Brescia, 199 anni di polizia penitenziaria. Ma Cgil denuncia: “A Canton Mombello condizioni pessime”

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“Nella ricorrenza del 199° anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria, che a Brescia si terrà mercoledì 8 giugno, la Fp Cgil non può esimersi, in questa occasione di “festa”, per evidenziare le pessime condizioni lavorative delle donne e degli uomini che in un contesto come quello di Canton Mombello sono notevolmente peggiorate – si legge in una nota del sindacato.- Le gravi difficoltà che caratterizzano il lavoro dei poliziotti penitenziari nel carcere di Brescia derivano da molteplici fattori come: i tagli alle risorse economiche che caratterizza tutte le strutture penitenziarie e in generale tutta la Pubblica Amministrazione, il sovraffollamento carcerario (350 detenuti a fronte di 206 previsti), le gravi carenze di organico di Polizia Penitenziaria ma anche nel comparto Ministeri (educatori, contabili e amministrativi), le endemiche carenze strutturali, i mezzi obsoleti e la mancanza di automazione dei cancelli e di sistemi di video sorveglianza e di sicurezza.

Oltre a queste problematiche – continua la Fp Cgil – denunciamo le difficoltà nelle relazioni sindacali con l’autorità dirigente poco attenta alle sollecitazioni di questa organizzazione sindacale, che da sempre si impegna per migliorare le condizioni dei lavoratori anche in questo contesto generale così difficile. La Fp Cgil ha sempre cercato un confronto costruttivo che mirasse a obiettivi comuni e a risultati concreti. Constatiamo invece che da parte della direzione c’è una forte chiusura nei nostri confronti, tant’è che più volte abbiamo dovuto adire gli organi superiori. Date queste premesse, vogliamo denunciare la drammatica e difficile situazione che vede quotidianamente i poliziotti impegnati, con spirito di sacrificio e abnegazione, ad assolvere al proprio compito istituzionale senza una minima garanzia per la loro incolumità e sicurezza personale, dal momento che negli ultimi mesi si sono registrati continui atti di autolesionismo, maxi risse e persino ben tre tentativi di suicidio in un solo giorno.

Queste condizioni, insieme a carichi di lavoro e responsabilità elevate e turni sempre più pesanti, sottopongono il personale a stress elevato. L’attuazione della cosiddetta ‘vigilanza dinamica’, che prevede l’apertura delle camere detentive e lo studio e la conoscenza dei detenuti almeno per otto ore al giorno, in un contesto come quello di Canton Mombello diventa un problema di gestione. Infatti, per effettuare questo tipo di regime penitenziario a Brescia, in mancanza di personale, registriamo l’accorpamento di più posti di servizio. Basti pensare che, sovente, un solo agente è costretto a lavorare su quattro piani detentivi con un continuo andirivieni e con la presenza di diverse centinaia di detenuti. Per tutte queste ragioni molti poliziotti chiedono il trasferimento al carcere di Verziano, struttura con condizioni lavorative accettabili.

Per questo motivo sollecitiamo la realizzazione della nuova struttura penitenziaria che risolverebbe molti di questi problemi per tutti gli operatori del carcere e per i detenuti. Un carcere nuovo e a misura d’uomo potrebbe permette l’organizzazione di attività ricreative, di socializzazione, studio e lavoro, tutti elementi trattamentali che mirano e tendono alla rieducazione dei detenuti per il loro reinserimento nel tessuto sociale. Forse l’articolo 27 della Costituzione, da parte della ‘politica’, dovrebbe essere preso in seria considerazione, viste le attuali condizioni detentive, per perseguire il nobile obiettivo della rieducazione del condannato e il suo reinserimento nella società civile.

Sia bene inteso che una condizione detentiva dignitosa abbatterebbe significativamente gli eventi critici e di riflesso condizionerebbe, in positivo, il lavoro e la sicurezza della polizia penitenziaria nell’istituto penitenziario. La Fp Cgil non può che stigmatizzare come l’attuale struttura vetusta, risalente all’ 800, non consente, nella maniera più assoluta, l’assolvimento, per i poliziotti e per tutti gli operatori, del mandato istituzionale. Auspichiamo che presto si cambi rotta e che la politica, insieme alle istituzioni, dialogando anche con chi rappresenta i lavoratori – conclude la nota – riescano a realizzare qualche risultato concreto”.