Montagne e valli, bandi, convegni e iniziative di ottobre con Ersaf

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L’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e Foreste (Ersaf) della Lombardia propone una serie di appuntamenti e iniziative. Intanto è online il sito del progetto “Gestire 2020” di cui Ersaf è partner. “Life Gestire 2020” è un progetto sperimentale, innovativo e integrato per la conservazione della biodiversità in Lombardia, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma Life+. Il progetto intende attuare una gestione integrata della Rete Natura 2000 lombarda in sei linee d’azione: migliorare la governance attraverso il consolidamento delle conoscenze e delle competenze di chi lavora nel campo della conservazione della natura in Lombardia; attuare interventi concreti per la conservazione di habitat e specie vegetali; attuare azioni concrete per la salvaguardia delle specie animali; prevenire e contrastare la diffusione delle specie aliene invasive; monitorare lo stato di conservazione di habitat e specie particolarmente protette; incrementare le connessioni ecologiche, per meglio collegare fra loro le aree protette e permettere alle specie animali e vegetali di spostarsi.

Tra le altre iniziative, è online il bando per il conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa con profilo tecnico scientifico nell’ambito delle attività affidate ad Ersaf per la messa in sicurezza di emergenza e progettazione della bonifica dei terreni delle aree agricole nel Sito di Interesse Nazionale di Brescia Caffaro.
Il sito è un’area situata entro il territorio comunale della città, contaminata nelle acque superficiali (rogge), acque sotterranee (falda) e nel suolo da diverse sostanze organiche clorurate persistenti (principalmente pcb, diossine e furani) e alcuni metalli pesanti (soprattutto mercurio e arsenico). L’origine della contaminazione è attribuita principalmente all’azienda Caffaro, che per oltre un cinquantennio, dagli anni trenta fino ai primi anni ottanta, ha prodotto vari composti clorurati tra i quali il pcb. Il 14 ottobre, invece, è stato pubblicato un avviso per la concessione del fabbricato Rosello di Sopra a uso rifugio e attività di formazione in Val Grigna a Esine, in Valcamonica.

Poi, per chi volesse ospitare un collega straniero nella propria azienda, o essere imprenditore agricolo, da meno di tre anni, e voler capire ciò che accade all’estero, oppure fare un’esperienza di alcuni mesi in un’azienda agricola, si può partecipare al programma “Erasmus per giovani imprenditori” che la Cia Agricoltori Italiani sta portando a compimento. Spetta proprio alla Cia (unica organizzazione agricola italiana accreditata dall’Ue a svolgere la mediazione) mettere in “connessione” i diversi giovani interessati a fare questa esperienza. In particolare, può partecipare al programma sia l’imprenditore affermato che intende ospitare, sia quello giovane, neofita o con meno di tre anni di attività alle spalle, che intende fare esperienza in un’azienda straniera, per un periodo che va da uno a sei mesi. Il programma, giunto alla sua ottava riedizione, ha già registrato un risultato significativo avendo coinvolto finora circa 7.400 imprenditori, tra senior e junior, coinvolti in 3.700 scambi. I partecipanti, entrano in diretta connessione con un network europeo di Pmi, ottenendo concrete chance di accesso a nuovi mercati, avendo la possibilità di ricerca di potenziali partner commerciali. Ma anche per i giovani “curiosi” del mondo rurale, “il viaggio con l’Erasmus agricolo” può rappresentare una svolta per il proprio futuro lavorativo o imprenditoriale, basterà essere in possesso di un’idea da sviluppare corredata da un business-plan. I posti disponibili non sono molti e per chi fosse interessato si può andare sul sito internet o mandare una mail.

Il 15 e 16 novembre, invece, dalle 9 nell’auditorium Gaber del Palazzo Pirelli a Milano, si svolgerà il convegno “Cibo e territorio per un’educazione alimentare diffusa” promosso dalla Direzione Generale Agricoltura della Regione con l’ufficio Scolastico per la Lombardia e il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca. Educare al mondo rurale è un’opportunità per conoscere tutti gli aspetti del territorio a partire dal cibo, forte elemento di identità culturale e simbolo del patrimonio territoriale che appartiene a ogni luogo nelle sue tante declinazioni sociali, culturali e ambientali. Con la quarta edizione del convegno internazionale, e alla luce delle esperienze maturate, risulta fondamentale la creazione e lo sviluppo di un’educazione alimentare diffusa, in grado di coinvolgere tante e diverse tipologie di fruitori, facendo partecipare tutti gli enti e le realtà, pubbliche e private (scuole, fattorie, comuni, comunità montane, musei, associazioni, cooperative e altri), che con la loro competenza possono apportare risorse e potenziale di crescita ai vari progetti e favorire così lo sviluppo di reti territoriali forti. Inoltre, quest’anno il progetto “Fattorie Didattiche” compie 15 anni e mostra la ricchezza di un’esperienza costruttiva sotto diversi punti di vista. In questo contesto le fattore svolgono la funzione di veri e propri ambasciatori della cultura agroalimentare, espressione di un’agricoltura che guarda avanti, orientata all’innovazione e impegnata a diffondere un approccio sempre più consapevole all’ambiente e alle sue risorse.

