Smaltimento illecito rifiuti, arresti e indagati a Brescia, Bergamo e Verona

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“Peggio dei narcotrafficanti”. Non ha usato mezze parole il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno per presentare l’operazione con cui nelle ultime ore sono stati eseguiti sei arresti e portato a indagare in tutto dodici persone per smaltimento illecito di rifiuti pericolosi tra Brescia, Bergamo e Verona. Le ordinanze sono state notificate dai carabinieri del Ros.

Secondo l’accusa, quelli finiti in manette avrebbero recuperato materiali e scarti dal lavaggio delle navi e contenenti nichel, ossido di nichel e Pcb. Sostanze pericolose, insomma. Ma poi cambiavano la denominazione facendoli “diventare” metalli ferrosi che rivendevano a varie acciaierie. E queste, senza saperlo, realizzavano prodotti proprio con queste sostanze. Grazie al fatto che all’interno di queste imprese c’erano addetti alla certificazione complici dello smaltimento. Tra i sei arrestati ci sono imprenditori e i tecnici certificatori tra Brescia, Bergamo e Verona.

In più, quattro società che si occupano di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali pericolosi sono state sequestrate. Altre sei persone sono state iscritte nel registro degli indagati. “Vi era un patto scellerato tra chi raccoglieva il materiale di scarto delle fonderie che conteneva sostanze pericolose e chi le trasportava” ha commentato il procuratore Buonanno aggiungendo che “è peggio dei narcotrafficanti”. Così in carcere sono stati mandati il bresciano Roberto Montini, mentre ai domiciliari sono finiti il figlio Nicholas, Rudi Tonni e Floriano Angelo Borra. Arresto e domiciliari anche per il veronese Angelo Carugati e il bergamasco Maurizio Visinoni di Rogno, in provincia di Bergamo.

A questo si aggiunge l’interdizione per Marinello Visinoni fratello di Maurizio e per Alberto Carlo Guizzetti. Le aziende sequestrate sono il gruppo Visinoni Trasporti e Logistica di Rogno, la Cgs Trading, Nicho srl di Sabbio Chiese e Autotrasporti Montini, sempre nel paese valsabbino. L’attività investigativa ha accertato l’illecito smaltimento di rifiuti inquinanti che venivano combinati tra loro in modo indifferenziato e poi nascosti tra le scorie da dare alle acciaierie per lo sversamento nei luoghi di fusione. L’accusa per tutti è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi e inquinamento.