Polizia delle carceri in agitazione, anche da Brescia alla manifestazione

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Un folto numero di lavoratori della polizia penitenziaria delle carceri bresciane sarà a Roma martedì 29 novembre per manifestare il proprio dissenso su una “politica miope e poca attenta da parte del Governo e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”. I numeri nelle carceri bresciane, di cui scrivono la Fp Cgil di Brescia e la segreteria regionale del sindacato di polizia penitenziaria, sono questi: Casa circondariale di Brescia, previsti 52 sottufficiali, presenti appena 13 (11 ispettori e 2 sovrintendenti). Su un organico di 195 tra agenti e assistenti, ne mancano oltre 50 unità (tra distaccati in altri istituti fuori regione e personale in carico alla commissione medica ospedaliera).

Casa di reclusione di Verziano, previsti 16 sottufficiali, presenti appena 4 (3 ispettori e 1 sovrintendente). Su un organico di 69 tra agenti e assistenti, ne sono in servizio 40 tra personale maschile e femminile. Ancora più grave la situazione per quanto riguarda il personale femminile con una sofferenza di organico che si attesa a quasi il 50%. Non di meno la grave carenza d’organico del comparto ministeri e contabili. La fatiscenza delle strutture penitenziarie, in particolare quella di Brescia ormai vetusta e non in condizioni di rendere una detenzione accettabile e lavorative in conformità alle norme sulla sicurezza sul lavoro. Dal 1992 la “politica” e tutti i ministri della Giustizia che si sono succeduti al Governo hanno promesso un nuovo carcere a Brescia, “appunto solo promesse” si legge nella nota.

La grave crisi che investe da anni il sistema penitenziario è stata affrontata in modo “inadeguato dai Governi che si sono succeduti alla guida del Paese”. La logica della gestione dell’emergenza non è mai stata accompagnata da concreti progetti di riforma adeguatamente finanziati. Basti pensare che, malgrado la sentenza di condanna inflitta dalla Cedu al nostro Paese – continua – nel settore si sono registrati tagli di spesa e degli organici a fronte di aperture di nuovi istituti o padiglioni detentivi e attribuzione di nuove funzioni. Parallelamente, mentre tutto il comparto sicurezza beneficiava di risorse economiche aggiuntive e assunzioni straordinarie o anticipate, nulla veniva prospettato per la polizia penitenziaria che è in attesa di una convocazione sul rinnovo del contratto di lavoro fermo al 2009.

Negli stessi anni, quelli che si sono avvicendati ai vertici dell’amministrazione penitenziaria non sono stati messi nelle condizioni di poter incidere o hanno dato prova di scarsa lungimiranza e incapacità di mettere in atto interventi concreti per migliorare le condizioni lavorative, malgrado i numerosi appelli lanciati dai sindacati. Gli istituti penitenziari sono nella maggior parte dei casi obsoleti e sui luoghi di lavoro non sono garantiti livelli di sicurezza adeguati per chi opera. Le caserme dove alloggia il personale sono fatiscenti e, malgrado questo, se ne chiede il pagamento senza aver apportato migliorie. Il personale è costretto a turni di lavoro esagerati che vanno ben oltre le sei ore programmabili, previste dalla normativa contrattuale. I mezzi di trasporto utilizzati sono datati e in molti casi hanno più di 500 mila chilometri. Le aggressioni nei confronti dei poliziotti penitenziari sono in costante aumento e il progetto sulla vigilanza dinamica si è concretizzato nella sola apertura delle celle, disattendendo completamente gli intenti iniziali.

In conseguenza di questa scelta il fine rieducativo del progetto è venuto meno e le condizioni lavorative per il personale in servizio negli istituti penitenziari sono ulteriormente peggiorate. Il problema dello stress-lavoro correlato è stato completamente accantonato dall’amministrazione e il personale sul territorio è abbandonato a sé stesso. La definizione delle piante organiche, soprattutto delle sedi extramoenia, la definizione di un nuovo accordo nazionale quadro è attuale e un confronto sul modello organizzativo dei Ntp sono caduti nel dimenticatoio. I concorsi per gli agenti sono sospesi per presunte irregolarità, quelli per sovrintendenti non sono stati banditi e quelli per ispettori vanno avanti a rilento da otto anni. Le proposte avanzate sul riordino delle carriere non consentono adeguate progressioni per tutto il personale, mentre siamo ancora in attesa del riallineamento alle altre forze di polizia per il personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti, degli ispettori e dei commissari.

L’efficacia della mobilità ordinaria è stata inficiata dalla creazione di una mobilità parallela, disposta con provvedimenti non previsti dalla normativa contrattuale e giustificata con le esigenze di servizio dell’amministrazione. E’ invece prassi quella di distaccare personale nelle sedi amministrative aggravando le carenze negli istituti penitenziari, così com’è prassi tollerare e assecondare l’elusione delle regole con provvedimenti illegittimi. Su questi e altri temi abbiamo chiesto – termina la nota – all’amministrazione penitenziaria di costruire progetti condivisi e strutturare con noi un sistema di regole trasparenti e inequivocabili, senza ottenere alcun risultato oggettivo. Per questo abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione del personale di polizia penitenziaria e indire una manifestazione di protesta davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

VOLANTINO DELLA PROTESTA