La Russia si ritira dalla Siria?

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E’ di questi giorni la notizia che la Russia si ritira dalla Siria. O, meglio, ridimensiona il dispiegamento delle sue forze sul territorio siriano.

E’ una scelta strategica? Sotto riporto un pezzo di Zeffira Zanfagna su Formiche che analizza la situazione, con una visione molto diversa dalla mia personale.

Io credo che Putin abbia deciso di ritirarsi dalla Siria soprattutto a causa delle difficoltà economiche che una nuova crisi globale sta infliggendo ai Paesi ricchi di risorse energetiche, e la Russia è uno di questi. Senza contare le sanzione che la UE ha deciso nei suoi confronti  a causa della guerra in Ucraina hanno inflitto un durissimo colpo alla fragile economia russa, che aveva appena iniziato a consolidarsi dopo la caduta del regime.

Lascio a voi lettori la condivisione o meno della mia ipotesi dopo che avrete valutato ciò che ha scritto la Zanfagna.

Martedì 15 marzo un primo gruppo di aerei militari russi si è alzato in volo dalla base di Hmeimim – Latakya, Siria – per fare ritorno in madrepatria.

Putin ha dichiarato che le forze dispiegate in Siria hanno raggiunto ampiamente gli obiettivi prefissati. Allo stesso tempo, però, il capo del Cremlino non ha fornito alcuna indicazione circa la data entro la quale il ritiro delle forze russe dovrà essere completato; piuttosto, ha precisato che alcuni uomini rimarranno nella provincia di Latakia, riporta Al Ahram.

I COLLOQUI DI PACE

La notizia è giunta a un giorno di distanza dall’inizio della prima tornata di colloqui di pace – ospitati a Ginevra – che si protrarrà fino al 24 marzo. A fare gli onori di casa Staffan De Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite.

I colloqui, iniziati nel giorno del quinto anniversario dell’inizio della guerra civile in Siria – sebbene di guerra civile non si tratti più da un pezzo – sono i primi a essere intavolati da circa due anni a questa parte.

I negoziati si sono aperti in un momento cruciale per la Siria e, stando a quanto ha detto Staffan de Mistura, questi dovranno avere per oggetto “la transizione politica, la madre di ogni questione”, scrive Hurriyet. “Per quanto ne so, l’unico piano B disponibile è che si torni a fare la guerra, una guerra anche peggiore di quella che si è combattuta finora […] Entro la fine dei negoziati dovremmo avere almeno delle chiare linee guida. Non parlo di un accordo, ma almeno di linee guida, perché questo è quello che la Siria si aspetta da tutti noi”, prosegue l’inviato speciale delle Nazioni Unite.

IL CAMBIO DI ROTTA (IPOTETICO) DELLA RUSSIA

Il ritiro delle forze militari russe – vero e proprio colpo di scena, dati i precedenti – è stata giudicata una mossa finalizzata a far sedere Assad al tavolo delle trattative e negoziare, evitando qualsiasi forma di ingiustificato ostruzionismo.

“Se l’annuncio del ritiro delle truppe russe prenderà effettivamente forma, questo aumenterà la pressione su Assad affinché si decida a negoziare seriamente a Ginevra, per promuovere una transizione politica che garantisca alla Siria stabilità e tutela degli interessi della popolazione”, ha affermato il Ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeir, scrive The Daily Star.

Lo stesso ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha affermato che la mossa del Cremlino potrebbe accrescere la prospettiva di una soluzione diplomatica al conflitto, prosegue il quotidiano libanese.

L’uso del condizionale è d’obbligo, tuttavia – data l’imprevedibilità che ha sempre caratterizzato la partita che si sta giocando in Siria – e questo alla Casa Bianca lo sanno bene. Washington, infatti, ha preferito salutare la notizia con una tiepida reazione, piuttosto che con smodato entusiasmo. “A questo punto è necessario stare a vedere come andranno le cose nei prossimi giorni”, ha detto una fonte ufficiale USA, commenta The Daily Star.

COSA HA DETTO STAFFAN DE MISTURA

Staffan de Mistrura ha salutato la decisione russa come uno “sviluppo significativo” e ha espresso la propria speranza che questo possa influenzare positivamente i negoziati in corso, riporta The Daily Star.

