Terremoto, il disastro visto da dentro

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Il terremoto visto da dentro: noi siamo una piccola testata online, senza mezzi e risorse per mandare inviati nelle zone colpite. Cerchiamo comunque di darvi notizie sul terremoto, magari quelle che difficilmente arrivano attraverso i media più blasonati.

Vi riporto una intervista pubblicata su “Formiche” di Andrea Picardi che espone problemi fino ad ora non ancora resi noti

“C’è appena stata un’altra forte scossa, stanno venendo giù altri edifici. Devo andare“. Siamo al telefono con il giornalista del Tg5 Paolo Di Lorenzo quando alle 14,36 la terra tra Amatrice e Accumoli è tornata a tremare. Il cronista del telegiornale diretto da Clemente J. Mimun ci sta raccontando cosa ha visto e sentito in queste ultime 36 ore: la devastazione, la furia della natura, il dolore e il coraggio di una popolazione prostrata ma che non si rassegna e continua a scavare tra le macerie per trovare altri superstiti. Il terremoto, però, non dà tregua: una scossa – ce ne sono state quasi 500 dalle 3,36 di ieri notte – di magnitudo 4.3 lo richiama al suo lavoro. Prima, però, aveva fatto in tempo a fornire a Formiche.net le ultime notizie e le sue impressioni, quelle di un giornalista inviato che è nato e che vive nel reatino.

Sei stato tra i primi ad arrivare sul luogo del disastro. Come è andata?

Avevo finito di condurre il telegiornale della notte ed ero appena rientrato a casa. Quando la terra ha iniziato a tremare stavo mangiando: una scossa terrificante che anche a Rieti ha prodotto moltissimi danni senza fare fortunatamente vittime. Ho preso i miei figli e li ho messi in macchina. Subito dopo è arrivata la telefonata del Tg e mi sono precipitato ad Amatrice.

Cosa hai visto?

Devastazione ovunque: un paese completamente raso al suolo, come ha detto il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. Ho iniziato a fare foto e video e ad inviarli in redazione via Whatsapp. Non potevo credere a quello che vedevo.

Quando sei arrivato ad Amatrice i soccorsi erano già sul posto?

C’era soltanto un autobotte con un mezzo dei vigili del fuoco di Posta, che si trova a metà strada tra Rieti ed Amatrice. La macchina dei soccorsi, però, non era ancora arrivata perché all’inizio sembrava che l’epicentro fosse verso Perugia. Solo più tardi – dalle telefonate ai vigili del fuoco e alla questura di Rieti – si è capito, invece, che la tragedia si stava consumando soprattutto tra Amatrice e Accumoli.

E dopo cos’è successo?

Quando l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha ufficializzato che l’epicentro del sisma si trovava nelle vicinanze di Accumoli, i soccorsi sono arrivati in forze, ma erano già le prime ore della mattina. Si tratta di una zona molto complessa: era inevitabile che ci volesse del tempo per raggiungere tutti i punti in cui il sisma aveva colpito.

Qual è ora la situazione?

Ho paura che sia un po’ più grave di quanto viene descritta ufficialmente. Ci sono decine di frazioni di Amatrice, di Accumoli e di Arquata che sono state raggiunte soltanto in queste ore. Parliamo di paesini microscopici, sperduti, nei quali si può arrivare solo attraverso stradine piccolissime, che una volta erano pittoresche e bellissime. Per dare delle coordinate geografiche, qui ci troviamo nella parte nord della Provincia di Rieti, la più impervia dell’Appennino, quella del parco naturale dei Monti della Laga – Gran Sasso. Arrivare in questi paesi è difficilissimo.

Televisioni e giornali continuano a raccontare di frane sulle strade e di grandissime difficoltà dal punto di vista delle infrastrutture e della mobilità.

In alcuni casi i mezzi di soccorso hanno faticato moltissimo a passare. Le strade in questa zona o sono troppo piccole – veri e proprio viottoli di montagna nei quali i veicoli rimangono incastrati – oppure quelle più grandi hanno ponticelli che sono completamente crollati. Per questo sul posto sono arrivati i militari del genio che stanno cercando di ripristinare le vie di comunicazione con alcune delle frazioni più piccole. Stiamo parlando di centri abitati come Saletta, Villa San Lorenzo a Flaviano o Cossito, che erano quasi isolati e che solo da poco sono stati raggiunti. Adesso sono entrate in azione anche alcune unità specializzate in speleologia, che vengono calate dall’alto dagli elicotteri perché in alcuni punti non era possibile arrivarci in altro modo.

Il destino ha voluto che il terremoto si verificasse d’estate quando Amatrice è meta di turisti e villeggianti. E’ così?

Domani e dopodomani avrebbe dovuto svolgersi la grande festa del paese – la sagra degli spaghetti all’amatriciana – il piatto che ha reso famosa questa località in tutto il mondo. Noi del Tg5 avremmo dovuto raccontarla. Per questa ragione in questi giorni erano arrivati in questi luoghi migliaia di persone. Mancano ancora all’appello moltissimi turisti stranieri, magari in vacanza in qualche agriturismo o fattoria della zona, che si trovano in posizione decentrata rispetto ad Amatrice ed Accumoli.

La reazione della popolazione: che impressione ti ha fatto vedere il dolore ma anche il coraggio di queste persone che in due minuti hanno perso tutto?

Da queste parti – mi ci metto anche io – siamo persone di montagna. Gente con uno spirito di grande dignità: con il lutto nel cuore e con le lacrime negli occhi i cittadini si sono rimboccati le maniche e si sono messi a scavare. Tutti stanno dando il loro contributo: sono quasi due giorni che i sopravvissuti continuano a scavare, con ogni mezzo, anche con le mani.