PROVAGLIO ISEO – Donna morta, in carcere il compagno. Il suo avvocato: “Ancora presto parlare di omicidio”

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Dalla tarda mattinata di lunedì stanno andando avanti le indagini a Provaglio d’Iseo per decifrare la morte di Simona Simonini, 42 anni, trovata senza vita nel letto dal compagno 46enne Elio Cadei in via Regina Elena. Tra i due dal 2008 si era instaurata una relazione burrascosa, fatta di violenze e maltrattamenti che avevano portato l’uomo ad avere guai con la giustizia. Dopo che lui aveva chiesto l’aiuto dei soccorsi per la presenza del corpo inanimato della donna, è stato interrogato e condotto nel carcere di Canton Mombello con l’accusa di omicidio volontario.

Ieri è stata eseguita l’autopsia sulla salma della 42enne che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata uccisa a calci e pugni proprio dal compagno. A condurre l’inchiesta è la pm Lara Ghirardi, mentre oggi Elio Cadei viene risentito dal giudice Lorenzo Benini per l’udienza di convalida dell’arresto. Il medico legale che ha eseguito l’esame autoptico sul corpo della donna ha chiesto di svolgere ulteriori accertamenti sul sangue e sullo stomaco. Secondo quanto ha detto il 46enne agli inquirenti, i due avrebbero assunto alcol e sostanze stupefacenti domenica sera, poi non si ricorderebbe più nulla fino alla mattina successiva quando ha detto di aver visto la donna senza vita.

I vicini di casa e i famigliari parlano di una tragedia annunciata perché l’uomo spesso avrebbe picchiato la donna. L’ex moglie di Cadei lo avrebbe lasciato proprio per i maltrattamenti, mentre Simona era stata condotta in una struttura per disintossicarsi da alcol e droghe. Era già stata aggredita altre volte e nel 2010 aveva ferito l’uomo per difendersi, ma ha sempre ritirato le accuse e poi tornava dal 46enne. Chi abita nel quartiere dice che l’uomo abbia un atteggiamento aggressivo e sia volgare.

L’avvocato della donna negli ultimi tempi e dopo l’ennesima presunta violenza subito stava per presentare una querela contro l’uomo, ma è arrivato tardi. Gli inquirenti ritengono senza dubbio che si tratti di omicidio volontario, ma il legale di Cadei pensa che l’accusa sia forzata. Stando a quanto dice citando gli esiti dell’autopsia, la donna avrebbe una profonda ferita alla testa, ma non sarebbe determinante per la morte.