Brescia, bambini oncologici “giocano” con Abe. Progetto premiato

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Ogni bambino ha il diritto di giocare, anche e soprattutto se è malato. Il gioco è stato riconosciuto come un momento fondamentale nella vita di un individuo sin dai tempi di Platone. In ambito psicoterapeutico, il gioco simbolico è una forma di intervento privilegiato e può diventare un supporto al percorso di cura del bambino con patologie onco-ematologiche. La Medical Play Therapy è una forma specifica di approccio che usa la capacità terapeutica del gioco per aiutare i bambini che vivono una condizione di disagio psicologico dovuto allo stato di malattia e alle stressanti procedure del percorso di cura. L’associazione Abe propone l’utilizzo di questo approccio nel reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini di Brescia, al Civile, grazie a un progetto vincitore al Community Award Program, bando di concorso promosso in Italia dall’azienda biofarmaceutica Gilead per selezionare e premiare i migliori progetti di assistenza e supporto al paziente proposti da organizzazioni no profit.

Il progetto “Il gioco che cura: ingegneria e applicazioni tecnologiche a servizio della Medical Play Therapy. Percorsi e strumenti di gestione dello stress da procedure nei reparti di Ematologia Pediatrica” coordinato da Simonetta Coppini e voluto dall’Abe, diventerà realtà nei prossimi mesi grazie al finanziamento di 20 mila euro ricevuto nell’ambito del Community Award Program. Con questo finanziamento sarà possibile creare una vera e propria “Medical Play Room” negli spazi di Abe in Oncoematologia Pediatrica e che riprodurrà un ambulatorio medico, con tutte le procedure necessarie per la diagnosi e la cura. Il progetto, con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università degli Studi di Brescia, prevede anche un percorso di “desensibilizzazione” del bambino verso le procedure grazie a un sistema interattivo per la simulazione dell’esame con la risonanza magnetica.

Il progetto prevede la realizzazione di una macchina-giocattolo in scala ridotta che riproduca, in estetica e suono ad alta fedeltà, la macchina reale. Il sistema sarà dotato di un’interfaccia interattiva, inserita in una console di comando, con la quale il bambino-radiologo potrà svolgere, su un bambolotto-paziente, l’esame (simulato) di risonanza in modo più approfondito. “È un premio che siamo davvero orgogliosi di ricevere e che ci permette di utilizzare le ultime innovazioni tecnologiche a integrazione degli interventi di supporto psicologico – sottolinea Simonetta Coppini.- Questo premio rappresenta peraltro una conferma dell’impegno che da anni l’associazione sta dedicando a favore dei malati di tumore, che potranno avere un vero e proprio supporto attraverso il ‘gioco’ per capire gli esami diagnostici e le cure cui andranno incontro”.

Il progetto di Abe è stato selezionato dalla commissione giudicatrice del premio, composta da Massimo Andreoni professore di Malattie infettive all’università di Roma Tor Vergata e da Marco Simonelli esperto in programmi e finanziamenti per attività Hiv/Aids nei Paesi in via di sviluppo. La scelta è avvenuta tra oltre trenta progetti presentati da altrettante associazioni pazienti di tutto il paese. Abe si è distinta per l’originalità del progetto e la sua concreta realizzabilità, due dei criteri considerati dalla commissione nella selezione e nel finanziamento dei progetti. Ha pesato nell’attribuzione del premio anche la lunga esperienza che l’associazione bresciana ha nell’ambito dell’approccio ai bambini con patologie onco-ematologiche.

La collaborazione con gli Spedali Civili e, in particolare, con l’Ospedale dei Bambini, è lunga trent’anni, fatti di progetti e iniziative al sevizio della qualità dell’assistenza ai bambini e alle loro famiglie. Insieme al progetto di Abe sono stati premiati altri dodici proposti da associazioni pazienti italiane che svolgono la loro attività a supporto di pazienti affetti da Hiv, epatiti e patologie oncoematologiche.