Lumezzane, “La sirena” all’Odeon. Zingaretti rilegge Tomasi di Lampedusa

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E’ già tutto esaurito in prevendita per il popolare attore Luca Zingaretti che mercoledì 1 marzo alle 20,45 sarà al teatro Odeon di Lumezzane per portare in scena lo spettacolo “La sirena” nell’ambito della stagione di prosa. Tra l’altro, la sua presenza sul palco lumezzanese arriva a ridosso della messa in onda su Rai Uno di due nuove puntate del “Commissario Montalbano”: lunedì 27 febbraio con “Una faccenda delicata” e il 6 marzo “La piramide di fango”. Reduce dai successi in Gran Bretagna, Zingaretti riporta nei teatri italiani la “sua” Sirena, un racconto tratto da “Lighea” di Tomasi di Lampedusa che testimonia il suo amore per la terra siciliana.

Nonostante Giuseppe Tomasi di Lampedusa sia noto per “Il Gattopardo”, non si può non annoverare tra i suoi capolavori anche “Lighea”. Pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1961, il racconto affascina per stile, raffinate scelte semantiche dall’italiano forbito al dialetto popolano, descrizioni di luoghi, personaggi e sensazioni tra l’odore della salsedine, il sapore dei ricci di mare, il profumo di rosmarino sui Nèbrodi, il gusto del miele di Melilli, le raffiche di profumo degli agrumeti e l’incanto di Castellammare. Di tutte queste sensazioni si arricchisce lo spettacolo presentato in forma di reading e accompagnato dalle musiche di Germano Mazzocchetti. Zingaretti è anche regista e curatore dell’adattamento.

Trova spazio, in un percorso tra la carnalità del presente e la spiritualità dell’antichità, la ricchezza della poesia della terra siciliana su cui sembra palpitare quella melensa e liquorosa stasi del vivere che connota gran parte dei paesaggi e degli uomini. Tra le onde di un mare diamantino appare d’un tratto una sirena: la visione è l’onirico culmine della storia (raccontata da un professore al giovane amico incontrato nella fredda Torino) di un amore vissuto in giovinezza. Tutto parte nel tardo autunno del 1938 quando due uomini si incontrano proprio a Torino, estranea a entrambi. Paolo Corbèra è nato a Palermo, giovane laureato in Giurisprudenza, lavora come redattore de “La Stampa”. Rosario La Ciura è nato ad Aci Castello, ha 75 anni, ed oltre ad essere senatore, è il più illustre ellenista del tempo, autore di varie poesie.

Il primo abita in un modesto alloggio di via Peyron e, deluso da avventure amorose di poco valore, si trova “in piena crisi di misantropia”. Il secondo vive in “un vecchio palazzo malandato” di via Bertola ed è “infagottato in un cappotto vecchio con colletto di un astrakan spelacchiato”, legge senza tregua riviste straniere, fuma sigari toscani e sputa spesso. I due sconosciuti si incontrano in un caffé di via Po e a poco a poco entrano in confidenza. Tra riflessioni erudite, dialoghi sagaci, battute cinicamente ironiche, i due trascorrono il tempo conversando di letteratura, antichità, vecchie e nuove abitudini di vita. In un immaginario viaggio, geografico e temporale tra il nord e il sud, emerge un mondo costruito sulla passione e l’estasi.

Alle iniziali avventure del giovane con “sgualdrinelle ammalate e squallide, di un’eleganza fatta di cianfrusaglie e di moinette apprese al cinema, a pesca di bigliettucci di banca untuosi nelle tasche dell’amante” si sostituisce, in modo tanto sinuoso quanto dirompente, l’amore del vecchio per una creatura dal sorriso che esprime “bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia”, dal “profumo mai sentito, un odore magico di mare”, dalla voce che pare un canto.