BRESCIA – Carcere di Canton Mombello, allarme Cgil al Dap: “Situazione esplosiva”

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Venerdì la Camera del Lavoro di Brescia ha ospitato un’assemblea sindacale della Cgil con gli addetti del carcere di Canton Mombello e altre figure istituzionali e del terzo settore per affrontare il problema dell’istituto penitenziario. Tra i membri, c’erano Alfredo Bazoli della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, il consigliere regionale Gianantonio Girelli della Commissione speciale delle Carceri in Regione Lombardia, la Garante dei detenuti del Comune di Brescia Luisa Ravagnani e il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio e criminologo Carlo Alberto Romano.

I lavoratori della Polizia Penitenziaria hanno denunciato una situazione di grave criticità: in particolare sono state evidenziate le difficili condizioni lavorative, organizzative e gestionali – si legge in una nota della Cgil – aggravate dalla difficoltà nelle relazioni con la direzione, oltre alle croniche carenze strutturali del carcere. I vari disordini occorsi negli ultimi mesi (risse tra detenuti che hanno visto anche decine di coinvolti e vari eventi critici) hanno messo a repentaglio la sicurezza dei poliziotti nonchè dei detenuti stessi, se non anche dell’intera struttura. Diverse sono le ragioni: il sovraffollamento (circa 350 detenuti sui 206 previsti), l’attuazione della vigilanza dinamica che in questa struttura su quattro piani comporta l’andirivieni continuo degli agenti e la mancanza di nuove tecnologie di sorveglianza, come, appunto, la video sorveglianza e l’automazione dei cancelli.

Poi il venir meno del principio normativo che prevede la conoscenza della personalità dei ristretti da parte degli agenti, la mancanza dei box per i poliziotti all’interno delle sezioni detentive e che garantirebbe una gestione più sicura ed efficiente. Quanto esposto dai lavoratori in assemblea ha evidenziato una situazione deleteria – continua la Cgil – ed aberrante che ha anche rilievo sulla salute psicofisica dei lavoratori a tal punto che influiscono negativamente persino sulla vita privata e familiare. Questo forte stress comporta un elevato numero di assenze, che dovrebbe portare a una seria riflessione a chi è deputato alla gestione della struttura penitenziaria. Spiace constatare che manca, inoltre, quello spirito costruttivo che potrebbe, con una maggiore attenzione al dialogo e al rispetto reciproco tra i vertici e la base, portare a qualche miglioramento nella vita lavorativa concreta.

Praticamente siamo dinanzi a una situazione disastrosa ed esplosiva a cui si dovrà porre rimedio tramite interventi mirati e risolutivi. I lavoratori hanno proposto una serie di accorgimenti concreti che potrebbero migliorare la situazione: box ai piani, telecamere di videosorveglianza e cancelli automatici, aumento del personale anche educativo e amministrativo. Ad oggi lavorano solo due educatori per circa 350 detenuti, mancano anche ragionieri e amministrativi costringendo l’amministrazione queste risorse tra i poliziotti penitenziari, quindi, depauperando il personale addetto ai servizi istituzionali. Hanno anche chiesto maggior rispetto dei lavoratori, dei loro diritti e della loro sicurezza, con l’applicazione delle regole cogenti.

Alfredo Bazoli, nel proprio intervento, ha evidenziato l’assoluta indispensabilità di costruire il nuovo carcere a Brescia e si è assunto anche l’impegno di rappresentare al ministro della Giustizia la grave situazione che sta vivendo il personale della Casa Circondariale. Il consigliere regionale Gianantonio Girelli, preso atto della drammaticità e delle problematiche emerse, ha ritenuto opportuno proporre un’audizione in Commissione Carceri al fine di valutare eventuali soluzioni o proposte. La Garante dei Detenuti Luisa Ravagnani ha poi evidenziato una grande professionalità e disponibilità da parte dei poliziotti penitenziari che, nonostante le gravi sofferenze lavorative ed organizzative, assolvono al proprio mandato istituzionale con dignità e grande collaborazione.

Infine, il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio Carlo Alberto Romano ha rilevato la grave situazione proponendo un intervento attraverso lo strumento della mediazione fra i lavoratori e la direzione. Ha inoltre sottolineato come, a riprova della difficile situazione, siano pochissimi i detenuti immessi al lavoro esterno a differenza di Verziano. E’ ora che l’amministrazione, a tutti i livelli, si assuma le proprie responsabilità su una situazione ormai esplosiva che sta minando la credibilità dell’istituzione penitenziaria. Non vogliamo essere allarmisti, ma non possiamo aspettare che si verifichi l’evento tragico per poi correre ai ripari.