Gavardo, sindaco condannato e sospeso. Minoranze e M5s: “Elezioni”

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Ieri il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Brescia Elena Stefana ha condannato in primo grado, a un anno di reclusione (pena sospesa) il sindaco di Gavardo Emanuele Vezzola. Il capo di imputazione è abuso d’ufficio. La vicenda si riferisce a quanto successo tra il 2013 e il 2014 quando Marco Sartori venne rimosso dall’incarico di comandante della polizia locale. Il primo cittadino aveva parlato di una “normale rotazione”, ma secondo l’agente il motivo era un altro. Il comandante, infatti, aveva collaborato a un’indagine con la procura di Brescia e la Corte dei Conti per un possibile danno erariale alle casse comunali.

In pratica, aveva segnalato un collega che avrebbe spesso chiuso un occhio nell’emettere le multe nei confronti di amici e amministratori. Dopo l’indagine, il comune era finito nel mirino della magistratura contabile e, secondo il giudice, al sindaco non sarebbe piaciuto il comportamento del comandante, tanto da rimuoverlo dall’incarico. Un atto che la corte ha definito “discriminatorio”. L’udienza di appello non è ancora stata fissata, ma intanto la prima conseguenza, a causa della legge Severino, è la sospensione dell’incarico per il sindaco. E le deleghe passano al vice Sergio Bertoloni. Ma le minoranze non sono d’accordo. E i deputati bresciani del Movimento 5 Stelle hanno affidato a una nota il commento sulla vicenda.

“La notizia della condanna ravviva le preoccupazioni dei cittadini sulla sua politica e sugli avvenimenti che in questi anni hanno visto associazioni e comitati scendere in campo per difendere la propria salute e il proprio territorio – si legge.- Come non ricordare i cittadini in rivolta per la centrale a biomasse tra scuole ed asili, per la vendita del parco Baden Powell, per le concessioni della cava di monte Tesio e soprattutto per la nebulosa vicenda della fonderia Mora che opera con l’Aia scaduta da cinque anni e che ha visto l’annullamento da parte del segretario comunale di una richiesta di adeguamento immediato delle emissioni fuori norma.

Si tratta di un altro abuso? Il dubbio resta, considerando il conflitto d’interessi che lega la giunta alla società. Questa giunta ha incassato due condanne dal tribunale del lavoro – continua la nota – una pesantissima dalla corte dei conti per danno erariale e adesso quella penale per abuso d’ufficio. Un’esperienza decisamente negativa”. Il deputato bresciano Ferdinando Alberti dice che “solo le elezioni possono ripristinare la normalità in questo paese e rimettere il potere nelle mani dei cittadini”.