Libri, “Venti di morte”, la settima e ben riuscita fatica di Steven Erikson

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Serie: Il Libro Malazan dei Caduti – Vol. 7

Titolo: Venti di Morte

Autore: Steven Erikson

Pagine: 1214 pp., Copertina flessibile

Editore Italiano: Armenia

Trama: L’Impero Letherii, guidato da governanti corrotti ed egoisti, si sta disgregando. Circondato da spie e da agenti del suo venale cancelliere, l’Imperatore Rhulad Sengar sta sprofondando nella follia. I complotti si moltiplicano. La polizia segreta imperiale lancia una campagna di terrore contro i sudditi. L’Errante, un tempo dio chiaroveggente, all’improvviso si ritrova accecato riguardo al futuro. Presaghe del caos, forze spaventose convergono da ogni dove sull’impero. Su questo sfondo infido e burrascoso, un gruppo di fuggiaschi cerca di abbandonare l’impero. Uno di loro, Fear Sengar, è in cerca dell’anima di Scabandari per salvare il fratello, l’Imperatore. Tuttavia con i fuggitivi viaggia anche il nemico più temibile di quest’ultimo: Silchas Ruin, fratello a sua volta di Anomander Rake. Le ferite non ancora rimarginate che reca sulla schiena gli furono inferte proprio dalle lame di Scabandari; e le sue intenzioni sono tutt’altro che chiare… malvagie e bizzose divinità…

Il settimo capitolo della saga firmata Steven Erikson è stata una lettura che potrei definire a due velocità. In principio, nel vasto panorama contraddistinto dal rapporto tra Letherii e Tiste Edur, il ritmo non è velocissimo e avanza a bassi giri, illustrando nuovi personaggi, cospirazioni e intrighi imperiali. Ovviamente non mancano accelerazioni e impennate di stile, insite nelle scrittura di Erikson. Inoltre, proseguono alcune trame presenti nei precedenti romanzi, grazie alla quali ritornano figure che mi avevano già regalato grandi emozioni.

La parte che io definisco “riflessiva”, cioè quella in cui l’autore si inoltra nella profondità dell’animo dei suoi personaggi, che può piacere o meno, probabilmente, nei vari momenti, non mantiene la stessa qualità. Alcuni brani, che arricchiscono il romanzo con varie sfumature, si attestano su alti livelli, mentre altri impongono dei rallentamenti troppo bruschi, compromettendo così la fluidità della storia. Questa piccola critica, però, non vuole assolutamente sminuire il romanzo, che anzi ritengo essere davvero ben riuscito. Insomma, un tassello fondamentale che un vero fan della saga può solo che apprezzare.

Nelle ultime quattrocento, trecento pagine la velocità si alza, circostanza forse dovuta alla presenza di maggiore azione e/o alla crescente curiosità del lettore. E sono questi i capitoli in cui Erikson delizia nuovamente con la sua genialità, un misto tra tecnica ed emozione. Ed è qui che si trovano, a mio avviso, le parti che valgono la lettura dell’intero romanzo, come fossero il panorama visibile dalla cima di una montagna che ti ripaga di tutta la fatica fatta durante il percorso. Non svelando ovviamente nulla, sono molto soddisfatto del finale, che mi ha entusiasmato con scene solenni condite da dialoghi indimenticabili.

Alla prossima recensione con “I Segugi dell’Ombra”.