Musica, settant’anni di mito: auguri a Freddie Mercury

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Zanzibar, 5 settembre 1946.
Nel piccolo Government Hospital di StoneTown, centro storico dell’odierna capitale della grande isola distante pochi chilometri dalla costa della Tanzania (al tempo, Tanganika), vi è grande tumulto ma, dopo nove mesi di lotte e gioie, una madre stringe fra le mani un piccolo fagotto, inconsapevole di avere appena messo alla luce colui che il mondo ricorderà come uno dei più influenti personaggi del secolo scorso: Freddie Mercury.

Oggi, possiamo dire che sono passati esattamente settant’anni da quel giorno lontano in cui Bomi e Jer Bulsara – entrambi indiani di etnia parsi, lui cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie, lei una moglie fedele che aveva deciso di non abbandonare il marito nemmeno nel viaggio nell’Africa Orientale – godettero della nascita del loro primogenito. Settant’anni durante i quali quel fagottino ha saputo lasciare un segno indelebile del suo passaggio sul pianeta, seguendo la linea di una parabola esistenziale che lo ha portato a crescere, toccare l’apice per poi sconfiggere persino la morte sopravvivendo nella memoria di tutte le persone del mondo.

Oggi, Freddie Mercury, stroncato dall’aggravarsi di una banale broncopolmonite resa letale dall’AIDS in quel maledetto 24 novembre 1991, non c’è più ma il ricordo della sua voce è ancora forte e – ne siamo sicuri – finché la musica continuerà ad esistere, non svanirà. 

Ripercorrere le tappe di una vita pur breve ma così intensa non è mai facile e scovare curiosità nei meandri dell’esistenza di una personalità pubblica di cui mai si sia scritto è un’operazione quasi impossibile, eppure, consapevoli che rileggere una storia intrigante come può essere quella del beniamino di non soltanto una generazione non è mai noioso, abbiamo deciso di raccontare aneddoti o eventi più o meno noti per unirci anche noi ai pur amari festeggiamenti per l’anniversario della nascita di un mito: tanti auguri a te, Freddie.

Queen_-_Freddie_Mercury

Aveva una straordinaria capacità di stimolare le persone. Sapevamo che lui era un qualcosa di speciale (B. May)

La casa londinese e la targa commemorativa – 
Partiamo dalla notizia più fresca, ossia quella di soli due giorni fa riportante la decisione di Kashmera Cooke-Bulsara (sorella di Freddie) e di Bryan May (quest’ultimo ha avuto l’onore di inaugurare l’evento) di segnalare la prima casa londinese in cui Mercury andò ad abitare insieme ai genitori nel 1964. Stando a quanto più volte ha affermato la sorella, in questi anni, Freddie “passava la maggior parte del tempo a disegnare e ad ascoltare Jimi Hendrix. Stava anche ore in bagno per acconciarsi i capelli!”.

Ho ideato il nome Queen, e ne sono orgoglioso. E’ soltanto un nome, ma ovviamente è molto regale, e ha un suono splendido. (F. Mercury)

I Queen, il logo e lo zodiaco
 – Nati nel 1970 dalle ceneri dei gruppi londinesi Smile e Ibex, con più di 170 milioni di album venduti, 15 album studio e tanti, tantissimi singoli di successo, i Queen entrano di diritto nell’Olimpo delle band più influenti del secolo scorso. Non tutti sanno però che fu proprio Freddie Mercury a ideare il logo iconico del gruppo, sfruttando le proprie conoscenze di elaborazione grafica acquisite presso la scuola d’arte di Ealing. 
Partendo dal canovaccio rappresentato dallo stemma reale del Regno Unito, Freddie decise di inserire all’interno del disegno i segni zodiacali dei quattro componenti della band facendo infine il modo che questi fossero sovrastati da un’araba fenice. Ecco allora che nel progetto compaiono due leoni (Deacon e Taylor), il cancro (May) e due fate a rappresentare il segno della Vergine (Mercury). Singolare è il fatto che Mercury stesso dichiarò,in seguito, di non credere affatto nell’oroscopo.

