MARCHENO – “Quarto Grado”: auto in zona fonderia. Operai e sindacato: “Riaprire l’azienda”

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Vanno avanti le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno di cui non si hanno più tracce dall’8 ottobre. Durante la settimana è iniziata la verifica dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo anche sul colato estratto dai forni che erano rimasti chiusi e poi sbloccati. Nel mirino c’è soprattutto l’impianto più grosso dove gli inquirenti temono che l’uomo sia finito. Al momento non è ancora stato trovato alcun elemento riconducibile al datore di lavoro, mentre dall’altra parte i carabinieri sono al lavoro con la procura di Brescia per capire per quale motivo l’operaio Giuseppe Ghirardini sia stato avvelenato dal cianuro.

Si vuole accertare se il dipendente si sia suicidato, contrariamente a quanto pensano i parenti, o se qualcuno lo abbia costretto a prendere l’esca che conteneva la sostanza. Si continua a controllare anche le immagini riprese dalle telecamere sul posto e nei dintorni dell’azienda. A questo proposito il programma tv “Quarto Grado” su Rete 4 ieri ha mostrato un video in cui si nota un movimento di auto presenti sul posto nelle ore della scomparsa. In particolare, si vede un primo veicolo nei pressi della rotonda e poi un altro che sosta per un minuto vicino a cassonetto a pochi passi dalla fonderia. Ma al momento gli inquirenti non hanno trovato indizi determinanti.

Aldilà delle indagini, l’azienda è chiusa dall’8 ottobre, il giorno della sparizione dell’imprenditore. Una situazione forzata che ha portato la ditta a fermare la collaborazione con i clienti, con milioni di euro di lavori e commesse persi finora. Per questo motivo il legale dell’azienda e gli operai chiedono di riaprire almeno la parte degli uffici per pagare i fornitori, gli stipendi dei dipendenti e riprendere i fili con le aziende dell’indotto. “Nel massimo rispetto per chi vive ancora nel dolore e nell’incertezza e consapevoli della complessità e delle necessità delle indagini in corso – si legge in una nota della Fim Cisl di Brescia – abbiamo il dovere di sollevare il problema del lavoro bloccato dall’inagibilità dell’azienda: se la magistratura non sblocca al più presto almeno la parte amministrativa, la Bozzoli di Marcheno è un’esperienza industriale che viene condannata alla fine.

Da parte dell’azienda gli impegni, nonostante il fatturato sia fermo sullo zero da quel tragico 8 ottobre, sono stati rispettati: ai quattordici dipendenti della fonderia lo stipendio di settembre è stato pagato e così gli undici giorni di ottobre precedenti all’avvio della cassa integrazione. Il problema però è quello di riannodare i rapporti con i committenti, giustificare la mancata consegna delle commesse, provare a ricostruire con i clienti un rapporto di fiducia2.