La partecipazione al convegno e alle visite guidate vale ai fini della formazione obbligatoria prevista dalla carta della Qualità delle Fattorie Didattiche. Info via mail. Qui ci si può iscrivere al convegno. I sogni e le opportunità sono al centro, invece, di “Cime a Milano” che si terrà dal 3 al 5 novembre all’Università degli Studi di Milano, in via Festa del Perdono. E’ organizzato con la sua sede decentrata nelle Alpi e dedicata alla montagna Unimont e dal Club alpino italiano. Nella tre giorni si parlerà della montagna a tutto tondo. Alpinismo, scienza, ambiente, creatività, innovazione, cibo e vino. E ancora mostre, palestra di arrampicata per bambini e adulti, laboratori di scrittura e tanto altro. Un viaggio tra le cime delle montagne e quelle dell’ingegno, con tanti appuntamenti e ospiti speciali come Nives Meroi, Luca Schiera e Simone Pedeferri e Francesco Moser. Tutti gli appuntamenti, i laboratori e la palestra di arrampicata saranno aperti al pubblico e gratuiti. Unimont usa la tecnologia per lo sviluppo delle aree montane in modo consolidato, tant’è che gli eventi saranno fruibili in streaming. Per il programma dettagliato e per la registrazione (necessaria per alcuni eventi) c’è il sito internet.

Infine, dal 5 al 7 ottobre a Bragança, in Portogallo, si è svolta la prima International Conference on Research for Sustainable Development in Mountain Regions cui Ersaf ha preso parte. La conferenza, svolta all’interno di Mountain 2016, è stata organizzata con Euromontana. L’evento si è aperto con sette field trip in diverse aree del nord Portogallo e che hanno permesso di sviluppare numerose tematiche attraverso ventuno simposi di lavoro. Le zone montane coprono a livello mondiale il 22% della superficie terrestre del pianeta e ospitano il 13% della popolazione. Oltre il 10% delle popolazioni dipendono da risorse che provengono unicamente dalle aree montane e secondo un report della Fao, il numero delle persone che soffrono d’insicurezza alimentare nelle zone montane è aumentato del 30% tra il 2000 e il 2012. Più dell’80% delle foreste sono in aree montane e più dei due terzi degli hotspot di biodiversità sono totalmente in aree montane.

Questo mette in luce come ci sia un delicato equilibrio nelle aree montane tra esigenze di protezione delle risorse e necessità di sviluppo. Inoltre, nelle aree montane, spesso ricche di risorse, si consumano frequentemente processi di competizione per il loro sfruttamento e utilizzo, generando tensioni tra la popolazione, le imprese, i gruppi politici. Per le aree montane dunque in numerosi casi è stata messa in luce la fondamentale importanza dei processi di governance che includano i livelli territoriali e come la chiave per chiarire i conflitti e definire strategie concrete stia nello sviluppo di strumenti di partecipazione. La povertà nelle aree montane è in forte aumento e la maggior parte dei casi, più le popolazioni sono povere più il loro sostentamento dipende dalle risorse forestali. Tra le principali sfide per il futuro ci sono quindi lo sviluppo di strumenti di riconoscimento del valore delle risorse naturali e di inclusione della protezione della biodiversità, che devono essere concretamente presenti anche in piccoli progetti di territorio. Il tema centrale della conferenza internazionale è stato il cambiamento climatico. La strategia internazionale sul cambiamento climatico non sempre è coerente con la strategia per lo sviluppo sostenibile e questo è un primo punto di sfida di ogni paese.

Ma i dati sul cambiamento climatico e l’instabilità che si osserva nelle nuove analisi e modelli di studio meteoclimatico hanno messo in luce come sia fondamentale, in particolare nelle zone di montagna che hanno equilibri eco sociali molto delicati e risultano maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici, mettere in campo strategie che siano in grado di cambiare approccio, passando dall’adattamento ad una più efficace possibilità di “transformation”, cioé cambiare direzione secondo gli scenari che si presentano. A questo scopo bisogna mantenere una forte strutturazione delle popolazioni, garantendone la permanenza nei territori, cercando di evitare che le comunità invecchino senza ricambio o differenziazione sociale, mantenere il patrimonio culturale e ambientale come sorgente di resilienza. Spesso i progetti di maggior successo sono quelli che hanno una forte integrazione e multidisciplinarietà, come ad esempio il caso presentato in uno dei field trip nella regione di Miranda do Douro.

Qui un progetto di conservazione delle specie è stato dedicato alla protezione dell’aquila di Bonelli, rapace in via di estinzione, attraverso la tutela della sua fonte primaria di alimentazione: i piccioni. I piccioni sono da tempo una risorsa per quel territorio. L’area infatti ospita numerose costruzioni storiche di piccionaie, che anticamente erano anche fonte di cibo per le popolazioni locali. Il progetto ha agito attraverso un censimento e una analisi tipologica delle strutture architettoniche delle piccionaie e al loro restauro storico conservativo. Questo ha permesso di rendere nuovamente funzionali le strutture a protezione dei piccioni che sono tornati a nidificarvi. Il ritorno è anche per la popolazione locale che utilizza gli escrementi di piccione uniti al letame per fertilizzare i campi, che in questa regione sono arsi e poveri. Ecco come un progetto di salvaguardia del patrimonio architettonico storico tradizionale diventa un recupero del patrimonio, un intervento di salvaguardia della biodiversità, un elemento di supporto al mantenimento delle attività agricole nell’area. Ersaf intende fare tesoro di questo scambio di conoscenze e di approcci scientifici nell’impostazione delle proprie attività sulla montagna, in modo da valorizzare sempre di più i risultati delle proprie attività di tutela e sviluppo delle aree montane.