Prevalle, sigilli alla Valferro per traffico illecito di rifiuti speciali. 17 indagati

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Un’azienda sequestrata, due amministratori e altre quindici persone indagate e, in mezzo, un presunto traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi. Sono i riferimenti dell’operazione condotta dai carabinieri del Ros di Brescia allo stabilimento Valferro Srl di Prevalle, in Valsabbia e presentata stamattina in procura a Brescia. Il decreto con cui sono stati posti i sigilli e portato a indagare sui soggetti coinvolti è stato firmato dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Brescia.

L’intervento è stato chiesto dalla procura distrettuale antimafia dopo l’inchiesta condotta dai carabinieri dalla fine del 2014. I militari, piazzando alcune telecamere all’esterno dell’azienda valsabbina, hanno scoperto il modo in cui i rifiuti speciali con pcb, invece di essere smaltiti in modo lecito, sarebbero stati mescolati ad altri generi per poi essere destinati alle acciaierie bresciane. Così sono finiti nel mirino Gianfranco Sanca di 67 anni e il figlio Stefano di 42, titolari dell’azienda che si occupa della raccolta di materiali ferrosi.

Gli altri indagati, invece, non fanno parte della società, ma sono accusati per non aver certificato cosa uscisse dall’azienda per raggiungere altre imprese. L’inchiesta è partita nel dicembre del 2014 quando i carabinieri hanno voluto verificare le fasi che riguardavano i rottami. In particolare, una volta arrivati allo stabilimento, sarebbero stati stoccati all’esterno e poi caricati sui camion senza alcun controllo, anche dal punto di vista delle radiazioni. Poi avveniva il viaggio verso le aziende per farli smaltire.

Oltre al sequestro dello stabilimento e ai 17 indagati, il giudice ha nominato un amministratore e posto il divieto temporaneo ai due titolari di esercitare gli uffici di persone giuridiche e imprese. L’accusa per tutti è di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi. Nascondere i rifiuti speciali tra i materiali ferrosi avrebbe consentito all’azienda di abbattere i costi di smaltimento previsti.