MARCHENO – Famiglia Ghirardini torna a parlare. “Non si è suicidato. Dov’è il resto della seconda esca?”

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A distanza di alcune settimane dall’ultima uscita, la famiglia di Giuseppe Ghirardini, l’operaio della fonderia Bozzoli di Marcheno ritrovato senza vita a Ponte di Legno, è tornata sulla vicenda di come potrebbe essere morto il loro parente. I carabinieri dei Ris di Parma hanno accertato che l’addetto è morto per il cianuro contenuto nella seconda esca avvelenata, quella di cui sono stati trovati solo alcuni frammenti. Una prima capsula era stata trovata nel corso dell’autopsia eseguita sul corpo dell’operaio 50enne.

La procura di Brescia continua a indagare con l’ipotesi per suicidio, ma la famiglia, tramite l’amico Roberto Stefana, è tornata a dire che l’uomo non si sarebbe tolto la vita. Secondo i parenti, Ghirardini non avrebbe avuto motivo di compiere un gesto estremo e, anche se avesse avuto l’idea di farlo, avrebbe potuto agire con un colpo di fucile di cui dispone in quanto cacciatore. Un’altra circostanza sosterrebbe la tesi della famiglia e cioè il fatto che non è stato trovato il resto della seconda “bacca”.

Questo, secondo i parenti, porterebbe a una pista per cui l’operaio potesse non essere solo a Ponte di Legno. La stessa famiglia ha deciso di continuare a seguire l’indagine affidandosi all’avvocato Marino Colosio, quello nominato dall’ex moglie brasiliana dell’operaio. Gli inquirenti vogliono verificare anche i risultati dei test sui quattro fazzoletti disposti in ordine sul posto del ritrovamento di Ghirardini. Forse un messaggio di addio che avvalorerebbe la tesi del suicidio o, al contrario, un’indicazione verso qualcuno.