Carceri affollate, nuovo allarme Cgil: “Assumere poliziotti. Sono carenti”

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“La grave e cronica carenza di organico, oltre alle carenze strutturali degli edifici, inficia la piena garanzia dell’ordine, della sicurezza e della disciplina all’interno delle carceri lombarde e aggrava lo stress degli agenti penitenziari”. Lo si legge in una nota di Calogero Lo Presti, coordinatore della Fp Cgil Lombardia, che riparte nel 2017 a rimarcare le criticità delle carceri lombarde.

Così si unisce all’allerta del provveditore regionale Luigi Pagano al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e scongiurando possibili defezioni al Milleproroghe: la promessa di assumere 900 agenti penitenziari va mantenuta. Se la legge sull’esecuzione domiciliare delle pene ha un po’ lenito il sovraffollamento dei detenuti, comunque sfiora il 28% (7.814 persone rispetto alle 6.120 regolamentari).

Anche le carceri bresciane soffrono il sovraffollamento (in quella circondariale su una capienza di 189 detenuti ci sono oltre 300 e in quella di reclusione su 72 ce ne sono oltre 130). Invariati gli altri problemi, secondo la Fp Cgil, tra quelli strutturali e la tanto attesa video sorveglianza che permetterebbe il recupero di poliziotti penitenziari già molto sotto organico. Infatti, nella casa circondariale mancano oltre 60 agenti tra mancate assegnazioni e personale in regime di distacco fuori regione, mentre in quella di Verziano la carenza sfiora il 50% rispetto al 2014, molto critica la situazione per il personale di polizia penitenziaria femminile ormai ridotto ai minimi termini.

Per quanto riguarda i sottufficiali, la carenza supera il 70% e certi incarichi di concetto vengono affidati, molto spesso, ad agenti e assistenti con carichi di responsabilità non indifferenti. Secondo il sindacato, la grave e cronica carenza di organico nelle carceri bresciane, oltre alle limitazioni e carenze strutturali degli edifici penitenziari, mina la garanzia dell’ordine, della sicurezza e della disciplina all’interno delle carceri bresciane.

Anche se garantite con grande sacrificio e abnegazione, ma che inevitabilmente crea uno stato di stress non indifferente specie in un momento storico dove vede gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria all’interno delle carceri svolgere un lavoro di “intelligence” vigilando in maniera attenta e scrupolosa per fronteggiare l’insorgere di fenomeni di radicalizzazione. Chiediamo agli organi istituzionali competenti e alla politica – termina la nota – di farsi carico delle gravi esigenze denunciate dalla Fp Cgil.