Artogne, lavoratori in nero in fabbrica di cucito. Sospesa attività e denunciata titolare cinese

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Ad Artogne, in Valcamonica, i carabinieri locali, quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile di Breno e i tecnici dell’Ispettorato del Lavoro di Brescia hanno denunciato a piede libero una cinese di 52 anni, imprenditrice titolare di un’attività con sede legale a Prato e operativa ad Artogne. La donna è residente nel paese camuno ed è accusata di violazioni sul lavoro. Dopo un’attività di controllo all’interno del capannone dove si confezionano abiti, sono state trovate all’opera undici persone, compresa la titolare, di cui sette italiani tutti residenti in valle e tre cinesi, con regolare permesso di soggiorno e residenti ad Artogne.

Tutti i lavoratori sono risultati essere in nero e l’attività era sconosciuta al Comune. Durante i controlli, sono stati trovati anche tre cinese (di cui uno irregolare) mentre riposavano in una stanza da letto dopo che, probabilmente, avevano svolto il lavoro notturno. Alla titolare è stato notificato il provvedimento di sospensione dell’attività per aver impiegato personale senza alcun documento per almeno il 20% degli addetti e contestato l’impiego dei lavoratori senza comunicarlo alle istituzioni di previdenza e fiscali.

L’imprenditrice è stata così inquisita perché occupava alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o con permesso senza richiesta di rinnovo nei termini previsti. La ragazza cinese che dormiva e risultava irregolare è stata accompagnata al centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma per tutte le procedure. L’attività aziendale ha anche ricevuto una multa di 35 mila euro.