VERONA – Caccia, il Veneto “allunga” il piano faunistico. Zanoni: “Negato diritto dei cittadini”

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Con 30 voti favorevoli (Lega Nord, lista Zaia, Forza Italia, FdI, IV, VC, Fare), 15 voti contrari (Pd, Lista Moretti, M5S) e zero, astenuti il Consiglio regionale del Veneto, ha approvato il progetto di legge “Rideterminazione del termine di validità del piano faunistico-venatorio regionale approvato con legge regionale 5 gennaio 2007, n. 1”, in pratica la nuova proroga del Piano Faunistico Venatorio del Veneto per un altro anno. Con 16 voti favorevoli (Pd, lista Moretti, M5S), 27 voti contrari (Lega Nord, lista Zaia, Forza Italia, FdI, IV,) e 2 astenuti (VC, Fare) è stato invece bocciato il “mio emendamento sottoscritto in aula anche da alcuni colleghi Pd, M5S e VC, che avrebbe consentito di chiedere il divieto di caccia nei propri terreni a determinate condizioni.

Se la giunta regionale non riesce dopo cinque anni dalla scadenza del piano del 2007 ad approvarne uno di nuovo – commenta Andrea Zanoni – almeno poteva riaprire quella finestra temporale di 30 giorni nei quali consentire ai proprietari di terreni di esercitare il diritto di legge di vietarne la caccia. Ma vediamo un po’ più in dettaglio cos’è accaduto lunedì in consiglio regionale. Siamo all’ennesima proroga del vecchio piano faunistico venatorio approvato nel lontano 2007 con la legge regionale 1 del 5 gennaio 2007 (pubblicata sul Bur n.4 del 9 gennaio 2007) e scaduto il 9 gennaio del 2012, poi sopravvissuto fino ai giorni nostri con proroghe su proroghe più o meno legittime. Si è voluto pertanto prorogare per l’ennesima volta un piano – continua Zanoni – che si basa su dati dei Piani Faunistici venatori provinciali del 2004/05 approvati due anni prima, quindi si è prorogato un piano superato da dodici anni.

La pianificazione prevista dalla legge nazionale sulla caccia, la 157/92, prevede che i piani abbiano una durata di non oltre cinque anni. Il consiglio è perciò andato in deroga ad una norma statale molto precisa a riguardo. Il piano prorogato, che puzza di stantio da quante volte è scaduto, non è aggiornato alle nuove situazioni ambientali ben diverse da quanto accadeva nel 2007, o meglio nel 2004. Il territorio del Veneto in questi dieci anni e più, è stato interessato da forti modifiche. Ingenti quantità di suolo consumato è stato perso irrimediabilmente sottraendo importanti superfici alla fauna selvatica e ai cacciatori – dice ancora Zanoni – tant’è che lo stesso presidente Zaia ha presentato una legge sul consumo di suolo ora in esame in II Commissione Ambiente. Importanti territori campestri sono stati ‘tagliati’ e ‘spezzati’ in più tronconi a causa della realizzazione di imponenti opere stradali come la Valdastico Sud e la superstrada Pedemontana Veneta che hanno frazionato campagne e istituti faunistico venatori come gli Atc.

Anche gli effetti dovuti ai cambiamenti climatici, con il susseguirsi di estati piovose e fresche, o al contrario estati secche e torride, o addirittura inverni caldi e aridi, hanno comportato importanti mutamenti sulle dinamiche delle popolazioni faunistiche e sul loro trend demografico e andamento migratorio. Nel frattempo si sono affacciate nella nostra regione specie considerate ‘prioritarie’ dalla direttiva Habitat come il lupo, l’orso e la lince che sono classificate come particolarmente protette dalle norme nazionali. Oppure altre come la nutria considerate dannose. Anche la popolazione del cinghiale in alcune aree pare aver subito degli incrementi. Nel contempo le popolazioni di molte specie, in particolare di uccelli migratori, sono quasi sparite dal nostro territorio. Molta della fauna presente in abbondanza dieci anni fa ora è diminuita fortemente o è quasi sparita, porto solo a titolo di esempio l’allodola, specie cacciabile attualmente e considerata in declino in tutta Europa, i passeri (il passero d’Italia e la passera Mattugia), cacciabili con la caccia in deroga in Veneto per diversi anni e oggi pressoché scomparsi.

