Brescia, all’archivio di Stato una mostra sulla persecuzione degli ebrei

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Martedì 7 febbraio alle 17.30, presso la Sala mostre dell’Archivio di Stato di Brescia, si inaugura la mostra “Prego di volermi concedere la liberazione”. La documentazione dell’Archivio di Stato di Brescia riguardante la persecuzione degli ebrei.

Apertura al pubblico: 7 febbraio  – 28 febbraio 2017. Ingresso libero dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 13.00. Gruppi e scuole su appuntamento.

27 Gennaio 1945: liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Settantadue anni sono passati da quel giorno in cui si aprirono le porte di un inferno al quale, per troppo tempo, il mondo non volle guardare. Sebbene a Brescia non esistesse una comunità ebraica ma solo pochi esponenti sparsi, la ferocia delle istituzioni si abbatté su di loro con estrema razionalità e sistematicità. Arresti, perquisizioni, confische e deportazioni sono azioni documentate e attestate nel fondo del Gabinetto di Prefettura conservato presso l’Archivio di Stato di Brescia, testimonianze di orrori ampiamente studiati da Marino Ruzzenenti, che insieme a Liliana Ferrero ha ideato e realizzato la mostra  “Prego di volermi concedere la liberazione”. La documentazione dell’Archivio di Stato di Brescia riguardante la persecuzione degli ebrei”.

“Il Gabinetto di Prefettura è composto da 162 buste relative alla corrispondenza tra la Prefettura e i Ministeri centrali. Informazioni preziose per ricostruire la gestione del “problema ebraico” sono in particolare quattro buste riguardanti i rapporti con il Ministero dell’Interno. Il clima di incertezza e angoscia emerge chiaramente dai fascicoli conservati, uno per ogni ebreo residente, o anche solo transitante, a Brescia e Provincia. Ogni bene posseduto viene annotato puntigliosamente, persino capi di biancheria intima, allo scopo di procedere all’esproprio. Non solo carte relative alla definizione della posizione razziale e alla gestione dei beni delle vittime delle disposizioni razziali, ma anche richieste di liberazione e lettere delle famiglie, che nel loro insieme contribuiscono a colpire la coscienza di chi vi si avvicina, permettendo di toccare con mano l’atroce e allo stesso tempo pietosa realtà di quei giorni non troppo lontani”.

Per informazioni: liliana.ferrero@beniculturali.it / 030305204