Renzi, Monti, le banche, l’Europa

0

Renzi non è certo un esempio di coerenza. Monti è certamente un esempio di fallimento politico e inconsistenza totale, lui e i professoroni amici suoi.

Ha fatto bene il giovane rampante a cantarle solenni al vecchio solone, che dopo aver fatto più danni di qualsiasi politico lo abbia anticipato sulla poltrona, voleva spiegare al giovanotto come risolverli.

Neanche le banche mi stanno simpatiche. Spesso sono luoghi di transazioni discutibili a danno dei clienti. Certamente si devono studiare regole che tutelino meglio il risparmio. Ma al tempo stesso, altrettanto certamente, sono istituzioni indispensabili in una società moderna ed evoluta.

Mi capita sempre più spesso di condividere articoli di colleghi blasonati o esperti in vari settori che compaiono su Formiche.net e, anche nel caso dei personaggi di cui sopra e delle banche, Michele Arnese ha scritto cose sensate e condivisibili che voglio sottoporre ai nostri affezionati lettori

Vogliamo abbandonare la solfa sui gufi e i rosiconi? Andiamo oltre la diatriba tra renziani e anti renziani?

Magari a qualcuno la jattante baldanzosità del premier Matteo Renzi può annoiare o far imbestialire. Giusto. Ma che dire dell’altezzosità professorale alla Mario Monti che, dopo il non trionfo alle scorse elezioni, e con il laticlavio in tasca, pontifica e ammonisce e bacchetta e consiglia?

E pensare che Monti è lo stesso prof che definiva l’agenda Renzi (leggere per credere) la prosecuzione dell’agenda Monti.

Ma siccome è bene che le chiacchiere e le polemiche fini a se stesse siano azzerate, stiamo alla sostanza. Ovvero su uno dei punti principali sollevati ieri in Senato dal presidente del Consiglio. Ovvero che le banche italiane, con le regole in cantiere nel Comitato di Basilea sui titoli di Stato, saranno le più penalizzate. Lo certifica, peraltro, non un ministero o un ente governativo, ma Mediobanca Securities.

Così, quasi d’incanto, sembra che pure i giornaloni si siano accorti del tema. Qui a Formiche.net abbiamo contato circa venti pezzi negli ultimi 30 giorni dedicati al tema.

Ecco gli ultimi tre articoli per un approfondimento.

Chi deve temere di più tra le banche italiane per la fissazione di Berlino sui titoli di Stato

Perché pure le compagnie assicurative si devono preoccupare delle follie orchestrate a Basilea sui bond statali

Come si sta studiando a Bruxelles l’ultimo siluro sugli istituti di credito italiani

A questo punto, visto che gli anti renziani per principio hanno stufato, così come pure i renziani, specie di convenienza, leggiamo senza paraocchi o paranoie queste parole pronunciate ieri in Parlamento.

Negli ultimi otto anni gli Stati Uniti con Barack Obama hanno scelto una politica economica che ha portato ad una disoccupazione più bassa e ad una crescita più alta. L’Europa ha scelto una politica economica che ha visto la disoccupazione crescere e la situazione economica complessiva non crescere a sufficienza; anzi, ha visto aumentare la distanza tra il Paese leader e gli altri. Questo è un dato di fatto.

Dire che di conseguenza non basta più una politica incentrata soltanto sull’austerity, che si occupa – in modo peraltro discutibile – di banche, e non di disoccupazione e di sociale, significa essere coerenti con la storia dell’Italia e significa anche essere in grado di riportare in questa discussione un po’ di verità. Si è svolta una discussione, anche con una mozione di sfiducia al Governo, sulla questione delle banche di alcuni territori del nostro Paese. Oggi ci rendiamo conto che il vero tema delle banche in Europa è una questione enorme che riguarda la prima banca tedesca, oltre che la seconda banca tedesca. Voglio essere chiaro. Io faccio il tifo perché quella banca non soltanto sia salvata, ma sia messa altresì nelle condizioni di agire per il bene dell’economia europea, perché sarebbe un assurdo pensare il contrario in una divisione nazionalista.

Ma il dato di fatto è che, anziché preoccuparci dei titoli di Stato italiani o di altri Paesi che vengono acquistati dalle banche, bisogna avere la forza di dire che nella pancia delle banche, di molte realtà del credito europeo, c’è un eccesso di derivati, di titoli tossici, che credo debba portare con chiarezza l’Italia a prendere una posizione. Noi metteremo il veto su qualsiasi tentativo che vuole andare a dare un tetto alla presenza di titoli di Stato nel portafoglio delle banche, e su questo mostreremo, senza alcun cedimento, una coerenza e una forza esemplari. Contemporaneamente lasciatemi dire che, se alcuni istituti di credito del Nord Europa avessero tenuto i titoli di Stato italiani nel 2011-2012, oggi avrebbero molto più rendimento, anziché essersi messi in pancia alcune realtà profondamente discutibili e che comunque non danno un rendimento come quello che avrebbero garantito i titoli di Stato italiani a quel livello. Bisogna, però, vincere la nostra sudditanza psicologica per cui chi parla di un’Europa diversa viene immediatamente accusato di avere chissà quale disegno perverso.

Le ha pronunciate Matteo Renzi. Magari si sbaglierà, ma siete sicuri che un premier di centrodestra avrebbe detto l’opposto di quanto detto da Renzi? Ma questo, forse, è un altro problema.