MARCHENO – Ghirardini morto per cianuro della seconda fiala. Procura indaga per suicidio

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Giuseppe Ghirardini, l’operaio della fonderia Bozzoli di via Gitti a Marcheno, si è suicidato? Dopo il ritrovamento, risalente solo al 16 novembre e dopo oltre un mese dalla morte dell’addetto, di alcuni frammenti di una seconda esca al cianuro, gli inquirenti sono convinti di questa ipotesi. I nuovi test dei Ris di Parma compiuti mercoledì e ai quali ha assistito l’avvocato dell’ex moglie brasiliana di Ghirardini, Marino Colosio, hanno certificato che l’operaio non è morto per la prima capsula, rimasta integra nello stomaco del 50enne. Ma il decesso è avvenuto dopo aver assunto cianuro presente nel secondo contenitore.

Il resto della capsula non è stato trovato, mentre il legale ha chiesto alla procura di Brescia nuove indagini sul mistero di Marcheno. I familiari e conoscenti di Ghirardini ritengono impossibile che l’uomo, appassionato cacciatore, si sia allontanato così tanto dalla Valtrompia per raggiungere Ponte di Legno dove poi è stato trovato morto e con una fine che sembra drammatica a causa del cianuro. Ipotesi contrastata anche dall’avvocato dell’ex moglie alla luce dei nuovi reperti trovati.

Al contrario, chi indaga per istigazione al suicidio, di cui è aperto il fascicolo in procura, pensa che l’uomo abbia voluto farla finita per aver visto qualcosa collegato alla scomparsa del suo datore di lavoro Mario Bozzoli di cui non si hanno tracce dall’8 ottobre. E che potrebbe coinvolgere i parenti dell’imprenditore, criticati anche da alcuni dipendenti per il loro presunto atteggiamento. Le indagini hanno puntato l’attenzione anche sui money transfer presenti in provincia di Brescia. Gli inquirenti ritengono che, se l’operaio avesse inviato i propri soldi all’ex moglie, sarebbe il segno per anticipare il suicidio. Ma, stando agli ultimi accertamenti, sembra che questo non sia avvenuto.