LE DICHIARAZIONI DELL’OPPOSIZIONE SIRIANA

La mossa di Putin è stata accolta positivamente dal vasto e variegato fronte di opposizione che combatte l’esercito lealista di Assad e i suoi alleati, primi tra tutti la Russia.

Salem al-Meslet, portavoce dell’High Negotiations Committee, ha detto: “Dobbiamo verificare la natura della decisione e il suo significato […] Se la decisione sarà implementata con serietà, allora questo darà ai negoziati una spinta positiva […] Se si tratta di un impegno vero, allora questo costituirà un elemento di pressione su Damasco, dal momento che la il supporto russo è stato fondamentale per prolungare l’esistenza del regime”, scrive Al Arabiya.

Mohamad Alloush, volto del gruppo ribelle Jaish al-Islam, ha detto: “Accolgo positivamente il ritiro russo, a patto che sia un gesto sincero e non una manovra politica”, prosegue Al Arabiya.

Fadi Ahmad, portavoce della First Coastal Division – uno dei gruppi che combatte all’interno dell’eterogeneo Free Syrian Army – ha così commentato la decisione di Mosca: “Non capisco l’annuncio fatto dalla Russia, così come non capisco il modo in cui essa è entrata in guerra”, riporta Al Ahram.

COSA HA DETTO ASSAD

Se si seguisse la logica, ci sarebbe da aspettarsi che il regime di Bashar al-Assad, la cui sopravvivenza è dipesa in ampia misura dall’entrata in guerra della Russia, sia andato su tutte le furie nell’udire la decisione proveniente da Mosca. Tuttavia, in un conflitto complesso quale quello siriano – in cui gli interessi in ballo sono molti, le parti che se li contendono molteplici e i livelli ai quali si combatte più di quanti si creda – seguire quella che si crede essere la logica a volte serve a poco.

“Dopo il successo raggiunto dall’esercito siriano ufficiale, in cooperazione con l’aviazione russa, nel combattere il terrorismo e restaurare la sicurezza e la stabilità di molteplici regioni in Siria […] le controparti russe e siriane, durante una telefonata tra il Presidente Bashar al-Assad e il suo omologo Vladimir Putin, hanno raggiunto l’accordo di diminuire il numero di forze dell’aviazione russa in Siria, al fine di gestire il corrente stato delle cose e garantire la prosecuzione del cessate il fuoco”, scrive Syrian Times, riportando la dichiarazione ufficiale rilasciata dallo stesso Presidente Assad sulla sua pagina Facebook. Il Cremlino ha detto che il Presidente Putin ha fissato un incontro tripartito con il Ministro russo degli Affari Esteri e quello della Difesa e che “tutti gli esiti dell’incontro saranno presi di comune accordo con il Presidente al-Assad”, prosegue Syrian Times.

Dichiarazioni ufficiali a parte, Haaretz scrive di un’indiscrezione secondo cui la decisione giunta da Mosca non sarebbe altro che il risultato delle divergenze sorte oramai tra lo Zar e il tristemente noto Macellaio di Damasco. Sempre Haaretz, poi, riporta che il Presidente Assad si sia adoperato per smentire ogni voce sulla suddetta indiscrezione. Vera o no, perciò, l’indiscrezione è circolata.

Oltre a esser circolata, c’è qualcuno che l’ha pure avallata. Donald Jensen, un ex diplomatico USA con un passato a Mosca, ha detto ai microfoni di Al Jazeera: “Penso che questa azione (quella russa) abbia come obiettivo anche mandare un messaggio ad Assad, del tipo tu dipendi ancora da noi. E non penso che i Russi siano stati particolarmente contenti della riluttanza di Assad a dialogare con l’opposizione”.

Che Putin si sia stancato di assecondare la politica – a tratti suicida, più spesso omicida – di Assad e voglia tirare i remi in barca prima di restare impantanato in quella palude fangosa che è la guerra in Siria? D’altronde la Russia ha già fatto sufficiente sfoggio di muscoli in Medio Oriente e aggiustare il tiro della propria strategia non vuol dire cambiare schieramento o tradire le vecchie alleanze, piuttosto assicurarsi un posto di primordine al tavolo delle trattative quando – e se – si deciderà del futuro della Siria.