorso di Miss Italia Curvy. Autostima e piena accettazione di se stessa e delle sue qualità che riconosce esistenti anche esteticamente: sono queste le motivazioni che muovono Elena Guerrini a portare in scena un monologo che sa essere prima di tutto vivace, ma anche in alcuni punti tagliente, quando è rivolto contro l’omologazione di certi modelli fuori natura che possono produrre malesseri e bullismo soprattutto nelle anime più giovani e meno forti psicologicamente. “Il fascino non passa dalla taglia” così la Guerrini incita il pubblico e, alla fine dello spettacolo, scende in platea a distribuire caramelle. Ogni sera dopo lo spettacolo c’è stata un’ospite che è salita sul palco per parlare e riflettere sull’argomento con la Guerrini e con il pubblico, che ha partecipato con entusiasmo.