MARCHENO – Bozzoli, parenti Ghirardini: “Non si è suicidato”. Scorie nei forni aperti, rinviata analisi

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I parenti di Giuseppe Ghirardini, l’operaio della ditta Bozzoli di via Gitti a Marcheno e trovato morto a Ponte di Legno, in località Case di Viso, il 18 ottobre, non creano all’idea che l’uomo possa essersi suicidato. Lo scrivono con una nota che hanno inviato tramite un amico e diffusa alla stampa, scusandosi anche con i giornalisti per la secchiata d’acqua lanciata sabato scorso quando taccuini e telecamere si sono presentati sotto casa in seguito alla notizia che l’uomo fosse stato avvelenato da una capsula di cianuro.

“I parenti non accettano l’ipotesi del suicidio, se Beppe avesse voluto farla finita, da buon cacciatore, poteva provvedere in maniera diversa, senza soffrire inutilmente – si legge.- Non crediamo al suicidio sapendo che Beppe era un uomo solare, pieno di vita e non vedeva l’ora che arrivasse il Natale visto che avrebbe riabbracciato il figlio dopo 5 anni. Le telefonate intercorse infatti con la moglie avvenivano proprio per la preparazione dei documenti per far tornare in Italia il figlio. I parenti ringraziano i giornalisti per l’interessamento al caso, nello stesso tempo si scusano per la reazione avuta nei giorni scorsi, dovuta alla pressione pesante degli organi di stampa e delle tv.

Capiscono il diritto di cronaca, ma chiedono di vivere il dolore nella giusta intimità della loro famiglia”. Sul fronte delle indagini, invece, il legale dell’ex moglie di Ghirardini ha depositato alla procura di Brescia un dossier con diversi elementi che sarebbero ritenuti anomali nel modo in cui è morto l’uomo. Si cerca, quindi, di ricostruire le ultime ore dell’operaio, alla luce anche di un mistero ancora non chiarito. Dopo le numerose chiamate dal cellulare del 50enne verso la donna e alle quali non è mai arrivata risposta, la stessa sudamericana aveva inviato alcuni messaggi tramite Whatsapp. Il problema è che al telefono della donna risultano letti, ma il cellulare non era a disposizione dell’uomo in quelle ore.

Proseguono anche i controlli dei Ris di Parma sui tamponi eseguiti nell’auto abbandonata dall’operaio a poca distanza dal suo ritrovamento per cercare eventuali tracce di capelli o impronte. Intanto, alla fonderia Bozzoli, dove si continua a sondare per trovare ogni minimo elemento riconducibile all’uomo scomparso dall’8 ottobre, è stata posticipata l’analisi delle scorie estratte dai forni aperti. La temperatura ancora troppo alta non permette di eseguire le verifiche del caso.