Risulta evidente aver prorogato prorogare ancora un piano faunistico venatorio del 2007 significa andare contro la norma nazionale, la n. 157/1992, ma soprattutto contro il buon senso. Abbiamo delle aree considerate protette e utili a raggiungere le percentuali minime di territorio protetto che gridano vendetta: centri abitati, zone industriali, aeroporti militari e specchi d’acqua dove la fauna mai e poi mai, come previsto dalla legge, utilizzerà per sostare, alimentarsi e riprodursi. Si è voluto prorogare il piano di un altro anno nonostante la giunta regionale avesse nei cassetti un piano faunistico già da tempo approvato e frutto di un lungo lavoro di tutte e sette le province del Veneto. Pare che la maggioranza in consiglio non abbia avuto la forza di approvare questo piano perché qualcuno lo vuole rivedere a modo suo giocando così anche sulle tasche dei cittadini veneti, dato che quel piano è costato decine di migliaia di euro. E il pretesto di questo suo congelamento diventa per qualcuno l’inclusione nel suo interno delle norme sui danni da fauna selvatica, danni utilizzati e sventolati ripetutamente per condizionare in maniera strumentale l’opinione pubblica in merito alla questione della caccia.

I danni della fauna selvatica purtroppo spesso vengono utilizzati per giustificare la caccia anche nei confronti di molte specie che di danni non ne hanno mai fatti. Dovete sapere che i danni causati all’agricoltura sono soprattutto opera di specie oggetto di ripopolamenti venatori – continua Zanoni – come la lepre, il fagiano, il cinghiale, per quest’ultimo i ripopolamenti sono stati vietati da poco a livello statale. Ebbene la specie che svetta prima in classifica per i danni all’agricoltura in Veneto, è proprio la lepre, come risulta dai dati ufficiali della giunta. Specie oggetto di immissioni anche con capi acquistati da allevamenti. Quindi dobbiamo ridimensionare questo fenomeno che in media vede nella nostra regione ogni anno un dato medio di 2 euro di danni ad ettaro e 15 euro di danni per azienda. Questa proroga avrà anche effetti negativi sui diritti dei cittadini che in Veneto posseggono dei terreni agricoli e che vogliono vietarne la caccia. La legge nazionale, la 157/92, all’articolo 15 comma 3, la legge regionale sulla caccia, la 50/93, all’articolo 8 comma 7, il regolamento di attuazione del Piano faunistico venatorio regionale approvato con legge regionale n. 1 de 2007 all’articolo 21 comma 1, prevedono la possibilità di vietare la caccia su domanda dei conduttori e proprietari da inoltrare alla regione.

Questo diritto viene però garantito dalle leggi solo ed esclusivamente durante una breve finestra temporale di trenta giorni, ovvero ‘entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio’ sul bollettino ufficiale della regione. Risulta evidente che questo sacrosanto diritto dei cittadini veneti viene negato da ben dieci anni, ovvero dall’ultima finestra temporale risalente al febbraio del 2007. Il mio emendamento, che avevo avuto cura di sottoporre all’ufficio legislativo del Consiglio, tra l’altro è l’unico presentato su questa legge, avrebbe consentito finalmente il sacrosanto diritto a richiedere il divieto di caccia nei propri terreni così come concesso dalle leggi statali e regionali succitate, riaprendo quella benedetta finestra temporale di trenta giorni che l’assemblea legislativa del Veneto ha chiuso in faccia ai cittadini da ben 10 anni. La richiesta del divieto, tra l’altro, deve essere corredata anche di una relazione tecnica sottoscritta da un professionista abilitato e per legge può essere fatta solo per dei casi limite, cioé per:

a) le colture agricole specializzate in atto al momento di presentazione della richiesta e quelle condotte nell’anno precedente;

b) le produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali, con la specificazione delle caratteristiche dei sistemi stessi;

c) le produzioni agricole con fini di ricerca scientifica, con la dettagliata descrizione del progetto, delle tecniche impiegate e degli strumenti utilizzati;

d) gli interessi economici, sociali o ambientali che si ritengono suscettibili di danno o di disturbo in guisa da costituire motivo di sottrazione del fondo.

Le associazioni che tutelano l’ambiente e gli animali e soprattutto i possessori dei terreni agricoli, con particolare riferimento agli agricoltori e alle loro associazioni di categoria, si aspettavano che in questa ennesima proroga venisse inserita una norma che salvasse il diritto di chiedere il divieto di caccia in casa propria. Purtroppo lunedì nell’aula consigliare non è prevalso il buonsenso e la maggioranza ha dimostrato di essere ostaggio di un solo ed unico consigliere seduto nell’aula, come lui stesso ama ricordare spesso, grazie ai voti dei cacciatori, negando per un altro anno un sacrosanto diritto dei cittadini veneti.

Da troppi anni in consiglio regionale si approvano in materia di attività venatoria e tutela della fauna selvatica solo norme a senso unico. La L.R.50 del 1993 sulla caccia è stata ormai modificata una decina di volte e sempre e solo a vantaggio non dei proprietari dei terreni, non degli agricoltori, non della fauna selvatica, ma solo ed esclusivamente dei cacciatori (sugli appostamenti di caccia, sui richiami vivi, sugli allevamenti dei richiami vivi, ecc.). Quello che è accaduto lunedì in Consiglio regionale è un fatto di una gravità inaudita – conclude Zanoni – che dimostra quanto la maggioranza sia poco o per nulla rappresentativa dei cittadini veneti su questa materia”.