Banca Valsabbina, riunione tra soci dopo le offerte “anomale” sui titoli

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Continua a far discutere il crollo delle scorse settimane – seguito dalla lenta ripresa – del valore dei titoli azionari posseduti dai soci della Banca Valsabbina. Per questo motivo il comitato cui hanno aderito si ritroverà domani, giovedì 1 dicembre, alle 20,30 nell’auditorium comunale di via Quarena 8, a Gavardo, vicino al municipio. Si tratta di una riunione aperta agli azionisti interessati a un “confronto costruttivo e propositivo sul futuro della banca e sul valore delle azioni acquistate dai risparmiatori”. In una nota risalente alla scorsa settimana, infatti, il comitato aveva manifestato la propria preoccupazione.

“Il comitato soci parla di situazione anomala sulla gestione degli scambi azionari e invita i vertici dell’istituto di credito a ricorrere ‘ove necessario, anche alle opportune segnalazioni alle autorità di vigilanza e di tutela del risparmio’. Abbiamo accolto con soddisfazione – si legge nella nota diffusa sette giorni fa – la ripresa del valore di scambio delle azioni della banca con un prezzo fissato, nell’ultima asta del 18 novembre, in 6,60 euro contro i 4,60 euro di minimo toccato nel corso di ottobre. Si tratta però di una soddisfazione relativa, dato che il prezzo di vendita, e di acquisto per i nuovi azionisti, era fino ad aprile determinato in 18 euro.

Verificando settimanalmente l’andamento delle quotazioni, emergono alcune considerazioni e dubbi che, in assenza di indicazioni o spiegazioni da parte della direzione della Banca, ci permettiamo di evidenziare. Dall’inizio della quotazione sul mercato Hi-Mtf, avvenuta il 18 luglio – continua la nota – sono trascorse 18 settimane, in cui solo nove volte la contrattazione si è svolta determinando un prezzo e un quantitativo di scambio. Per nove volte l’asta è saltata, in una prima fase per eccesso di ribasso, poi per un eccesso di rialzo (il mercato Hi-Mtf annulla la contrattazione qualora il prezzo teorico d’asta determini uno scostamento inferiore o superiore del 10% rispetto all’asta della settimana precedente).

Nella fase di discesa del prezzo, a fronte del ripetersi di offerte anomale, la stessa direzione della banca aveva stigmatizzato l’intento speculativo di queste offerte evidentemente finalizzate a far scendere rapidamente il valore del titolo, ed era più volte intervenuta sollecitando i soci a non vendere in presenza di prezzo del titolo ‘totalmente avulso dal valore e dalla reale consistenza patrimoniale della banca’. Analoga situazione, ma di segno opposto, si sta ripetendo in queste settimane, con l’asta del 4 novembre annullata a fronte di un valore teorico d’asta superiore al massimo consentito. Situazione che si sarebbe potuta ripresentare nelle ultime due aste, in quanto il prezzo teorico dei primi giorni risultava superiore al massimo consentito.

Solo successivi interventi nella formulazione delle offerte (con dinamiche non rilevabili da semplici osservatori esterni alle variazioni quotidiane del mercato Hi-Mtf) hanno ricondotto rispettivamente a 6,0 e 6,6 i valori d’asta permettendo la conclusione delle transazioni. L’andamento del prezzo rischia di essere oggetto di oscillazioni controproducenti per la quasi totalità degli azionisti che hanno sottoscritto il titolo in una logica di risparmio e di conservazione del valore. In una prospettiva di tutela degli azionisti-risparmiatori, il comitato chiede quindi agli organi direttivi della banca di rilevare puntualmente, dove possibile, le cause di queste offerte anomale ricorrendo, ove necessario, anche alle opportune segnalazioni alle autorità di vigilanza e di tutela del risparmio.

E’ infatti evidente che se l’attuale situazione di quotazione ufficiale non risponde alla situazione patrimoniale della banca (come emerge dai bilanci sottoposti all’approvazione dei soci e come affermato dai vertici aziendali), i soci-risparmiatori hanno il diritto di verificare che le azioni della banca siano finalizzate alla rivalutazione del titolo. Se è vero che la diffusione del titolo azionario ha obbligato la società a quotarsi su un mercato regolamentato e trasparente – continua la nota – è altresì evidente che la scelta del mercato HI-MTF SPA ha evidenziato notevoli criticità. Si tratta infatti di un mercato sul quale risultano quotati sei titoli azionari di cui solo due (Banca Valsabbina e Banca Sella) oggetto di compravendita negli ultimi tre mesi.

Un mercato regolamentato certo che però non ha portato alcun ampliamento del mercato di riferimento del titolo aumentandone, come era auspicabile, la maggior liquidabilità. Infatti, nelle diciannove settimane di gestione risultano scambiate solo 741 mila azioni (se non ricordiamo male c’è stato un momento, prima dell’assemblea di aprile di riduzione del valore del titolo e di quotazione sul mercato Hi-Mtf, in cui erano presenti ordini di vendita per circa 3 milioni di pezzi) a fronte, però, di acquisti per 200 mila (nella fase iniziale di discesa) e vendite per 135 mila pezzi (nelle tre settimane di risalita) direttamente effettuati, come precisato sul suo sito, dalla Banca stessa. Riteniamo pienamente condivisibile l’intervento in acquisto in fase di contenimento dei prezzi che ha permesso di fermare la fase di discesa del prezzo, fermato a 4,60 euro proprio con acquisti di azioni proprie nella misura del 45% dei pezzi scambiati.

Difficile comprendere, e quindi condividere, questa recente fase in cui la banca ha proceduto, a fronte di contratti conclusi per 315 mila pezzi, ad immettere sul mercato 135 mila azioni prelevate dal fondo azioni proprie. Abitualmente l’utilizzo del fondo azioni proprie da parte delle società emittenti viene effettuato con l’obiettivo di calmierare le variazioni eccessive, sia in aumento che in diminuzione, del mercato. In questa specifica situazione, se l’obiettivo condiviso è superare il ‘panic selling’ generato dalla liberalizzazione della quotazione immediatamente successiva ad un periodo di blocco sostanziale, riteniamo di poter esprimere il nostro dissenso rispetto alla gestione rilevata.

Non possiamo quindi che ribadire la necessità che gli organismi dirigenziali della banca avviino un percorso di confronto con tutta la base societaria, per individuare consapevolmente quali siano le proposte e le soluzioni di interesse dell’intera compagine societaria. Ed è indubbio, considerate le dimensioni del gruppo soci, che tale confronto richiede la convocazione a breve dell’assemblea societaria che è, fino a prova contraria, l’unico momento di emersione della volontà della maggioranza dei soci”.