Economia, i settori che fanno avanzare la produzione industriale

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La produzione industriale, questa incompresa. A me – lo dico francamente – fanno sempre più ridere le continue pubblicazioni, le stime, le previsioni di periodo. Ci si confronta e a volte ci si accapiglia per uno zero virgola in più o in meno: roba da prefisso telefonico che non ci porterà, complessivamente, nè avanti nè indietro.

Vi invito a leggere l’intervento di Paolo Mameli, senior economist di Sanpaolo su “Formiche”, che valuta alcuni risultati sulla base dei dati emersi in aprile: vedrete se non è roba da ridere.

La produzione industriale è cresciuta di 0,5% m/m ad aprile dopo essere rimasta ferma a marzo. Il dato è risultato superiore alle aspettative nostre e di consenso (+0,3% m/m). Il livello dell’indice resta di oltre il 23% inferiore ai massimi storici, ma l’output è tornato a crescere per la prima volta da gennaio.

I CONFRONTI

Su base annua, in termini grezzi la produzione è rimasta in territorio negativo, a – 0,3% dopo il -0,5% di marzo. Tuttavia, se corretta per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi ad aprile 2016 sono stati 20 contro i 21 di aprile 2015), si nota una accelerazione a +1,8% da +0,5% a/a del mese precedente.

I SETTORI

Il recupero è trainato dai beni intermedi (+2,2% dopo il -1,1% m/m di marzo) e dai beni di consumo non durevoli (+1,4% dopo il -1% dei due mesi precedenti). I beni strumentali sono risultati poco variati (-0,1% m/m) dopo essere calati di ben – 1,5% m/m a marzo. I beni di consumo durevoli sono in flessione per il secondo mese consecutivo (-0,7% da -0,9% m/m precedente). L’energia ha corretto (-1,5% m/m) dopo il balzo del mese precedente (+1% m/m).

CHI ACCELERA E CHI DECELERA

La ripresa appare più diffusa, almeno all’interno del manifatturiero. Solo un settore risulta in calo su base annua (corretta per gli effetti di calendario): si tratta del tessile (abbigliamento, pelli e accessori), che, pur in recupero su base mensile, fa segnare un -3,3% nel confronto rispetto allo stesso mese dello scorso anno. I comparti più brillanti risultano la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+6,3%), gli articoli in gomma e materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+5,9%) e la chimica (+5,2%). Riaccelerano dopo la frenata del mese scorso anche i mezzi di trasporto (+4,6% a/a), trainati dalle auto (che riacquistano velocità a +8,8%). Meno confortante la situazione al di fuori del manifatturiero, dove restano depresse sia la fornitura di energia (-1,4% a/a) sia soprattutto l’attività estrattiva (che anzi sprofonda a -15,7% a/a).

LA CRESCITA ACQUISITA

Anche guardando al dettaglio per settore, è possibile che il ritorno alla crescita per la produzione industriale ad aprile sia legato al rimbalzo evidenziato dall’export (almeno verso i Paesi extra-Ue, aumentato del 3,9% m/m secondo i dati già comunicati dall’Istat). La crescita “acquisita” della produzione industriale nel trimestre corrente è pari a 0,3% t/t, ovvero la metà del ritmo evidenziato nel trimestre precedente. A nostro avviso a consuntivo l’aumento potrebbe essere leggermente più marcato (attorno a 0,4% t/t). Prevediamo infatti che nel bimestre maggio-giugno si possa vedere ancora un aumento dell’output, sebbene più modesto che ad aprile.

LO SCENARIO

In ogni caso, anche dopo il rimbalzo di aprile, i dati di produzione industriale sono coerenti con un minor contributo al valore aggiunto dall’industria nel trimestre primaverile, dopo che a inizio anno i due terzi della crescita dell’attività economica erano venuti proprio dall’industria in senso stretto. Dunque, anche dopo questo dato a nostro avviso la stima per il PIL del 2° trimestre resta nella forchetta 0,2-0,3% t/t, ovvero non si può escludere un lieve rallentamento congiunturale (che sarebbe peraltro coerente con i segnali giunti dagli indici anticipatori).

Io penso che queste siano, detto con franchezza, questioni irrilevanti. La realtà è che se scendi in strada e parli con la gente o con qualche piccolo artigiano o commerciante che fatica a far quadrare i conti lo capisci subito che il futuro non ci prospetta nulla di buono, nemmeno nel medio periodo.

Servono riforme radicali del sistema fiscale e delle tutele. Serve meno burocrazia, meno stato e più libero mercato.

Storia vecchia, parole al vento.