L’eccesso fa parte della mia natura. La noia è una malattia. (F. Mercury)



I nightclub, gli eccessi e la malattia – 
Gli amici tendono a ricordarlo come una persona timida eppur determinata, ma, almeno stando a quanto dichiarato Peter Freestone, assistente del leader dei Queen che ha pubblicato un libro sulla figura del suo assistito, il carattere di Freddie Mercury presentava anche lati più oscuri, quasi da balordo. Doveva infatti essere assidua la frequentazione di un locale a luci rosse in cui Mercury, che possedeva anche una tessera che lo identificava come socio onorario, si dedicava alle attività più dissolute, viziose, distruttive. A guidarlo solo la voglia di «pericolo ed emozione», che lo portavano a praticare sesso libero con chiunque e senza necessità di impatto emotivo e a ricercare anche nell’alcool e nella droga la più sfrenata sete di vita.
Gli anni dissoluti si protrassero a lungo e la positività ai test HIV, cui conseguì la certezza di aver contratto l’AIDS, fu il prezzo più alto che il nostro dovette pagare.

Non potrei innamorarmi di un uomo allo stesso modo in cui mi sono innamorato di Mary. (F. Mercury)

L’ultimo saluto: These Are The Days Of Our Lives – 
Nonostante la malattia avanzasse facendosi più feroce ogni giorno di più, Freddie Mercury onorò ugualmente l’impegno ch’egli si era preso nei confronti della musica e dei suoi amici fraterni dei Queen, passando ore e ore nello studio di registrazione registrando le parti vocali dei due album Innuendo e Made in Heaven (quest’ultimo pubblicato postumo). È importante sapere che proprio da Innuendo è estratta la meravigliosa These Are The Days Of Our Lives, ultimo singolo che i Queen promossero con la registrazione di un videoclip: la pubblicazione di quest’ultimo però avvenne dopo la morte di Mercury su desiderio del cantante stesso, il quale desiderava celare il proprio precario stato di salute (evidente nelle immagini) ai media.

Gli ultimi mesi di vita, Mercury li passò nella propria dimora di Earls Court con l’amica più intima Mary Austin, cui decise di affidare le proprie ceneri una volta che il suo corpo fosse stato cremato, e il compagno Jim Hutton. 
Sul suo rapporto con Mary Freddie ha sempre speso le più dolci parole: «Potrei avere tutti i problemi del mondo, ma avrei Mary, e questo me li farebbe superare. Per quanto mi riguarda è come se fosse mia moglie secondo la legge – davvero, è proprio come un matrimonio. Crediamo uno nell’altra, e questo ci basta».

Freddie_Mercury_statue.

La morte, i tributi e la statua – 
Freddie Mercury morì il 24 novembre 1991 dopo che l’AIDS contribuì ad aggravare una broncopolmonite. I funerali, celebratisi secondo i dettami del rito zoroastriano (questa era la fede della famiglia del cantante) e dinanzi a pochi intimi amici del defunto, si svolsero presso il Kensal Green Cemetery e le sue membra furono cremate e sparse solamente laddove Mary Austin sa.
Da quel giorno, i tributi alla figura di Freddie Mercury non si sono nemmeno contati ma certamente il primo e più importante di questi è quello tenutosi il 20 aprile del 1992 presso il Wembley Stadium di Londra cui parteciparono artisti del calibro di Elton John, David Bowie, Roger Daltrey ecc.
Infine, il riconoscimento massimo che fin dall’antichità solo certi uomini, quelli più influenti e grandi, si possono meritare: la statua. Innalzata nel 1996 dalla scultrice Irena Sledecka, l’enorme effige bronzea della star dei Queen si staglia sulle rive del Lago di Ginevra e accoglie ogni anno i fan accorsi per godersi lo spettacolo del Freddie Mercury Montreux Memorial Day. Ad oggi i monumenti che lo rappresentano sono più di cento e sono sparsi per tutto il mondo.

Certo, più che un articolo che voglia ricordare la ricorrenza di un compleanno, questo articolo è finito per mostrarsi più secondo i toni di un elogio funebre. È forse per questo che, carenti di altre parole per definire il più grande frontman di tutti i tempi, ci sembra più opportuno far parlare la musica che quest’ultimo ha composto sotto l’egida dei Queen. Caro Freddie, è con Bohemian Rhapsody che vogliamo salutarti perché a noi piace ricordarti nelle vesti di un giovane in calzamaglia che, pur non sapendolo ancora, al mondo ha saputo regalare impagabili emozioni.