MARCHENO – Bozzoli, indagati saranno interrogati martedì. Accusa di omicidio volontario

0

Quattro indagati e primi interrogatori da martedì. Sono gli sviluppi emersi ieri nella vicenda della scomparsa di Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno, in Valtrompia, di cui non si hanno tracce dall’8 ottobre. Quel giorno, secondo gli inquirenti, all’interno della fonderia c’erano proprio il datore di lavoro, i nipoti Alex e Giacomo Bozzoli e gli operai Oscar Maggi, Akwasi Boagye detto “Abu” e Giuseppe Ghirardini. Quest’ultimo è stato trovato morto dieci giorni dopo la sparizione dell’imprenditore a Case di Viso, a Ponte di Legno. Altrimenti sarebbe finito anche lui nel registro degli accusati. Per tutti il capo di imputazione è concorso in omicidio volontario e distruzione di cadavere.

Secondo la procura, quindi, i quattro avrebbero collaborato nel delitto del datore di lavoro e lo avrebbero gettato nel forno più grande gestito proprio da Bozzoli. Alle ultime novità investigative si è arrivati dopo le perquisizioni eseguite ieri mattina dai carabinieri di Brescia con il supporto di quelli di Gardone. Al termine dei controlli, gli accusati sono stati interrogati al comando provinciale in piazza Tebaldo Brusato dove hanno ricevuto l’avviso di garanzia prima di lasciare le caserma. Per loro non ci sono, infatti, gravi indizi di colpevolezza, ma saranno sentiti formalmente da martedì. In paese tanti cittadini aspettavano questa svolta per chiedere chiarezza e trovare il colpevole di una situazione che ha elevato Marcheno alla cronaca nazionale.

Il sindaco Diego Bertussi dice di affidarsi alla giustizia, mentre la parte più complicata dell’indagine sembra avviarsi in queste ore. Si cercano di ricostruire le eventuali responsabilità dei quattro nel presunto delitto di Mario Bozzoli e come abbiano agito. Subito dopo la scomparsa, da tempo si parla dei presunti cattivi rapporti tra il datore di lavoro e i nipoti Alex e Giacomo. Dissidi confermati dalla moglie dell’uomo, Irene Zubani, soprattutto dopo la volontà di aprire una nuova fabbrica concorrente a Bedizzole, escludendo lo zio dalla società. Uno di loro sarebbe stato notato, tra l’altro, in auto durante le ore della sparizione mentre si muoveva nei dintorni della ditta di Marcheno.

Allo scenario si aggiunge la morte di Giuseppe Ghirardini, avvelenato dal cianuro presente in un’esca, come ha certificato l’autopsia. Forse ha partecipato al presunto delitto del suo datore di lavoro oppure ha assistito. Così, il timore che l’uomo potesse rivelare tutto ai carabinieri potrebbe aver spinto gli altri operai a dargli il veleno. Ma la procura di Brescia continua a ipotizzare che Ghirardini si sia suicidato. Un’altra circostanza, ancora da valutare, è il presunto trasferimento di denaro sul conto di uno degli operai indagati e che si sarebbe interessato alla temperatura di fusione del titanio. Mario Bozzoli, infatti, portava una protesa dentaria di quel materiale e la curiosità del dipendente potrebbe essere connessa ai legami tra il gettare il datore di lavoro nel forno e la possibilità di lasciare tracce. Da martedì si potranno conoscere altri dettagli, in base alle risposte degli indagati. E per la prima volta non si parla più di sequestro di persona, il capo d’accusa formulato dal pm Alberto Rossi e presente nell’inchiesta per due mesi.