Foreste lombarde, rapporto Ersaf: aumentano i boschi. Domina Brescia

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Ersaf, ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, ha presentato il nuovo rapporto dedicato alle foreste in Lombardia. La relazione viene redatta da nove anni e conferma che la superficie boscata continua ad aumentare (+0,24% sul 2014), raggiungendo i 625.906 ettari, riferito al 2015. Un fenomeno che sta proseguendo da anni e che nasconde due aspetti contraddittori. Da un lato si rafforza la superficie delle foreste lombarde, ma dall’altro si registra il progressivo abbandono di pascoli e prati che vengono “mangiati” dal bosco.

Questo pur ridotto incremento annuo porta al risultato che negli ultimi cinquant’anni la superficie forestale lombarda è quasi raddoppiata, ponendo questioni di qualità e quantità del tutto diversi da un tempo, a partire dalla graduale trasformazione del paesaggio lombardo. Oggi ogni cittadino della Regione ha a sua disposizione 625 mq di bosco. Pochi, rispetto alla media mondiale di 6 mila mq pro capite e anche ai 1.700 mq italiani, ma non pochi nel cuore della regione più industrializzata e abitata d’Italia. Ogni anno il volume del bosco cresce di 3,1 milioni di mc.

Se ne tagliano 551 mila, cioé si preleva meno del 20% della ricrescita annua. Nel 2015 gli enti forestali hanno autorizzato richieste di trasformazione del bosco per 51,27 ettari, la superficie più bassa richiesta dal 2007 ad oggi. In sostanza, c’è una miniera a cielo aperto, ma usata scarsamente e in calo. Nel presentare il rapporto, la presidente di Ersaf Elisabetta Parravicini – ricordando come la continuità di questo strumento e il suo progressivo affinamento sono i requisiti per un monitoraggio competente sul settore – ha indicato alcuni segnali positivi.

“E’ continuato l’impegno di Regione Lombardia e delle altre amministrazioni e soggetti coinvolti, puntando a ottenere, come avvenuto nel 2014 per la filiera pioppicola, un accordo interregionale sul prelievo legnoso in ambito boschivo e sulla filiera legno in grado di valorizzare e rilanciare la filiera bosco-legno sul territorio. Obiettivo raggiunto. Questo nuovo accordo, firmato all’inizio del 2016, prevede che i sottoscrittori si impegnino a intraprendere azioni volte a una maggior utilizzazione della risorsa legnosa presente nei nostri boschi, nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale così come riconosciuti dagli ormai noti protocolli internazionali”.

Nel recente forum nazionale delle foreste del 29 novembre a Roma, sono emerse annotazioni e preoccupazioni analoghe a quelle lombarde. Nonostante l’estensione del bosco nazionale, importiamo più dei due terzi del fabbisogno di materia prima legnosa. “I motivi sono, in estrema sintesi, riassumibili così – ha proseguito Parravicini – assistiamo da decenni a un abbandono generale della cura del territorio montano cui si associa il consolidamento dell’abitudine di approvvigionamento sicuro e a basso costo dall’estero.

Ne deriva una mancanza di innovazione tecnologica del processo foresta-legno, di cui fa parte anche il non trascurabile aspetto dell’accessibilità ai fondi boschivi. Dobbiamo aggiungere la parcellizzazione della proprietà privata, l’eccesso di burocrazia, la mancanza di coordinamento tra le istituzioni chiamate a gestire e a programmare le risorse forestali, l’inadeguatezza delle infrastrutture viarie e la disomogeneità tra le regioni, a cui la politica deve dare risposta. Tra gli asset su cui puntare, invece, il pagamento dei servizi ecosistemici e la certificazione sono stati individuati da ricercatori e imprenditori come due dei settori principali.

È con orgoglio ben motivato, quindi – ha concluso la presidente – come Ersaf già dal 2009 abbia ottenuto (e confermato negli anni) la certificazione per quasi tutta la superficie delle foreste che gestisce. E da quest’anno, primi in Italia, abbiamo avviato la sperimentazione del pagamento dei servizi ecosistemici in alcune foreste della Lombardia. Condividiamo pertanto la necessità di una nuova politica in grado di affrontare e gestire in maniera sostenibile e produttiva le necessità di questo importante settore economico”.

“La certificazione e l’utilizzo delle risorse boschive per promuovere la sostenibilità delle foreste e rilanciare da un lato le energie da fonti rinnovabili agricole e dall’altro la valorizzazione del legno per scopi industriali e abitativi sono obiettivi che devono essere perseguiti, come ha proposto Regione Lombardia, a livello di macroregione agricola del nord – ha detto l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava.- La corretta gestione degli impianti boschivi e forestali permette di consolidare l’economia, l’occupazione e di assicurare una gestione equilibrata del territorio in una fase in cui la centralizzazione di alcuni capitoli di spesa rende più difficile il presidio di vaste aree da un punto di vista idrogeologico”.

