Passaporto, la disavventura e “burocrazia” all’ufficio di Brescia

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Abbiamo ricevuto e pubblichiamo la lettera di un utente, Paolo Pezzotti, inviata alla stampa bresciana, al ministro degli Interni Angelino Alfano, al prefetto di Brescia Valerio Valenti e al questore Luigi De Matteo su una vicenda burocratica per un passaporto.

Mi presento nella mattinata odierna presso l’Ufficio Passaporti della Questura di Brescia, in via Capriolo 3, con appuntamento fissato per le 9,30, con tutta la documentazione necessaria alla presentazione della domanda di rilascio del passaporto. Veniamo tutti chiamati alle 9,50 e già non è un buon inizio. Nell’attesa mi permetto di osservare che le persone senza appuntamento devono mettersi in coda ritirando un apposito numero progressivo, peccato che il numeratore luminoso di chiamata fosse disattivato. Le persone ritiravano il numero, ma venivano chiamate allo sportello in modo assolutamente casuale. Una voce flebile, ben lontana, da dietro lo sportello oltre la sala d’attesa, diceva “avanti”, “avanti per il ritiro” e a caso, senza nessun rispetto delle priorità d’arrivo, le persone si presentavano, fortuitamente disposte, allo sportello.

Per fortuna, la mattinata era abbastanza tranquilla: una trentina di persone variamente sparse avevano ritirato un numero che non serviva a nulla e si presentavano a caso all’unico sportello attivo. Il disordine, lo stupore, la rabbia, il fastidio sul volto dei presenti era di tutta evidenza e sono certo che questa nostra pessima Italia è stata ben rappresentata anche nella efficientissima operosa Brescia. Arriva poi il mio turno: quelli con appuntamento vengono chiamati per nome e cognome allo sportello. Il funzionario di Polizia mi chiede, oltre a quanto riportato dal Ministero nell’apposito formulario, una fotocopia della mia carta d’identità, fotocopia non richiesta dalla procedura ministeriale riportata sul sito, fotocopia che, ovviamente, non avevo.

Il funzionario mi dice che “quanto riportato dal Ministero è stato scritto a Roma….” senza andare oltre e senza terminare la frase, lasciando intendere che a Brescia le procedure ce le facciamo da noi. Non disponendo della fotocopia richiesta dal funzionario, lo stesso mi dice “che mi sospende la pratica se non provvedo alla consegna della fotocopia del documento d’identità”, documento che peraltro aveva in originale innanzi a sé, che poteva verificare o fotocopiarsi, se per la Questura di Brescia fosse stato necessario. Mi dice inoltre che “la fotocopia del documento d’identità è richiesta per le necessarie verifiche, come nel mio caso….!!!”.

Anche qui interrompe la frase lasciando intendere che la mia posizione personale poteva risultare ostativa al rilascio del passaporto. Naturalmente la frase è stata sentita anche dalle persone presenti agli altri sportelli. Ovvio che a questo punto anche la mia pazienza abbia raggiunto il limite: chiedo al funzionario di Polizia allo sportello di poter disporre dei suoi riferimenti personali, mi pareva utile e doveroso evidenziare l’accaduto. Il funzionario si rifiuta di lasciarmi qualsiasi riferimento, parcheggia in un angolo la mia pratica e mi dice che “è sospesa fino a che non consegno anche la fotocopia del documento d’identità”, documento che, ripeto, aveva davanti in originale, dal quale aveva poco prima rilevato le mie generalità riportandole a sistema e certamente aveva anche letto, al punto “Segni particolari: mancante arto inferiore sinistro”.

A questo punto, di fatto allontanato, me ne vado a fare la tanto agognata fotocopia del documento d’identità, ritorno in coda, ritorno allo sportello, consegno al funzionario di cui sopra la fotocopia. Lo stesso mi rilascia apposita ricevuta per il ritiro e torna a evidenziare, verbalmente e platealmente, sempre davanti a tutti nel pieno rispetto della privacy (!), che “se non ci saranno problemi il suo passaporto sarà ritirabile entro un mese….”. Ovviamente ancora periodo di sospensione, ancora lasciando intendere che la mia posizione avrebbe richiesto particolari accertamenti, ovvio per il rilascio del passaporto, ma nei toni e nei modi adottati del tutto inutile perché riferita sventolando la bandiera della minaccia in stile repressivo imperial moscovita.

Vorrei quasi tirar delle conclusioni dopo questa telecronaca in stile giornalistico, e di ciò mi scuso con la stampa che lo sa davvero fare, ma non ne ho la forza, penso solo ai tanti profughi, che abbiamo la pretesa, la speranza, il desiderio di accogliere. Se il loro peregrinare li porta davanti a questa burocrazia, incapace di destreggiarsi senza la fotocopia di un documento d’identità, nel terzo millennio, nell’epoca del digitale, cosa sapremo mai fare per loro? Per chi non ha documenti, per chi non ha casa, per chi non ha più ne storia ne identità, cosa sapremo mai fare? Sentitamente, ma con grande dispiacere, saluto quanti hanno avuto il tempo e la pazienza di leggermi.

Paolo Pezzotti

L’utente che dà notizia di questa lettera aggiunge che la questione è stata risolta. Quando l’uomo è andato a ritirare il suo passaporto, i vari avvisi che richiedevano la fotocopia della carta di identità erano spariti adeguando in questo modo l’ufficio Passaporti di Brescia alla modulistica ufficiale richiesta dal Ministero.