Bergamo, “tassi eccessivi”, giudice sospende debito di azienda verso banca

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Il debito con la banca è sospeso se questa non ha rispettato la legge. Lo ha deciso un giudice del tribunale di Bergamo nella sentenza pronunciata un mese fa, l’11 gennaio, ma di cui si ha notizia in queste ore. La corte ha così accolto il ricorso di uno studio legale bresciano (Pagano and Partners) che difende un’azienda orobica addetta alla lavorazione delle pietre. Si parla di 1,2 milioni di euro che l’impresa avrebbe dovuto estinguere con un istituto di credito, ma al momento la giustizia ha bloccato tutto.

“Un caso che ora potrebbe far scuola, obbligando le banche a rivedere radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti delle imprese e di tutti gli altri clienti – si legge in una nota diffusa dallo studio legale bresciano.- Troppo spesso, infatti, gli istituti di credito adottano procedure irregolari, approfittando della propria forza ‘contrattuale’, di bizantinismi e di clausole poco chiare per ottenere quanto non spetterebbe loro. Ma stavolta un magistrato ha detto no, almeno fino a che non sarà chiarito se tutto è stato fatto nella maniera corretta”.

Il tribunale ha sospeso il decreto ingiuntivo emesso dalla banca e bloccando il pagamento di 1 milione e 258 mila euro che l’istituto di credito reclamava per un precedente decreto. Ma l’azienda ha presentato ricorso inducendo il giudice a sospendere il pagamento e imponendo la mediazione tra le parti. “Oltre all’obbligatorietà di questo passaggio prima di pretendere qualsiasi pagamento – continua la nota dello studio bresciano – abbiamo evidenziato l’incostituzionalità del Testo unico bancario quando consente alle banche private di chiedere il decreto ingiuntivo anche in base al solo estratto conto certificato dal direttore: gli istituti di credito devono addurre prove concrete di quanto pretendono, perché solo in questo modo i clienti possono esercitare a pieno i propri diritti.

Allo stesso modo gli istituti di credito non possono avanzare impunemente pretese economiche ‘contra legem’. Nello specifico, infatti, si ritiene che la banca abbia applicato tassi ‘ultralegali’ e condizioni contrattuali nulle, oltre ad aver capitalizzato gli interessi sugli interessi (anatocismo). Circostanze che, da legge, determinano l’illegittimità delle somme pretese”. Le parti torneranno in tribunale a giugno.