Pozzuoli, “non volevo uccidere Carla, volevo sfregiarla”

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Carla e altre donne massacrate dai loro uomini. O presunti tali. Altre tragedie – forse annunciate – attorno alle quali, sui media nazionali si stanno esprimendo le più bizzarre opinioni dei soliti tuttologi con chissà quali specializzazioni o “master” universitari.

Per introdurvi al mio modestissimo pensiero sull’argomento vi propongo la lettura di alcuni brani di un pezzo di Titti Beneduce sul Corriere.it:
“Lei aveva intrecciato una relazione con un altro”. Questo — ha spiegato Paolo Pietropaolo al pm di Cassino — lunedì mattina gli ha fatto perdere il lume della ragione e lo ha spinto a dare fuoco a Carla Ilenia Caiazzo.

Pietropaolo ha reso piena confessione. Non solo: ha anche spiegato che, «deluso dalla vita» e accecato dalla rabbia, già in precedenza aveva pensato di fare del male alla sua ex compagna: in particolare una volta che lei attraversava la strada sulle strisce e lui era in auto, a pochi metri. Anche prima di gettarle addosso dell’alcol e di darle fuoco si era chiesto se fosse preferibile usare della vernice, ma poi aveva pensato che no, la vernice è meno infiammabile. «Non avevo intenzione di uccidere Carla – ha detto ai pm- dopo averle dato fuoco, non l’ho nemmeno investita nonostante avessi potuto. Avevo intenzione di sfregiare il viso di Carla che è una ragazza molto bella».

Di fronte a una bestia simile, una bestia che rilascia queste dichiarazioni, la cosa più ovvia che viene in mente all’uomo della strada è che debba essere riservato a lui lo stesso trattamento che lui ha applicato alla donna e alla bimba che portava in grembo.

Ma noi non siamo uomini della strada. Siamo pennivendoli. Abbiamo il dovere di comportarci da persone civili, rispettose delle regole.

Tuttavia, a sentire l’intervista rilasciata da una mamma che ha perso la figlia diciannovenne, mercoledì mattina a “Unomattina”, e che ha fondato una casa di accoglienza per donne e bambini che hanno subito violenza, una donna – insomma – che la tragedia e le dinamiche che ruotano intorno a queste situazioni le conosce bene, improvvisamente appare tutto chiarissimo.

Tutto chiarissimo. Al netto anche delle inutili chiacchiere dei due tragicomici “pseudo non so cosa”, che tentavano una improbabile spiegazione sociopsicologica dei tragici fatti. Spiegandoci che la galera dovrebbe permettere di “rieducare” questi animali.

Ma che cazzo ci sarà da rieducare in uno che rilascia le dichiarazioni che abbiamo citato all’inizio di questo articolo?

Quella mamma, toccata dalla tragedia in prima persona e che in conseguenza di ciò ha messo la propria esperienza a disposizione di chi subisce violenza, l’ha detto chiaro cosa bisogna fare. Condannarli alla galera perpetua. Garantendo la certezza della pena.

Per dimostrare che questo stato, almeno in questi casi, sa cosa fare davvero, senza lasciare che qualche magistrato “azzeccagarbugli” trovi e applichi norme buoniste che dopo pochi anni lascino uscire questi farabutti.

Non c’è altro da dire.