I boschi lombardi sono per il 79,2% in montagna, per il 13,2% in collina e per il 7,6% in pianura. Le province più boscose sono quelle di Brescia, Sondrio e Bergamo, che da sole comprendono i due terzi dei boschi lombardi. Brescia con gli attuali 170.873 ettari fa la parte del leone. In termini di indice di boscosità, però, cioè di rapporto con la superficie complessiva, sono in vetta alla classifica le province di Lecco (52,7% del territorio), Como (50%), Varese (45,7%), Bergamo (41,8%), Sondrio (36%) e Brescia (35,7%). Le meno boscose sono quelle di pianura: in ordine crescente, Mantova, Cremona, Lodi, Città metropolitana di Milano e Monza-Brianza.

Quasi un quarto (23,9%, pari a 147.670 ettari) è inserito in parchi e riserve e il 19% (118.432 ettari) in aree Natura 2000. Il legname è utilizzato principalmente per fini energetici. Dei 551.638 mc di legno tagliato nel 2015 (-4,6% sul 2014), il 77% è destinato ad uso energetico, il 23% viene usato in falegnameria, per paleria o imballaggi e l’1% è scarto. Si taglia principalmente robinia, castagno faggio, carpino nero e frassino maggiore nel bosco ceduo e misto (387.932 mc) e abete rosso, larice, abete bianco nell’alto fusto (163.706 mc). La provincia in cui le imprese boschive hanno tagliato di più è Sondrio, con 56.815 mc (28% del legname totale prelevato dalle imprese), seguono Brescia (22%), Bergamo (16%) e Varese (13%). Nel corso del 2015 si sono iscritte all’albo regionale quattordici nuove imprese boschive, facendo salire il totale a 281.

Il numero è aumentato nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, e Sondrio. Nelle rimanenti è costante. La provincia con il maggior numero di nuove imprese è Bergamo, con cinque aziende in più. Quelle con più iscritte all’albo rimangono Varese e Brescia, seguite da Bergamo e Como. Tra le ditte ci sono anche undici consorzi forestali. Una nuova forma di aggregazione alla quale le imprese possono scegliere di aderire per svolgere la loro attività è il contratto di rete: il 23 giugno 2015, nella provincia di Sondrio, è stato sottoscritto il primo contratto di rete lombardo nell’ambito della filiera bosco-legno-energia (ProSelva Valtellina) e comprende nove imprese boschive e un produttore di cippato. Nelle 281 imprese boschive iscritte al nuovo albo regionale lavorano almeno 689 persone tra titolari, dipendenti assunti e in alcuni casi anche stagionali.

A questi addetti si affiancano prestatori di manodopera in possesso di propria partita Iva, collaboratori familiari e soci lavoratori che, nel complesso, possono raggiungere un numero anche piuttosto elevato (stimato intorno alle 493 unità). Varese è la provincia con più lavoratori (il 24% del totale degli addetti dichiarati su scala regionale). Al 31 dicembre 2015 la superficie lombarda certificata dai diversi enti internazionali è di 31.228,5 ettari, di cui 30.259 di bosco, 967 di pioppeto e 2,5 di arboricultura da legno. Per quanto riguarda i boschi, 16.954 ettari hanno doppia certificazione e sono rappresentati dal patrimonio forestale regionale con le sue venti foreste di Lombardia. La regione ospita il 3,7% della superficie nazionale certificata e il 4,8% dei boschi lombardi sono certificati.

Nel 2015 sono stati registrati 225 incendi boschivi, con un significativo aumento sull’anno precedente (+132) e sulla media del decennio (169/anno). La superficie percorsa dal fuoco è stata pari a 2.474 ettari (456 l’anno precedente), di cui 785 boscati. La superficie media per incendio nell’anno è di 11 ettari, ben al di sopra della dimensione media degli eventi verificatisi nel decennio 2006-15 pari a 5,8 ettari. Gli eventi si sono concentrati nel periodo primaverile: fra marzo e aprile si è avuto il 43% degli incendi e il mese con il maggior numero di incendi (61) è stato aprile, seguito da dicembre (con 39 eventi). Gli stessi mesi confermano il primato anche per la superficie percorsa. Le cause sono considerate di origine volontaria (44%) o involontaria (7%) da parte umana. Solo l’1% è riconducibile a cause naturali, mentre ben il 48% ha cause dubbie.

RAPPORTI ANNUALI SULLE FORESTE LOMBARDE