BRESCIA – Piazza Vittoria, alcuni cittadini scrivono a sindaco e consiglio comunale. “Mettete Vittoria alata”

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Pubblichiamo una lettera aperta al sindaco di Brescia Emilio Del Bono e al consiglio comunale per un’idea su cosa mettere sopra il basamento di piazza Vittoria, in città, “orfano” del Bigio. La missiva è stata scritta dai cittadini Ombretta Angoscini, Gaetano Vizzoca e Celso Vassalini

Con la presente desideriamo esprimere la nostra viva soddisfazione per il “successo internazionale” della proposta italiana all’Onu di una forza internazionale per la tutela del patrimonio artistico e culturale in zone di crisi. Veri e propri “caschi blu della cultura” per proteggere il patrimonio artistico e culturale dell’umanità, evitando che si ripetano in futuro episodi come la distruzione dei Buddha di Bamyan nel 2001 da parte dei talebani e i ripetuti sfregi al sito archeologico della Città di Palmira degli ultimi mesi. Vorremmo presentare la nostra idea a suo tempo, proposta alla commissione istituita dal sindaco Del Bono, che riguarda il posizionamento sul basamento di piazza della Vittoria di una grande statua marmorea che svetti in piazza.

Un’effige della Vittoria Alata che possa essere realizzata grazie a un concorso di raccolta da parte dei cittadini, ad esempio con 1 euro a testa per la sua realizzazione, simbolo che racconta attraverso la sua figura millenaria la storia dell’antica Brixia. La proposta di ricavare i fondi da una colletta “è un modo per coinvolgere il maggior numero di cittadini nel progetto”. L’idea di base, d’altra parte, è proprio quella di rappresentare allegoricamente e anche geograficamente tutta l’Italia per mezzo di raffigurazioni simboliche.

Basti pensare ai gruppi scultorei del Pensiero, dell’Azione, della Concordia, della Forza, del Diritto, ai bassorilievi del Lavoro che edifica e feconda, dell’Amor Patrio che combatte e che vince, alle fontane dell’Adriatico e del Tirreno, alle statue delle Regioni d’Italia, ai mosaici della Fede, Sapienza, Pace e soprattutto alle quadrighe dell’Unità della Patria e della Libertà dei cittadini. Una statua rappresentante la Vittoria, reperto ritrovato proprio in suolo Bresciano, quale miglior simbolo può rappresentare e personificare una piazza dedicata alla Vittoria?

– Vittoria Alata, la Brixia dei romani, anche se va chiarito che non si limita a illustrare l’origine della sola città, ma racconta, per la prima volta, la grande vicenda che ha portato, tra il III e il I secolo a.C., all’unione tra la Roma repubblicana e le genti della nostra Brixia;

– Vittoria Alata è testimone e ci racconta di una vicenda che ha la forza di un’epopea;

– Vittoria Alata, una storia di scontri, ma anche di incontri di civiltà, di sopraffazione e di profonda integrazione;

– Vittoria Alata, un’epopea nella quale compaiono nomi che tutti abbiamo conosciuto sui libri di scuola: Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, ma anche di personalità che nulla hanno a che fare con campagne militari e battaglie, come quella di Catullo, il grande poeta dei carmi;

– Vittoria Alata, perché questa è una storia che, tra pace e guerra, permette di arrivare alla creazione di un nuovo modello sociale;

– Vittoria Alata, è la storia della trasformazione, o meglio potremmo dire, di modernizzazione di un grande territorio;

– “Vittoria Alata e le genti del Mondo. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.” è una grande copia della Vittoria Alata esposizione per ammirare e ascoltare ed essere abbracciati per un viaggio emotivo, per rivivere situazioni e atmosfere di quei tempi lontani, adatte a tutte le generazioni;

– Vittoria Alata, che esce dallo scrigno Santa Giulia eterno della storia di tutti i popoli, mostra a noi come incamminarsi nella memoria e sarà come uscire dal mito e dal racconto per entrare dentro la storia;

– Vittoria Alata che ci trasmette sensazioni che da quella piazza possa partire, un messaggio di buon lavoro ai “caschi blu della cultura”;

– Vittoria Alata dal suo abbraccio per trovare pace, con le altre piazze di stragi impunite;

– Vittoria Alata, per non dimenticare, ma ci indica di avere forza nel proseguire.

Il nostro pensiero vola su Primo Levi, come se la sua testimonianza andasse su molte donne e uomini, ancora una volta atta a coinvolgere tutte le generazioni, vertendo sul senso da dare a questi nostri anni di tregua e implica la consapevolezza che la nostra riconquista dell’umano, l’insediamento della vera pace, dipenda dalla profondità con cui avremo esplorato gli abissi di ieri e dalle conseguenze che ne avremo tratto. Ricordando come Primo Levi “scrive solo quando la vita lo porta a scrivere” si chiude su un apprezzamento senza esitazioni, il cui massimo interrogativo resta “quale è una vita degna dell’uomo?”. Decine di opere editoriali sono venute alla luce in questo periodo per rievocare eventi storici.

Alcune, in modo particolare, quelle di Giampaolo Pansa, cercando di capire le ragioni dei perdenti e il dramma vissuto nei giorni della Liberazione, ma molte, ancora troppe, celebrano una guerra civile, volendo ignorare le ragioni, i contenuti ideali, presenti anche nella parte perdente, pur sapendo che, per logica e per natura, quelle ragioni e quei contenuti sono insiti in tutti gli atti umani, in ogni momento della storia dell’umanità. Facendo riferimento alla Spagna franchista, possiamo considerare che vent’anni dopo la fine della guerra civile eresse e consacrò al culto degli spagnoli il monumento della Valle dei Caduti dove fraternamente sono raccolti, dimenticati gli anni del furore, i caduti dell’una e dell’altra parte, esempio che potremmo portare sul suolo Bresciano riportando in questa piazza un percorso e simbolo di riappacificazione.

Concludo con ciò che Cesare Pavese pubblicò nel 1949. “Ho visto i nostri morti, ma ho visto anche i morti sconosciuti, quelli del nemico, quelli ‘repubblichini’ sono questi che mi hanno svegliato qualcosa… Il nemico, anche vinto, è qualcuno, e dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso. Ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. Al posto di un nostro nemico potremmo essere noi e non ci sarebbe differenza. Per questo ogni guerra è una guerra civile. E diciamo, se vogliamo ritornare a sperare e vivere, pietà, pietà anche per il nemico ucciso”. Non sappiamo come verrà colta l’idea che stiamo proponendo, mi pare di essere un bambino che gioca nel tempo della propria città e di essermi divertito e stupito di ritrovare una piazza ornata da un monumento bello e insolito.

Il monumento potrebbe essere realizzato e progettato in due ipotesi: la prima dal laboratorio Rise dell’Università Statale di Brescia che ha messo a punto uno strumento in 3D in grado di riprodurre la Vittoria Alata anche in grandi dimensioni di altezza 750 centimetri, seguendo il progetto di quel lontano artista Arturo Dazzi scultore e pittore. La seconda è andare in quel di Virle, al laboratorio impregnato di arte, storia di polvere secolare dove il marmo è vivo da cinque secoli. Chiedere ai maestri Angelo e Ivan Confortini di compiere due miracoli, cioè poter creare la copia dalla Vittoria Alata e con un generoso preventivo. Lo chiede tutto il consiglio comunale, generazione della Spending review. Mica lo chiede Berardo Maggi,vescovo e signore di Brescia!